Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

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29 maggio 2026

Nessuna donna è sola

La violenza di genere è un fenomeno pervasivo e radicato nella nostra società, una piaga dolente che il progetto “Violenza Stop”, sostenuto con i fondi 8x1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, cerca di contrastare realizzando dei percorsi di tutela, protezione e autonomia per le donne vittime di violenza insieme ai propri figli e figlie. Per comprendere più a fondo questo importante progetto abbiamo intervistato Mariasole Rizzi, Referente delle Case Rifugio del progetto e Guendalina Cragnolini, Operatrice delle Case Rifugio

Mariasola Rizzi, Referente delle Case Rifugio
“Violenza Stop” è un progetto sostenuto dai fondi 8x1000 dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e ha permesso alla nostra area di contrasto alla violenza di genere di sviluppare servizi e attività e quindi nuove opportunità per donne e figli minori che hanno vissuto un'esperienza di violenza all'interno della loro relazione affettiva e hanno scelto di interromperla chiedendo protezione e sicurezza. 
Il progetto si sviluppa attraverso tre aree principali: l'avvio della quarta Casa Rifugio con un obiettivo di sicurezza e protezione; progetti di inserimento socio-lavorativo per le donne accolte nelle nostre strutture; la creazione di attività e uno spazio per i bambini e le bambine accolte nelle nostre case offrendo una risposta a un bisogno specifico che è quello di rielaborare alcuni vissuti legati alle esperienze del contesto domestico. 

Mariasole Rizzi
La quarta Casa Rifugio è Casa Lydia e ha un nome che abbiamo scelto in relazione alla possibilità di valorizzare e ricordare un'altra donna che per noi rappresenta una parte dei percorsi di emancipazione e di autodeterminazione delle donne. Tutte le nostre Case Rifugio sono dedicate a donne significative nella storia dell'emancipazione femminile. Abbiamo Franca Viola con la nostra Casa Viola, dedicata alla prima donna ad aver detto no al matrimonio riparatore. Abbiamo Casa Adele, dedicata ad Adele Bei, una delle nostre madri costituenti che ha combattuto per vedere riconosciuti i diritti delle lavoratrici e quindi un aspetto centrale anche per i nostri percorsi di accoglienza e di fuoriuscita dalla violenza. Abbiamo Casa Elena che è dedicata a Elena Lucrezia Corner Piscopia che è la prima donna ad essersi laureata nella nostra città, Padova, per restituire importanza alla cultura e all'istruzione fondamentali per rispondere a un fenomeno strutturale e con radici culturali come quello della violenza di genere, che necessita di essere affrontato anche attraverso una formazione culturale. E poi abbiamo Casa Lydia. Casa Lydia abbiamo deciso di dedicarla a Lydia Huayllas, una donna boliviana che insieme ad altre donne ha deciso di scalare le vette della Bolivia. E per noi questa scelta rappresenta quello che è il percorso di fuoriuscita dalla violenza, un percorso che spesso può essere in salita, che alle volte è lungo, è faticoso, non deve essere affrontato sole ma insieme ad altre donne. Ma per noi rappresenta anche la possibilità di raggiungere una vetta e quindi avere un panorama nuovo e diverso, nuove opportunità di autodeterminazione e libertà.

Guendalina Cragnolini, Operatrice delle Case Rifugio 
La prima cosa che le proponiamo è tempo, tranquillità e calma, perché le donne vengono da situazioni in cui hanno subìto diverse forme di violenza e questi vissuti possono comportare non solo dolore, ma anche tanta confusione in merito al cambiamento che è appena avvenuto. Poi nei primi giorni ci soffermiamo sulla sicurezza e sulla protezione; quindi, aiutiamo la donna ad interrompere i contatti con la figura che ha agìto violenza, e anche interrompere i contatti con altre persone che possono essere ancora in contatto con chi ha agìto violenza e in qualche modo far saltare la sicurezza e la protezione, come l'indirizzo segreto dell'abitazione della donna. Sicuramente le donne interrompono non solo la relazione violenta, ma anche altri legami che avevano prima, la loro routine, il lavoro, quindi c'è un grande cambiamento. Nei primi giorni accompagniamo la donna anche a conoscere il nuovo quartiere, a orientarsi sia nel nuovo paese, ma anche nei servizi. Proprio con questi servizi creiamo una rete di supporto attorno alla donna e insieme a loro costruiamo un progetto specifico focalizzato sulle esigenze di ognuna. Infine, aiutiamo la donna a orientarsi nei procedimenti penali e civili che possono essere non solo molto lunghi ma anche molto complessi.

Mariasole Rizzi
I progetti di accoglienza e di protezione hanno un tempo che non è standardizzabile, tutti i progetti sono personalizzati e vanno costruiti sulla base dei bisogni, delle singole situazioni delle donne e dei minori che accogliamo. I percorsi di accoglienza sono percorsi di protezione e di sicurezza ma anche di accompagnamento verso nuove opportunità per realizzare il proprio progetto di autonomia. 

Guendalina Cragnolini
Quando ci immaginiamo una donna che ha subìto violenza dobbiamo pensare che spesso arriva nelle Case Rifugio con bambini e bambine che possono non solo aver visto ma anche subìto violenza. Le donne non solo compiono la difficile scelta di allontanarsi dalla propria casa e partner, ma anche di portare con sé i figli e figlie. Per questi bambini abbiamo pensato di offrire dei servizi specifici. Sicuramente aiutiamo le madri ad aiutare i bambini; quindi, la madre rimane sempre la figura principale di riferimento. Noi sosteniamo le madri nell'iscrizione scolastica nel nuovo territorio, nel trovare attività extrascolastiche in modo che anche i bambini e le bambine possano costruirsi una nuova routine che sia il più possibile serena e stabile anche attraverso il contatto con coetanei. Quando è possibile attiviamo anche un supporto psicologico per bambini e bambine che hanno subìto violenza assistita. Se ne occupa una nostra collega, psicologa e psicoterapeuta creando uno spazio dove i bambini possono portare i propri bisogni, ma anche i propri vissuti e cercare di elaborarli in un luogo protetto.

Guendalina Cragnolini
Nella maggior parte delle nostre Case Rifugio e anche in Casa Lydia convivono diversi nuclei familiari formati dalla donna e dai propri figli o figlie. Come ogni tipo di convivenza questo può non essere sempre facile, ma cerchiamo di facilitare la creazione di uno spazio di collaborazione. Capita molto spesso nelle nostre case che le donne si aiutino e si creino delle nuove reti di sostegno tra le donne attorno alle donne.

Mariasola Rizzi 
Il percorso con le donne che accogliamo è caratterizzato innanzitutto da una relazione di fiducia che viene costruita con le operatrici. Siamo un'équipe multidisciplinare formata nell'ambito del contrasto alla violenza, dove alla base c'è la relazione, c’è l'ascolto e c'è l'incontro tra quelli che sono i bisogni e le possibilità che poi all'esterno si possono individuare. È un lavoro anche di équipe, è un lavoro di rete con altri servizi, con i centri antiviolenza, con i servizi sociali e i servizi specialistici, perché la violenza è un fenomeno complesso che non può essere affrontato da sole, ma necessita di molte figure che possano essere di supporto e di accompagnamento alle donne.

Guendalina Cragnolini
Quello che mi ha motivato e mi motiva è di poter agire personalmente sul fenomeno della violenza di genere e della violenza maschile contro le donne, che è così pervasivo nella nostra società. Pensando invece a ciò che mi sostiene quotidianamente mi vengono in mente due cose: la formazione continua e il lavoro in équipe. Il fenomeno della violenza di genere è molto complesso e tocca tutte le sfere della vita della donna. Per questo è importante formarci costantemente per non rimanere in superficie. Questo ci aiuta anche a farci carico di ogni singola situazione, perché ogni donna è diversa e ogni situazione è diversa. Per quanto riguarda il lavoro in équipe è molto importante perché molte storie possono essere intense e talvolta ci troviamo a supportarci a livello emotivo tra di noi. Lavoriamo in équipe sia tra di noi ma anche con i servizi del territorio e questo ci aiuta a non sentirci sole di fronte al fenomeno della violenza di genere. Quando entrano nelle nostre Case Rifugio le donne capiscono di non essere sole. Nessuna di noi lo è.

Mariasole Rizzi
I fondi dell’8x1000 dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai hanno permesso di avviare Casa Lydia, la quarta Casa Rifugio, e quindi aumentare la risposta ai bisogni e alle segnalazioni che quotidianamente arrivano e di rispondere al bisogno di garantire protezione e sicurezza a donne e nuclei familiari. Ma non è solo questo, ha anche dato la possibilità di aumentare la qualità del servizio che offriamo, di sperimentare delle attività, dei progetti nuovi come quello rivolto ai bambini e alle bambine accolte nelle Case Rifugio e ha reso possibile e concreto un nuovo pezzetto per questo cambiamento possibile che è la vita di persone, di donne e bambini che cercano un futuro diverso.

Guendalina Cragnolini
Il fenomeno della violenza maschile contro le donne è molto complesso e molte persone tendono a pensare che solo alcune persone possano subire violenza, che solo determinate categorie di uomini possano agirla. Questo è stata confermato da numerose ricerche sia in contesto italiano che europeo. La violenza di genere va a toccare tutte le fasce d'età e di classe ed è un fenomeno molto, molto pervasivo. Inoltre, molte persone possono anche sviluppare una sorta di distanziamento da certi argomenti perché pensano non tocchino la propria famiglia, le proprie relazioni. Sicuramente la violenza di genere può raggiungere livelli estremi ma a volte è veicolata anche attraverso commenti sessisti o forme più subdole e sottili di violenza. Ciò che proponiamo è di farsi carico di questa tematica, noi la affrontiamo nelle Case Rifugio ma ognuno e ognuna può farsene carico in modo diverso, nel proprio piccolo parlando con le persone, facendosi domande su come agiamo, parliamo di questo argomento, così da affrontare questo fenomeno in modo collettivo e pervasivo nella società.

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