Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

957  | 
27 ottobre 2026

Quarto Anno Liceale a Rondine - Otto per Mille Storie. Associazione Rondine Cittadella della Pace

Pubblichiamo l'intervista con Noam Pupko (responsabile di progetto), Gloria e Noemi (studentesse beneficiarie delle due borse di studio) per il progetto "Quarto Anno Liceale a Rondine" dell'Associazione Rondine Cittadella della Pace, sostenuto con i fondi 8x1000 dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Il programma offre a studenti e studentesse da tutta Italia l’opportunità di frequentare il quarto anno di liceo a Rondine Cittadella della Pace, un borgo nel pieno di una riserva naturale, internazionale e interculturale a trecentosessanta gradi.
La didattica viene portata avanti seguendo i programmi ministeriali e viene arricchita da un percorso pomeridiano chiamato “Ulisse”, che cerca di guidare e accompagnare studenti e studentesse nella scoperta dei loro punti di forza e delle loro fragilità, per portarli a una maggiore consapevolezza e a conoscere tutte le sfide del mondo di oggi, per dare loro più chiavi di lettura con cui leggere la complessità del mondo.
Inoltre, vengono aiutati a ideare iniziative o progetti di impatto sociale da riportare nella propria comunità durante il quinto anno di scuola.  Non è quindi solo un'esperienza bellissima per loro, ma anche di importante restituzione al territorio e alla comunità. Qui, gli studenti non sono “consumatori” passivi di nozioni, ma attori attivi nel processo dell'apprendimento. Cerchiamo di comporre una classe rappresentativa della diversità e della ricchezza presente in ogni parte d’Italia, dentro un borgo che rappresenta “il mondo”.

Il quarto anno a Rondine ha obiettivi su larga scala. Vogliamo fornire a studenti e studentesse una serie di competenze e di strumenti per renderli più consapevoli sulle questioni sociali, per aiutarli ad agire come bravi cittadini e dare il loro contributo alla società. Inoltre, vogliamo sviluppare un nuovo prototipo di scuola - che forse risponde meglio alle necessità della società di oggi - e metterlo a disposizione della scuola pubblica italiana; le varie sezioni Rondine nelle scuole d’Italia rappresentano il tentativo di portare in tutto il Paese il modello che abbiamo sviluppato nel borgo. 1

Cosa significa concretamente "trasformare il conflitto"? Come lo si insegna a degli adolescenti?  

Con trasformare il conflitto, a Rondine, intendiamo in primo luogo iniziare a viverlo non come una minaccia, un sinonimo di violenza o aggressione, ma come un fenomeno umano, sociale e relazionale, che fa parte della nostra vita. Viverlo come una possibilità: un'opportunità di conoscere, apprendere, cambiare, confrontarsi con punti di vista diversi.
Lavorare con questo approccio significa accompagnare i nostri studenti nell'individuare e accettare i propri “conflitti” e avere degli strumenti per gestirli in maniera costruttiva, per capire come tutte le differenze che incontrano e che potrebbero generare conflitti possono dar vita, invece, a incontri generativi. Proponiamo quindi momenti di riflessione, di analisi, di sviluppo di competenze chiamate “socio-emotive” che portano al dialogo con se stessi, all’ascolto attivo all'altro, ad avere una capacità empatica e al gestire le differenze, trovando soluzioni che possono andare bene per entrambe le parti.

Cosa cambia in un ragazzo o una ragazza dopo aver vissuto un anno a Rondine e quale contributo possono dare nelle proprie comunità una volta finito questo anno “straordinario”? Ha degli esempi concreti?  

I cambiamenti sono sicuramente legati alla costruzione di una struttura interiore più solida. Dopo Rondine sono più sicuri, hanno più fiducia e autostima e un’idea più chiara su ciò che vogliono fare in futuro.
Sono capaci di instaurare relazioni significative, di chiedere aiuto – uno dei feedback che riceviamo più spesso – e di entrare in relazione con altre persone, lavorando insieme.
Vediamo un ritorno interessante anche su come stanno vivendo l'ultimo anno di scuola: più sereni, con meno ansia e stress, già proiettati verso l'università o il mondo professionale.
I genitori, poi, ci dicono che i figli tornano diversi e le dinamiche familiari si trasformano.

Ogni anno riusciamo ad accompagnare i nostri studenti a sviluppare e implementare cinque o sei progetti legati all'ambiente, alla cultura, ai giovani stessi, alla propria scuola. Ci sono tanti esempi diversi: organizzare festival culturali, creare spazi di incontri tra generazioni diverse o di scambio di vestiti usati per ridurre l’impatto della moda, lavorare sul tema dell’immigrazione.
Grazie ai progetti, l'esperienza a Rondine di studenti e studentesse ha anche un impatto a livello sociale.

Quale impatto concreto hanno i fondi 8x1000 della Soka Gakkai italiana sul progetto?   

Grazie al contributo dei fondi dell'8x1000 della Soka Gakkai italiana, che ha portato a due borse di studio che coprono il 100% delle spese (per l’anno 2026/2027 la Soka Gakkai finanzia altre quattro borse di studio, ndr) possiamo continuare a valorizzare e aiutare giovani meritevoli, anche chi non avrebbe i mezzi economici per coprire tutti i costi, a partecipare a questo progetto.

Volete raccontarci la vostra esperienza fino ad ora?

Gloria: L’esperienza a Rondine mi ha totalmente cambiata. Mi sento maturata sotto tanti punti di vista, stimolata, valorizzata. Mi piace descrivere l’anno come il percorso di creazione di un’opera d’arte, in cui io sono il pezzo di marmo. Rondine è l'artista che scolpisce questo pezzo di marmo per tirar fuori l'opera d’arte.
La vita è molto frenetica, qui impariamo a rallentare, ad andare a fondo nelle cose, a soffermarci e cogliere tutti i particolari. È molto gratificante vivere questa esperienza, siamo immersi in un bellissimo borgo a contatto con la natura, con ragazzi provenienti da paesi di tutto il mondo - per noi un arricchimento quotidiano.
Anche il rapporto tra docente e studente è molto importante, mi sento valorizzata e qui viviamo l’empatia come pane quotidiano. Il primo giorno mi sono subito sentita accolta, nonostante fossi lontana chilometri da casa.

Se dovessi raccontare quest’esperienza a un amico con tre parole, quale useresti?

Noemi: Userei le parole “conflitto”, “comunità” e “fiducia”. “Conflitto” perché è una parola fondante della nostra didattica, su cui riflettiamo molto; non conflitto inteso in modo degenerativo, ma generativo, e quindi incontro tra parti diverse.  “Comunità” perché il quarto anno è una grande comunità che non è composta soltanto dagli studenti che frequentano, ma anche da tutti i membri dello staff, dal tutor, dai ragazzi della World House, tutta la comunità che gira intorno a Rondine. E infine “fiducia” perché per me, decidere di partecipare a questo anno, è stato un grande atto di fiducia. Non avevo bene idea di ciò che avrei fatto, però sono veramente felice di aver scelto di intraprendere questa avventura, mi fido davvero dei miei compagni, del tutor, di tutti.

Ci sono stati episodi particolarmente significativi che vi hanno fatto comprendere il valore di questa esperienza? 

Gloria: L’attività “Outdoor”, a Pomaio (Arezzo). Abbiamo vissuto un’esperienza comunitaria per tre giorni, sperimentando le nostre fragilità. Sono stata coinvolta in un mio momento un po’ difficile, ma anche grazie al sostegno dei miei compagni ho capito che posso coltivare la mia fragilità e che posso permettermi di non essere sempre “perfetta”. Come dice il nostro tutor, “in qualsiasi sentimento in cui ti ritrovi, va bene così”. Questo ha dato una svolta alla mia vita!

Noemi: La giornata delle selezioni per i ragazzi che verranno a fare parte del quarto anno l'anno prossimo. Fosse per noi non andremmo mai via, perché ci troviamo davvero benissimo, ma il pensiero di poter lasciare questo grande dono che ci è stato fatto a qualcun altro ci riempie il cuore. Siamo felici di farlo, perché riconosciamo di essere stati fortunati a poter stare qui.
Sento di dover trasmettere ai ragazzi che frequenteranno i prossimi anni la gratitudine di poter studiare in un posto così e di poter essere tutti i giorni messi a confronto con i ragazzi della World House, qualcosa che mi ha arricchito dal punto di vista relazionale e dal punto di vista della consapevolezza di quanto per loro sia fondamentale confrontarsi con quello che considerano un “nemico”.

Cosa vuol dire per voi "fare pace" — non in senso astratto, ma nella vita di tutti i giorni?

Gloria: Il “fare pace” lo interpreto molto come un’attività quotidiana. A Rondine ho imparato che vuol dire prendersi cura degli altri, qualcosa che appartiene alla mia indole. A partire principalmente dall'abbraccio; secondo me, come attività quotidiana, è la chiave per portare avanti le relazioni.
Mi piace essere una persona che dà conforto, dà sostegno agli altri. Per me “fare pace” significa questo.

Noemi: Per me significa fare pace con se stessi e con gli altri, quotidianamente. Riconoscere che gli errori che vengono fatti, o che fai, vanno bene, e che sono gli stessi che ci possono far crescere. Fare pace con la propria storia è veramente fondamentale.
E significa anche prendere consapevolezza di come una persona, per quanto possa provarci, a volte può sbagliare. Fare pace è anche riconciliarsi e capire che quello che noi consideriamo “nemico” è una persona come noi.

Avete già un’idea di cosa sarà la vostra vita dopo questo anno?

Gloria: Dopo quest’esperienza affronterò sicuramente la vita con uno sguardo, una maturità e una consapevolezza diversi. A Rondine ho ricevuto gli stimoli di cui avevo bisogno, cercherò di portarli e metterli a confronto con la realtà che mi circonda in modo da apprezzarla e migliorarla.
Ho in mente di portare avanti un mio progetto di ricaduta sociale, su cui sto lavorando. Mi piacerebbe molto puntare su quei ragazzi che non si conformano alle masse, che si sentono costantemente ai margini, in modo da creare per loro uno spazio sicuro di ascolto, di dialogo e di pace con se stessi, senza la pressione sociale e senza tutte quelle dinamiche tossiche che compromettono l'emergere dei ragazzi all'interno della società.
Sono convinta di voler studiare in ambito sociale.

Noemi: Quest’anno mi ha arricchito molto dal punto di vista umanistico. Frequentando il liceo scientifico non avevo mai visto le materie umanistiche a trecentosessanta gradi, ho scoperto dentro di me questa scintilla per qualcosa che scartavo a priori senza conoscere.
Tornerò a casa con degli occhi diversi, e spero di riuscire a vivere l'ultimo anno di liceo, e le relazioni familiari, in modo diverso.
Vorrei portare un progetto di ricaduta sociale nella mia città, Quarrata, dove a causa di un’alluvione avvenuto nel 2023 la comunità si è un po' divisa. Vorrei fare delle attività nella biblioteca della città, che è stata chiusa e non è mai più stata aperta, per ripopolare un patrimonio comunitario e valorizzare il ricordo delle persone venute prima di noi.

©ilnuovorinascimento.org – diritti riservati, riproduzione riservata