Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

28 febbraio 2024 Ore 12:55

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Ognuno di noi può fare la differenza

8×1000

Abbiamo intervistato alcune rappresentanti della ONG ACRA nell’ambito del progetto “Climate change? We act the change” finanziato per il secondo anno con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.
Lo scopo del progetto è accompagnare le giovani generazioni a rafforzare la propria coscienza ambientalista e il ruolo di protagonista nel proporre soluzioni concrete per contrastare il cambiamento climatico

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Quanto è in continuità il nuovo progetto con il progetto “Climate Change? Claim The Change!” recentemente conclusosi?

Risponde Dolma Bornengo, responsabile Partnership e Fundraising di ACRA

Il primo progetto “Climate Change? Claim the Change!” sostenuto con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato realizzato nell’immediato contesto post pandemico e rispondeva all’urgenza dei giovani di incontrarsi, motivarsi e mettersi in rete rispetto ai temi legati ai cambiamenti climatici e alla coscienza ambientale.
Il nuovo progetto raggiunge gli stessi gruppi, in più regioni italiane: docenti, studenti e giovani attivisti e attiviste, e lo fa rinnovando le metodologie che abbiamo trovato efficaci nell’esperienza maturata con la scorsa edizione.
Grazie ai corsi per docenti forniamo innovazioni didattiche, strumenti e metodologie, per aiutarli a trasmettere i concetti legati al cambiamento climatico e alla tutela ambientale. La loro formazione è molto importante perché ognuno gestisce più classi a cui trasmetterà quanto raccolto.
Nel lavoro con gli studenti trasmettiamo loro metodi pratici per ridurre il proprio impatto ambientale nelle attività quotidiane. Il tutto attraverso metodologie di didattica inclusiva e innovativa, come il teatro o l’outdoor education.
L’ultimo gruppo a cui si rivolge il progetto è quello dei giovani attivisti. Grazie al lavoro con loro raccogliamo le buone pratiche ed esperienze territoriali che affrontano il concetto di cambiamento climatico a partire dalla piccola scala. È stato istituito il bando “sfide ambientali” che ci ha consentito di mappare, da nord a sud, più di 100 realtà di giovani riunitisi in associazioni che affrontano ciascuno con il proprio punto di vista e approccio il contrasto ai cambiamenti climatici.
Anche in questa edizione ci sarà un momento finale, un campus residenziale, che permetterà ai giovani di incontrarsi e mettere in rete le proprie esperienze e buone pratiche. Tutto questo crea massa critica e rafforza sia la motivazione, sia l’impatto delle proprie soluzioni ambientali.
Con la prima edizione del progetto abbiamo formato oltre 100 docenti, raggiunto più di 1400 studenti e accompagnato 140 giovani su scala nazionale nell’attuare le loro soluzioni ambientali.
Il nuovo progetto si propone di rinnovare questi obiettivi e risultati con la formazione di oltre 100 docenti, arrivare ad ancora più studenti e coinvolgere i giovani attraverso un nuovo bando
“Sfide ambientali” raggiungendone circa 150.
Le persone che vengono coinvolte in maniera indiretta nel progetto sono molte di più: l’impatto di ogni attività avrà a cascata un beneficio sulle comunità in cui si realizzano.

C’è un messaggio che desidera dedicare ai giovani che hanno perso la speranza di poter agire per contrastare la crisi climatica o vivono una situazione di forte ansia legata al futuro del pianeta?

Quello che vorrei dire ai giovani, a nome di ACRA, è di confrontarsi con i propri coetanei che stanno già facendo molto per contrastare i cambiamenti climatici, affrontando le cause e le soluzioni che possono essere messe in atto. Grazie al bando “Sfide ambientali” abbiamo raccolto numerose proposte di piccole associazioni e gruppi giovanili che stanno già facendo molto su piccola scala.  È bello vedere cosa ognuno di noi può fare, insieme agli altri, per tutelare quotidianamente l’ambiente e ridurre il proprio impatto. Quindi ciò che noi consigliamo è di partire dal proprio territorio e impatto locale, per sviluppare su piccola scala la consapevolezza che ognuno di noi può fare la differenza!

Il progetto è finalizzato ad accompagnare le nuove generazioni nell’acquisizione e nel rafforzamento di una coscienza ambientalista e del proprio ruolo da protagonisti per contrastare il cambiamento climatico.
Cos’è per ACRA l’educazione alla cittadinanza globale e in che modo può contribuire alla formazione delle nuove generazioni?

Risponde Giulia Zivieri, Coordinatrice Area Educazione – Settore Italia Europa in ACRA

L’educazione alla cittadinanza globale è un approccio che mette al centro le persone come protagoniste del cambiamento, partendo dalla realtà che le circonda e mantenendo al contempo un’attenzione all’interdipendenza a livello globale.
Con ACRA cerchiamo di tradurre l’educazione alla sostenibilità ambientale per i ragazzi e le ragazze in una proposta in cui loro siano davvero protagonisti del cambiamento in prima persona, guardando cosa possono fare a livello territoriale e sapendo che i loro comportamenti e il loro agire a livello locale hanno un significato a livello globale. 
In questo modo il cambiamento del singolo, i comportamenti individuali, vengono inseriti in un sistema più ampio che riguarda le politiche e l’essere cittadini e cittadine attive. In tal modo i giovani vengono aiutati a scoprire quali competenze e conoscenze possono arricchire e implementare per migliorare sempre di più, guardando al futuro.

Una parte del progetto riguarda i corsi per docenti su agroecologia e su metodologie innovative collegate agli Obiettivi di sviluppo sostenibile che renderanno i docenti autonomi nel proporre percorsi di avvicinamento a queste. Quale impatto prevedete che avranno queste azioni?

I nostri corsi non hanno solo l’obiettivo di fornire conoscenze e dare informazioni, ma di supportare i docenti e le docenti offrendo strumenti per arricchire la propria didattica a partire dal curriculum standard di cui già si occupano quotidianamente.
Il fulcro dei corsi è la sostenibilità ambientale, l’agroecologia, e l’obiettivo è riuscire ad affrontarla in maniera trasversale, interdisciplinare.
I percorsi scolastici si sviluppano sia in modo verticale per accompagnare gli studenti nella crescita dal primo all’ultimo anno del ciclo di studi, sia in modo orizzontale tra le varie discipline.
Nei nostri corsi, i docenti mettono a confronto le loro esperienze e buone pratiche, soprattutto nell’ottica di intrecciare ciò che avviene dentro la scuola con l’esterno.
Parliamo di comunità educante quando ci chiediamo cosa può offrire il territorio alla scuola, cosa la scuola sta costruendo insieme ai propri studenti e studentesse e che contributo può portare al territorio.

Quanto è importante favorire una rete tra i giovani attivisti e condividere buone pratiche già in atto nei territori?

Risponde Elena Muscarella, Project Manager – Programmi Italia-Europa in ACRA

La messa in rete di associazioni giovanili che promuovono iniziative di sostenibilità ambientale a livello locale è molto importante e strategico, perché può aiutare a influenzare le politiche a livello locale.
Nella nostra esperienza, abbiamo visto che molto spesso le ragazze e i ragazzi propongono iniziative puntuali legate a bisogni reali, che nascono dalla volontà di produrre un cambiamento sul proprio territorio e migliorare situazioni sulle quali spesso c’è poca consapevolezza da parte degli altri attori.
È fondamentale avere un atteggiamento di ascolto nei loro confronti, facilitando la possibilità di conoscersi reciprocamente e mettersi in rete. Nei territori, anche se differenti per situazione geografica, per contesto sociale o localizzazione, vengono proposte iniziative molto simili in termini di obiettivi da raggiungere.

Nell’ambito del progetto può condividere una testimonianza particolarmente significativa?

Grazie al supporto dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai abbiamo potuto sostenere un’iniziativa che per noi è particolarmente innovativa in termini di incisività, che è quella dell’Associazione Cosmonauti di Piacenza. È un’associazione giovanile che nasce per far dialogare due mondi che apparentemente sembrano lontani: l’agricoltura e l’inclusione sociale di persone con disturbo dello spettro autistico.
L’associazione ha preso in carico la gestione di uno spazio che prima era abbandonato ora adibito a orto comunitario, grazie anche al supporto del Comune di Piacenza. In poco tempo il progetto di agricoltura sociale è diventato un progetto di educazione diffusa per le scuole del territorio.
Nell’orto, infatti, l’Associazione propone anche dei laboratori didattici per bambini e bambine della scuola primaria, creando così dei ponti tra scuola e territorio.

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