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Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

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23 agosto 2023

Qual è il tuo desiderio più grande?

Nello sforzo di raggiungere i nostri desideri siamo in grado di sperimentare la Buddità, la felicità assoluta che esiste nella nostra vita. Il maestro Ikeda ci incoraggia a stabilire obiettivi chiari e a sforzarci al massimo per realizzarli, ampliando la nostra vita fino ad abbracciare desideri grandi e nobili

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Il Buddismo insegna il principio secondo cui "le illusioni e i desideri sono illuminazione".
Tutti noi abbiamo dei desideri, si può dire che finché c’è vita ci sono desideri.
Tuttavia, il desiderio può derivare da una mancanza e questo genera sofferenza.
Alla luce di questo legame tra sofferenza e desiderio, gli insegnamenti buddisti provvisori prevedevano l’estinzione dei desideri come unico mezzo possibile per diventare felici.
Nichiren Daishonin invece ribalta questa visione, affermando che non solo è impossibile eliminare i desideri, ma che essi sono fondamentali per conseguire la Buddità. Secondo il principio per cui “le illusioni e i desideri sono illuminazione”, è proprio bruciando la legna delle illusioni e dei desideri che otteniamo la fiamma della felicità.
Come? Attraverso il Daimoku. Grazie alla recitazione di Nam-myoho-renge-kyo tutti i problemi e le sofferenze si convertono in energia per la felicità, in combustibile per avanzare, in occasione per fare emergere tutto il nostro potenziale.
Avere fede nel Buddismo del Daishonin vuol dire avere la possibilità di trasformare anche la peggiore sofferenza nella più grande felicità e di trasformare i problemi in fonte di crescita e di realizzazione.
Senza dubbio una vita dominata completamente dai desideri e dagli istinti è infelice. Chi vive in questo modo non è in grado di costruire un’identità libera e forte, ma sarà sempre in balìa delle circostanze mutevoli.
Il Buddismo del Daishonin ha lo scopo di rendere le persone libere dalla sofferenza. Questo non significa che dobbiamo estinguere i nostri desideri, piuttosto liberarci dall’attaccamento a essi, cioè dalla convinzione che potremo sentirci realizzati solo quando otterremo ciò che desideriamo. Recitando Daimoku potremo sperimentare uno stato vitale di assoluta felicità e libertà mentre perseveriamo fino in fondo nel realizzare i nostri obiettivi.
È innegabile, inoltre, che i desideri costituiscano la motivazione di gran parte delle nostre azioni. E praticando il Buddismo ci rendiamo conto di come la nostra vita sia profondamente legata al nostro ambiente. I nostri desideri hanno quindi un impatto anche nella realtà.
Ad esempio, il desiderio di costruire una vita migliore può portarci naturalmente ad assumere un comportamento che contribuisce a costruire una società migliore; così come, al contrario, il desiderio di possedere tutto è la radice di ogni guerra.
Guardando i nostri desideri, perciò, si può capire quanto stiamo volgendo la nostra vita verso il massimo valore. Spiega il presidente Ikeda:

«Il desiderio è una funzione intrinseca della vita e in ultima analisi non si può estinguere il desiderio senza estinguere la vita stessa. Il desiderio non è quindi qualcosa di necessariamente dannoso, ma ha piuttosto una valenza neutra in quanto possiede il potenziale sia di nuocere sia di giovare all’esistenza umana. Ciò che conta non è perciò sopprimere i desideri, bensì controllarli ed elevarli, indirizzandoli verso il proprio miglioramento e il raggiungimento dell’Illuminazione» (I misteri di nascita e morte, pagg. 205)

Nello sforzo di raggiungere i nostri obiettivi siamo in grado di sperimentare la Buddità, la felicità assoluta che esiste nella nostra vita.
Per questo il maestro Ikeda ci incoraggia a stabilire obiettivi chiari e a sforzarci al massimo per realizzarli. La fede è la strada più sicura e veloce per rendere tutto questo possibile. Infatti scrive:

«Quando i nostri desideri si basano sulla fede, possiamo utilizzarli come carburante per la nostra Illuminazione, arrivando ad esempio a sviluppare il desiderio di migliorare il nostro paese o di realizzare la pace mondiale, che sono desideri nobili» (NRU, 6, 236)

Il punto quindi è utilizzare i desideri per diventare felici e migliorare come esseri umani. E, sperimentando la prova concreta che deriva dalla pratica buddista, indirizzare la nostra vita verso nobili desideri che possano migliorare la società e portare felicità non solo a noi stessi ma a tutte le persone.


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