Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

951  | 
24 aprile 2026

8x1000 Stories: "3 R per il Mare", rigenerare, recuperare e rispettare l'ambiente marino

3 R per il Mare, progetto a cura della Fondazione Marevivo ETS e finanziato con i fondi 8x1000 della Soka Gakkai. Nell'intervista, Mila Cataldo (responsabile relazioni esterne della Fondazione Marevivo ETS) e Massimiliano Falleri (responsabile Divisub Marevivo) parlano del progetto e delle azioni di rigenerazione, recupero ed educazione al rispetto per valorizzare e proteggere la biodiversità marina nel Golfo di Palermo

Il progetto “3 R per il Mare” si articola in tre azioni: rigenerare, recuperare e rispettare. Come si collegano queste tre fasi e qual è la visione complessiva che guida l’iniziativa?  

Mila: Il progetto mette a fuoco queste tre azioni principali: rigenerare, recuperare e rispettare, parte di una visione complessiva per guardare al futuro e proteggere il patrimonio naturale prezioso del nostro pianeta. La prima di queste “R”, il rigenerare, consiste nella riforestazione delle praterie di posidonia oceanica, una pianta marina fondamentale per tutto l'equilibrio del mare, che produce ossigeno e funge da magazzino di carbonio. Questa pianta crea delle praterie paragonabili a delle foreste marine, e per effetti anche alle foreste presenti sulla terra ferma. Quest’azione di riforestazione intende prendersi cura di un elemento importante per l’ecosistema marino e per la vita sul pianeta. 

La seconda “R” è invece legata al recupero ed è mirata al tema dell’inquinamento, in particolare su quello dei fondali, dove spesso sono presenti pneumatici illegalmente abbandonati nel mare e che finiscono per stratificarsi. Sono pericolosi per la vita dei fondali e per tutti gli organismi bentonici, oltre che fonte gravissima d’inquinamento, dato che col tempo tendono a frammentarsi e diffondere microparticelle nel mare. 
Da questi pneumatici recuperati è possibile ricavare un granulato polverino di gomma, impiegabile nell’edilizia e negli arredi urbani. L'utilizzo di queste risorse, è importante per portare a pieno compimento il ciclo del recupero.  

Infine, la terza “R” è il rispetto, un’ azione che parte dall'educazione, dalla sensibilizzazione, per una conoscenza che deve essere diffusa ad ampio raggio e coinvolgere il maggior numero possibile di persone. A partire dalle azioni di ciascuno di noi, dall'azione dei singoli, si possono avere degli interventi corali che ci portano ad avere il rispetto del mare, elemento essenziale per la vita sul pianeta.

Perché le praterie di posidonia sono così cruciali per la salute del Mediterraneo e per la lotta al cambiamento climatico? Come si svolge concretamente la riforestazione?  

Massimiliano: La posidonia oceanica si comporta esattamente come una pianta terrestre, è endemica del Mediterraneo e dunque caratteristica dei nostri mari. Funge da “nursery” per tantissimi organismi: riesce a contenere il 25% della biodiversità presente sul fondale. Purtroppo, ne perdiamo una quantità (grande quanto un campo di calcio!) ogni trenta minuti; è fortemente minacciata dalle azioni dell'essere umano e dall’innalzamento delle temperature.  
Come tutto il mare, è fondamentale perché contribuisce a darci una buona parte dell'ossigeno che respiriamo costantemente: per questo, è importante preservarla, studiarla, monitorarla e anche ripiantarla. 

Per farlo, come parte del nostro progetto, abbiamo utilizzato un sistema specifico che ci ha permesso di installare le talee (prese da un sito donatore) nelle aree individuate, permettendo a queste di aderire al substrato; nel tempo di anni, dove avverrà un monitoraggio incluso nel progetto, queste piante attecchiranno al substrato, mentre il materiale utilizzato per l’installazione si deteriorerà. Questo consente di evitare grandi interventi e intervenire chirurgicamente, attraverso un sistema che, dal nostro punto di vista, dà migliori risultati. 
Rivedere un fondale ripopolato, far tornare nuova vita in zone prima deserte, è un'emozione incredibile. 

Che impatto hanno i pneumatici abbandonati sull’ecosistema marino e quali difficoltà comporta recuperarli?  

Massimiliano: L'impatto è elevato, in quanto rifiuti e oggetti “alieni”, che lì non dovrebbero starci. La rimozione è sempre molto complicata; l’attenzione per la sicurezza, la salvaguardia, degli operatori e dell'ambiente è sempre al primo posto.  
Per l’estrazione di questi grandi pneumatici di camion, riempiti di detriti nel corso del tempo, abbiamo lavorato sott'acqua tramite un pontone e l’azione di operatori su banchi specializzati, tutti giovanissimi.  

La cosa bella è stata anche coinvolgere i giovani e dare loro l’opportunità di vedere che un lato del loro lavoro (identificare questi pneumatici, imbragarli e svuotarli, e poi piano piano con attenzione portarli in superficie tramite un pontone o una gru) può essere di carattere ambientale. Il lavoro, anche se a bassa profondità, è stato comunque molto lungo e ha richiesto diverse giornate di lavoro. I subacquei, sempre in due nella squadra, cercavano di gestire la sicurezza nella maniera migliore, mentre grazie al supporto di EcoTyre gli pneumatici sono stati avviati al corretto smaltimento, con la possibilità di avere un'altra vita.  

Una parte importante del progetto è dedicata all’educazione ambientale con gli studenti. Che tipo di cambiamento sperate di generare nei ragazzi e nella comunità locale attraverso queste attività?  

Mila: L'azione educativa è davvero importante perché riesce a far cambiare paradigma e prospettiva. Noi cerchiamo di favorire una conversione culturale, per creare un legame col territorio e, attraverso il suo apprezzamento, arrivare a comportamenti più virtuosi, rispettosi e all’avvio di pratiche sempre più sostenibili. Agendo su giovani e giovanissimi, è più facile: loro sono i cittadini di domani.  

In questo senso, il progetto ha previsto dei laboratori di educazione ambientale per ragazzi e ragazze nei quali, con l’utilizzo di un’aula immersiva, si sono potuti esplorare virtualmente i fondali delle aree marine siciliane, inclusa l’area marina protetta Capogallo – Isola delle Femmine. Un modo per sensibilizzare, diffondere conoscenza, instaurare un legame sempre più stretto col territorio. 
Inoltre, per fronteggiare sfide quali la crisi climatica e il forte inquinamento, Marevivo ha creato degli opuscoli che hanno contribuito a diffondere consapevolezza ambientale e la sensibilizzazione su questi temi. 

Quale impatto concreto hanno i fondi dell’8x1000 della Soka Gakkai italiana sulle attività e sui servizi offerti dal progetto?  

Mila: I fondi del’8x1000 della Soka Gakkai italiana sono stati fondamentali per poter consentire al progetto di estrinsecarsi. L’azione “rispettare”, terminata a maggio 2025, ha visto partecipare ai laboratori dodici istituti superiori di Palermo e provincia, quaranta classi, più di settecento studenti e circa sessanta docenti. 
Questo percorso evolutivo è stato molto importante per i ragazzi, perché crea consapevolezza sull’importanza dell’ambiente e della natura, ma al tempo stesso crea una nuova aderenza con il territorio, anche dal punto di vista di prospettive lavorative.  

I fondi, inoltre, sono stati importanti per attuare l’azione di “rigenerazione” del progetto, dove in 100 metri quadrati sono stati piantati circa 2400 fasci di posidonia, che hanno attecchito (come verificato dai nostri biologi) in una percentuale molto alta. Dopo dodici mesi dall’impianto, i risultati indicano che l’88% delle talee sono sopravvissute agli stress dovuti al taglio, alla manipolazione e al reimpianto; non sono state osservate talee morte, mentre quelle distaccate sono risultate pari al 12%. Le talee hanno cominciato a radicare, raggiungendo nel primo anno una percentuale d’attecchimento del 65%. Una volta a regime, parte di posidonia oceanica che è stata riforestata porterà a riavere un accumulo di 8 tonnellate di CO2. 

Dal punto di vista del “recupero”, invece, è stato possibile recuperare 116 pneumatici (più del 16%), circa 10 tonnellate. L’intervento è terminato a ottobre 2024. 

Potrebbe condividere un episodio particolarmente significativo che ha vissuto nel contesto del progetto?  

Massimiliano: Un episodio che mi ha colpito, e che ancora mi emoziona, è collegato ai giovani che hanno lavorato con noi, che normalmente lavorano nelle acque portuali. Gli abbiamo insegnato degli aspetti ambientali che loro non avevano mai considerato, perché sono abituati a fare lavori subacquei altamente industriali.  
Un ragazzo, riemergendo da un turno di operazione, mi ha detto: “non pensavo che tutti gli insegnamenti, gli addestramenti avuti in precedenza potessero essere utili per fare questo tipo di lavoro”. 
Aver dato l'opportunità a questi ragazzi di essere coinvolti e vedere ciò che prima vedevano deserto cominciare a essere di nuovo vivo, è la più grossa soddisfazione che possiamo avere noi tutti nel lavoro e di impegno comune. 

©ilnuovorinascimento.org – diritti riservati, riproduzione riservata