Come erede della missione del mio maestro, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda (1900-1958), ho sempre considerato l'abolizione delle armi nucleari una questione di cruciale importanza. L'ho sottolineato in più occasioni, anche durante gli incontri che ho avuto con intellettuali e leader politici nel corso degli anni. L'8 settembre 2009 ho pubblicato una proposta dal titolo Costruire una solidarietà globale per l'abolizione del nucleare (Buddismo e società, n. 138, pp. 29-57) per commemorare la dichiarazione pronunciata oltre cinquanta anni fa dal mio mentore a favore dell'eliminazione di queste armi apocalittiche.
Le armi nucleari incarnano gli impulsi negativi più profondi che si siano mai insinuati nel cuore umano nel corso della storia della nostra specie. Il compito di eliminarle è carico di grandi difficoltà ed è irrealistico aspettarsi facili e rapidi progressi. Come ha osservato il presidente Obama durante il suo discorso di accettazione del premio Nobel per la pace: «La nonviolenza praticata da uomini come Gandhi e King può non essere praticabile o possibile in ogni circostanza, ma l'amore che essi hanno predicato e la loro fede nel progresso umano devono essere la stella polare che ci guida nel nostro viaggio».1
Gandhi diceva: «Il bene cammina a passo di lumaca»,2 perciò è fondamentale mantenere sempre un approccio flessibile e perseverante. Bisogna evitare di dare giudizi affrettati sulle singole decisioni politiche prese allo scopo di perseguire obiettivi più grandi, perché si corre facilmente il rischio di vedere deluse le proprie aspettative. Spero che la comunità internazionale raccolga la sfida e lavori per affrontare le difficoltà che si presentano avendo sempre presente l'ideale che intende raggiungere. […] Gli orrori di Hiroshima e Nagasaki hanno definitivamente minato la fede nel progresso, messa già a dura prova dai tragici accadimenti dei primi decenni del ventesimo secolo. L'incubo scatenato dallo sviluppo delle tecnologie nucleari è la prova lampante degli immensi pericoli generati dall'incontro delle conoscenze tecniche più avanzate con l'intelletto e il desiderio insaziabile, compreso quello di dominare gli altri che il Buddismo definisce mondo di Collera.
Nel corso del dialogo che ho avuto con Joseph Rotblat (1908- 2005), fisico nucleare e attivista per la pace, egli mi ha raccontato il senso di disperazione che lo assalì quando ebbe la notizia che su Hiroshima era stata sganciata una bomba atomica. In effetti pochi altri eventi hanno gettato sul futuro dell'umanità ombre così buie di nichilismo, di annullamento di ogni valore. […] Se vogliamo lasciarci alle spalle l'era del terrore nucleare dobbiamo combattere contro il vero "nemico". Quel nemico non sono le armi nucleari in quanto tali, né gli stati che le possiedono o le costruiscono. Il vero nemico da affrontare è il modo di pensare che le giustifica: l'esser pronti ad annientare gli altri qualora li avvertiamo come una minaccia o un ostacolo per la realizzazione dei nostri scopi. (BS, 140)
627 |
8 agosto 2025
Verso un mondo libero dalle armi nucleari
In questa settimana in cui ricorrono gli anniversari dei bombardamenti nucleari su Hiroshima e Nagasaki, pubblichiamo un estratto dalla Proposta di pace del 2010 di Daisaku Ikeda, pubblicata su Buddismo e Società 140

Contenuto riservato agli abbonati
©ilnuovorinascimento.org – diritti riservati, riproduzione riservata