Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

16 aprile 2024 Ore 09:09

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L’infinito potenziale della vita

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In cosa consiste la pratica del Buddismo di Nichiren Daishonin?

Ogni giorno, mattina e sera, recitiamo Nam-myoho-renge-kyo, il Daimoku, e due parti del Sutra del Loto davanti al Gohonzon, il nostro oggetto di culto, iscritto da Nichiren Daishonin per il bene di tutta l’umanità.
Ci impegniamo inoltre per approfondire la comprensione del Buddismo attraverso lo studio dei princìpi e degli scritti del Daishonin (Gosho), e questo ci permette di rafforzare la fede.
Noi pratichiamo per la felicità nostra e degli altri. Praticare per gli altri, ovvero recitare Nam-myoho-renge-kyo per la loro felicità, condividere i benefici della pratica buddista e sostenerli nel loro percorso di fede, è fondamentale per superare i nostri limiti e il nostro piccolo io, ed è fonte di gioia e buona fortuna.

Cos’è la Soka Gakkai Internazionale?

La Soka Gakkai Internazionale (SGI) fu fondata il 26 gennaio 1975 e attualmente conta oltre 12 milioni di membri in 192 nazioni e territori del mondo. Il suo obiettivo è creare una società pacifica che valorizzi ogni persona attraverso la diffusione del Buddismo di Nichiren Daishonin, con lo scopo di contribuire alla pace, alla cultura e all’educazione.

Presidente della SGI è Daisaku Ikeda, che ha dedicato la vita alla diffusione della pace e dell’empowerment individuale su scala globale fondando scuole, università e istituzioni per promuovere la cultura e gli scambi tra i popoli. Secondo Ikeda la chiave per una pace duratura e per la felicità di tutti gli esseri umani sta nella trasformazione personale, come scrive all’inizio del suo romanzo La rivoluzione umana: «La rivoluzione umana di un singolo individuo contribuirà al cambiamento nel destino di una nazione e condurrà infine a un cambiamento nel destino di tutta l’umanità».

Cos’è l’Istituto buddista italiano Soka Gakkai?

L’Istituto buddista italiano Soka Gakkai (IBISG) riunisce in Italia coloro che praticano il Buddismo di Nichiren Daishonin e che si riconoscono nei princìpi e negli scopi della Soka Gakkai, fondata in Giappone nel 1930 da Tsunesaburo Makiguchi e Josei Toda, il primo e il secondo presidente.
L’IBISG si è costituito in Ente religioso il 27 marzo 1998, ed è stato poi riconosciuto con DPR del 20 novembre 2000. Il 27 giugno 2016 ha realizzato l’Intesa con lo Stato italiano.

Per altre informazioni:
www.sgi-italia.org

La felicità è una condizione interiore

Come va vissuta la vita? Come possiamo vivere la miglior esistenza possibile?
Sono domande fondamentali che tutte le persone si pongono inevitabilmente, questioni affrontate da innumerevoli filosofie, ideologie, religioni e che, a un livello molto profondo, non possono essere separate dalla politica, dall’economia e dalla scienza, il cui scopo originario è aiutare le persone a vivere una vita il più possibile felice. Tuttavia, in nessuno di questi ambiti si riesce a dare una risposta chiara, conclusiva e razionalmente convincente alla domanda: cosa rende la nostra vita migliore?
E qual è la definizione di felicità per l’essere umano? Il Buddismo sottolinea l’importanza della felicità assoluta rispetto a quella relativa: la felicità assoluta non si misura paragonandosi agli altri e non è una gioia transitoria e illusoria che dipende dall’esterno.
Nel corso della vita possiamo incontrare ogni tipo di problema. Indubbiamente a volte ci troviamo ad affrontare circostanze che vanno oltre il nostro controllo. Ma come è possibile che nella stessa situazione una persona avanzi con vitalità e un’altra soffra e si lamenti?
Questo accade perché la felicità è una condizione interiore, qualcosa che sentiamo nel cuore. Per questo trasformare il nostro cuore e la nostra mente è così importante.
Lo scopo del Buddismo di Nichiren Daishonin è sviluppare uno stato vitale in cui poter sentire, in ogni circostanza, che la vita stessa è gioia.
La chiave è recitare Nam-myoho-renge-kyo, la Legge mistica dell’universo, davanti al Gohonzon, il nostro oggetto di culto (pag. 2).
Quando recitiamo Nam-myoho-renge-kyo emergono in noi la speranza e la forza per vivere in modo positivo.
Il Buddismo offre all’essere umano gli strumenti per comprendere e manifestare la sua vera essenza. È un viaggio dentro la vita per scoprire ed esprimere la propria umanità più profonda. La scoperta della Buddità, un tesoro d’infinite potenzialità dentro ognuno di noi, è ciò che fa del Buddismo «una miniera d’infinita capienza, che fornisce al genere umano la risposta agli eterni quesiti della vita e gli offre degli scopi per i quali vale la pena di vivere».

In queste pagine proponiamo una breve introduzione dedicata a chi si avvicina per la prima volta al Buddismo di Nichiren Daishonin e alla Soka Gakkai, insieme ad alcune testimonianze che mostrano come la pratica buddista si manifesti nella vita quotidiana delle persone.
Abbiamo tentato di dare voce ad alcune possibili domande, cercando le risposte negli scritti del presidente della Soka Gakkai Internazionale Daisaku Ikeda.

Approfondimenti

Un po’ di storia


Il Buddismo ha origine dagli insegnamenti di Siddharta Gautama, meglio conosciuto come Shakyamuni, principe degli Shakya vissuto 2.500 anni fa.
La tradizione buddista racconta di quattro incontri decisivi che avrebbero motivato la sua scelta di abbandonare i privilegi legati alla sua condizione sociale per ricercare la vera felicità. Questi incontri rappresentano le quattro sofferenze fondamentali della condizione umana: nascita, invecchiamento, malattia e morte. Questa consapevolezza risvegliò in Shakyamuni il desiderio di intraprendere una profonda ricerca spirituale per liberare l’umanità dalla sofferenza. Alla fine di un lungo percorso sperimentò un radicale risveglio, o Illuminazione, e arrivò a comprendere la vera natura e il funzionamento della vita.

Dopo la sua morte, nel corso dei secoli, il Buddismo dall’India si diffuse verso sud nello Sri Lanka, in Birmania, in Thailandia e in Cambogia, e verso nord, attraverso l’Asia centrale, in Cina e nella penisola coreana fino a raggiungere il Giappone dove, nel tredicesimo secolo, nacque Nichiren Daishonin.
Animato dallo stesso desiderio di salvare le persone dalla sofferenza, il Daishonin studiò tutti gli insegnamenti di Shakyamuni e alla fine ne individuò l’essenza nel Sutra del Loto, dove si afferma che tutti gli esseri viventi possiedono la natura di Budda e che non esistono persone che non possano ottenere la Buddità nella vita presente, così come sono.

L’eredità spirituale di Nichiren Daishonin è stata raccolta nell’epoca attuale dalla Soka Gakkai, l’organizzazione fondata da Tsunesaburo Makiguchi insieme a Josei Toda nel 1930.
In seguito Daisaku Ikeda, discepolo di Toda e presidente della Soka Gakkai Internazionale, ha portato il Buddismo del Daishonin al di fuori del Giappone impegnandosi senza sosta nel diffondere i suoi ideali in tutto il mondo per realizzare la pace e la felicità di ogni persona.

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La trasformazione del karma

Il Buddismo spiega che la felicità e l’infelicità che viviamo nel presente derivano dalle cause da noi poste nel passato. Queste cause sono le azioni positive e negative compiute in questa vita e in quelle passate, con pensieri, parole e azioni vere e proprie. Secondo la Legge di simultaneità di causa ed effetto, ogni volta che compiamo un’azione (causa), questa porta con sé il suo effetto latente o potenziale, che diventerà manifesto nelle condizioni opportune. L’insieme delle azioni compiute fino a oggi si chiama “karma” (in sanscrito “azione compiuta”).
È bene precisare che non si tratta di determinismo o predestinazione. Infatti la filosofia buddista non insegna solo che la felicità e l’infelicità attuali dipendono dal karma passato, ma sottolinea anche che attraverso le azioni di oggi si può costruire un futuro nuovo. In altri termini, il comportamento nella vita presente è la causa della felicità o dell’infelicità in questa esistenza e nelle prossime.
Nichiren Daishonin afferma: «Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente» (RSND, 1, 252).
Possiamo dire che il Buddismo sia nato dalla scoperta della possibilità per ogni persona di trasformare il proprio karma. L’obiettivo del Buddismo è quello di costruire una società umana basata sulla felicità e la pace attraverso la trasformazione del karma di tutte le persone. Tutto parte dal potenziale di trasformazione dell’essere umano, capace di far emergere la propria natura illuminata nel momento presente e costruire così, istante per istante, il suo futuro.

Come si può trasformare il karma?


Quando siamo infelici pensiamo che la causa della nostra infelicità sia qualcosa di insormontabile. Ma il Daishonin spiega che la fonte del karma negativo è semplicemente l’oscurità fondamentale inerente alla nostra vita.
Nel momento stesso in cui risvegliamo in noi la saggezza del Budda, questa oscurità svanisce. È come accendere la luce in un luogo buio: il cambiamento è immediato.
Oscurità fondamentale significa non riconoscere che dentro la nostra vita esiste questa potenzialità infinita, che ogni vita, anche la nostra, è un’entità della Legge mistica. Significa non credere che in noi esiste la natura del Budda. Nichiren Daishonin ci ha indicato la strada e ci ha fornito il mezzo per sconfiggere questa oscurità, ha iscritto il Gohonzon per attestare che ognuno di noi è un’entità della Legge mistica.
Sviluppare e consolidare la nostra fede nel Gohonzon ci permette di sconfiggere l’oscurità fondamentale nella nostra vita.
Questa non è un’impresa semplice, perché ogni giorno ci imbattiamo in cause esterne che risvegliano la nostra parte oscurata. Per questo è necessario recitare quotidianamente Nam-myoho-renge-kyo.


Il mezzo per superare qualsiasi ostacolo

Esperienza di Marta

Tutta la mia vita si stava trasformando: la paura lasciava spazio a una gioia immensa e alla voglia di lottare

«Ho studiato – racconta – per diventare maestra ma mi sono ritrovata ad essere commercialista. La musica e la montagna sono le mie passioni, scalare vette altissime per vedere cosa c’è oltre sentendomi a ritmo con l’universo»

Ho incontrato il Buddismo di Nichiren Daishonin subito dopo che mi era stata diagnosticata la sclerosi multipla.
Con molta fatica fino ad allora ero riuscita a costruirmi una vita abbastanza soddisfacente, ma la notizia della malattia mi scatenò il terrore di perdere tutto, ero spaventata e piena di rabbia.
Quando mi parlarono di Nam-myoho-renge-kyo pensai che potevo avere una possibilità. Al primo meeting mi colpì molto la speranza che trasmettevano le persone e decisi di recitare Daimoku, di partecipare alle riunioni e studiare il Buddismo. Percepii che nulla era perduto, che potevo trasformare la sofferenza in gioia, come insegna il Buddismo, e addirittura guarire e realizzare una vita felice. Mi accorsi che avevo sempre vissuto in modo passivo e pessimista, incolpando gli altri e senza mai prendere decisioni per paura di mettermi in discussione. Iniziai a recitare Daimoku e a leggere le guide del presidente Ikeda e gli scritti del Daishonin. Una frase in particolare si incise nel mio cuore: «Credi profondamente in questo mandala. Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo? […] Una spada sarà inutile nelle mani di qualcuno che non si sforza di lottare» (RSND, 1, 365).
La prima azione per proteggere la mia salute riguardava il lavoro. A volte infatti lavoravo anche dodici ore al giorno, e così decisi di affrontare con coraggio il mio capo e ottenni il part-time. Intrapresi inoltre una terapia sperimentale e determinai che fosse quella giusta e che non mi desse effetti collaterali. Recitai Daimoku con sincerità e totale fiducia, parlavo del Buddismo ai miei colleghi e li invitavo a partecipare alle riunioni.
Intanto rispondevo in modo positivo alla terapia, senza effetti collaterali. Tutta la mia vita si stava trasformando: la paura lasciava spazio a una gioia immensa e alla voglia di lottare. Ma le difficoltà incalzavano: al lavoro mi accusarono di scarsa produttività, l’ambiente era ostile, soffrivo in modo indescrivibile e si manifestarono nuovamente i sintomi della malattia con una stanchezza fisica infinita.
Decisi di non farmi schiacciare dalle difficoltà e lo studio del Gosho mi aiutava a non cedere alla collera e allo sconforto. Nonostante i dubbi continuavo a praticare, i compagni di fede mi incoraggiavano ad approfondire il legame con il maestro e leggevo avidamente il Diario giovanile in cui Ikeda racconta di come affrontava la sua malattia con il Daimoku. Il suo esempio mi trasmise la forza di decidere di cambiare quella situazione.
Il 22 novembre 2015 ricevetti il Gohonzon promettendo a me stessa di non arrendermi mai e di diventare assolutamente felice.
Il giorno dopo mio padre venne ricoverato per gravi problemi cardiaci. Questo evento fece ricadere la mia famiglia nel pessimismo. Ma ora avevo il mezzo per superare qualsiasi ostacolo e pregai affinché mio padre venisse operato il prima possibile. Avevo uno stato vitale alto, senza la minima paura nel cuore, avevo la certezza che la mia famiglia sarebbe diventata felice. Mio padre superò brillantemente l’operazione e ora sta bene. Ho trasformato il legame con i miei genitori e oggi, per la prima volta, sento di essere il punto di riferimento per entrambi.
Rispetto alla mia malattia avevo imparato ad essere combattiva e avevo una gran voglia di vivere.
Con questo stato d’animo decisi di licenziarmi per prendermi cura di me e affrontai i controlli medici. A dicembre 2016 la neurologa mi disse che i segni della sclerosi non erano più visibili, quindi la malattia non solo non era attiva, ma era regredita. Provai una profonda gratitudine per la vita, per aver incontrato il Buddismo e per il mio maestro Ikeda, al punto che decisi di scrivergli promettendogli che non mi sarei mai arresa e che sarei guarita, nonostante i medici dicessero che non era possibile.
Dalla risonanza magnetica dello scorso maggio non è risultato alcun segno della malattia, ma visto che i casi come il mio sono rarissimi, i medici vanno cauti. Mi dicono che se procede così a gennaio 2018 sospenderanno la terapia farmacologica che normalmente si dovrebbe fare per tutta la vita. Da maggio sono “oggetto di studio” da parte dell’équipe della clinica neurologica: seguo un protocollo sperimentale perché vogliono capire come è possibile che la sclerosi sia regredita in questo modo!
Per il futuro, perché adesso un futuro io riesco a immaginarmelo, desidero guarire del tutto per mantenere la promessa fatta al mio maestro e mostrare agli altri il potere della pratica buddista, continuando a forgiare un cuore coraggioso.


Mettere in moto il ­cambiamento

Esperienza di Luca

Ho capito che tutte le persone e le situazioni con le quali abbiamo a che fare sono espedienti grazie ai quali possiamo fare la nostra rivoluzione umana

Luca dice di sé: «Il mio lavoro è la strada per i miei sogni, la città dove sono nato il posto ideale per portarli avanti. «Dopo molto “vagare” ho trovato la mia rivoluzione umana esattamente dove stavo io, in coerenza con me stesso. «Passione per la musica elettronica e per i video, entrambi lavori che svolgo con passione e senso di missione»

Nel 2008 sono stato assunto nell’azienda in cui ancora oggi lavoro.
I nuovi dipendenti non erano ben visti dalla squadra principale, e nel giro di pochissimo tempo fecero girare calunnie anche molto gravi sul mio conto. Provavo sentimenti negativi verso i colleghi, l’azienda e soprattutto verso il capo. Mi sono venuti sfoghi cutanei dovuti allo stress e ho sfiorato l’esaurimento nervoso.
Passavo il tempo a lamentarmi, poi un giorno ho determinato di leggere tutti i volumi de La rivoluzione umana e di mettere seriamente in pratica le guide del maestro Daisaku Ikeda. La prima che ho inciso dentro di me è: «La vita e la fede sono esattamente uguali. Il fatto di pensare che in qualche modo, soltanto perché credi nel Buddismo, potrai farcela, non corrisponde assolutamente a una fede corretta. Quando ti sforzi così duramente e ti spremi per far scaturire la saggezza che non avresti mai pensato di possedere, allora sarai in grado di rendere possibile ciò che ritenevi impossibile» (RU, 9, 230).
Grazie a questa guida ho cominciato a fare emergere capacità che non pensavo di avere.
Ho iniziato a studiare diversi programmi che non riguardavano minimamente il campo in cui sono specializzato, ma che potevano essere utili all’azienda. Non ho avuto riconoscimenti, semmai nuovi attacchi. Ho cercato di mettere in pratica l’incoraggiamento che ho letto in Amore e amicizia: «È importante recitare Nam-myoho-renge-kyo anche per quelle persone che non vi piacciono, con cui trovate difficile avere a che fare o per le quali nutrite rancore. All’inizio potrebbe risultarvi difficile, perfino impossibile farlo. Ma se sfidate voi stessi e recitate Nam-myoho-renge-kyo per loro, le ruote del cambiamento cominceranno a mettersi in moto. Sia voi sia l’altra persona cambierete. In ogni modo, sarete in grado di aprire un sentiero che conduce in una direzione positiva». (D. Ikeda, esperia, pag. 9).
Pregavo ogni giorno per la felicità di un collega con cui avevo difficoltà e con il quale lavoravo a stretto contatto. Sentii sciogliersi dentro di me il rancore nei suoi confronti e ogni giorno mi sentivo più leggero nell’andare al lavoro. In modo naturale abbiamo stretto una confidenziale amicizia, così gli ho parlato del Buddismo e abbiamo recitato Daimoku insieme. Questa esperienza ha disteso in generale i rapporti in azienda e ha cambiato le carte in tavola, quel nodo allo stomaco che sentivo tutte le volte che varcavo il cancello della società si è sciolto fino a sparire completamente.
Ho capito che tutte le persone e le situazioni con le quali abbiamo a che fare, per quanto apparentemente difficili, sono espedienti grazie ai quali possiamo fare la nostra rivoluzione umana, realizzare la nostra missione ed essere felici.
Qualche tempo fa è arrivata all’azienda una commissione economicamente importante ma ingestibile, poiché nessuno aveva le competenze per portarla avanti. Eravamo sul punto di rinunciare quando ho chiesto al capo se potevo occuparmene io: avrei cercato di realizzarla mettendo insieme le competenze acquisite nel tempo. Ho fatto più di cento ore di straordinario in tre settimane e consegnato un lavoro impeccabile. L’azienda ha avuto una grossa entrata e anch’io sono stato molto ben retribuito. Mi sono impegnato al meglio delle mie capacità guadagnando in pochissimo tempo la fiducia del capo e dei colleghi con i quali oggi ho un ottimo rapporto.
Recentemente, insieme a un collega compagno di fede, ho condiviso una enorme esperienza: abbiamo avuto, dopo nove anni, un innalzamento della fascia contrattuale con relativo aumento dello stipendio. La motivazione è stata che «col nostro comportamento abbiamo creato un clima di fiducia e rispetto tra colleghi».
Quest’anno ho finito di studiare tutti i volumi de La rivoluzione umana e, colmo di gratitudine, ho accompagnato all’inizio dell’anno due amici a ricevere il Gohonzon.
Sono convinto che il compito di noi giovani, come discepoli del maestro Ikeda, sia realizzare una vittoria dopo l’altra per trasmettere con la nostra stessa vita l’umanesimo buddista alle generazioni future.

Felici moltiplicato infinito

Esperienza di Michaela

“Ormai” nel Buddismo non esiste, ogni momento è quello buono per ricominciare, e chiunque può prendere in mano la sua vita e, se non c’è speranza, crearla

Michaela, giornalista per passione, finita non per caso a lavorare alla televisione pubblica. Nata in Abruzzo, ha vissuto tra Bologna e Firenze. Ora è a Campobasso, dove ha scoperto che il Molise esiste eccome (!) e che qui vuole fare la sua personale rivoluzione. Ama i gatti e i suoi sogni, ai quali, praticando, ha capito di non voler mai più rinunciare

Ho iniziato a praticare nel marzo del 1987, a Bologna, spinta dalla curiosità e dalla voglia di migliorare la mia vita. In questi anni di esperienze ne ho fatte tantissime, in tutti i campi.
Le più recenti sul lavoro, e continuo a farne ogni giorno.
Il mio problema, fin dai tempi dell’università, è quello di una scarsa, scarsissima autostima. Ero così convinta che gli altri fossero migliori di me che evitavo come la peste ogni opportunità, salvo poi finire a volare così basso che in pratica ero poco al di sopra dello strisciare.
Per fortuna, tra le tante cose, il Buddismo mi ha insegnato ad apprezzarmi. Dai e dai, ho lavorato, e sto ancora lavorando, per sentire il valore della mia vita, e di quella degli altri.
Mi è sempre piaciuto scrivere, ma è una passione che ho coltivato un po’ tra me e me. Ho cominciato a scrivere sulle riviste dell’Istituto buddista, come volontaria, in fondo in fondo sperando che quello di giornalista diventasse un lavoro, ma senza nemmeno avere il coraggio di confessarlo a me stessa. Però, come un albero cresce, anello dopo anello, anch’io sono cresciuta, e cambiata. Recitare Nam-myoho-renge-kyo, tirare fuori la mia natura di Budda, farlo assieme agli altri, seguire il mio maestro nell’incoraggiare le altre persone a prendere in mano la loro vita e diventare felici.
Tutto questo allenamento ad aprire la vita mi ha portato a decidere di realizzare davvero i miei sogni, anche se non capivo neanche bene quali fossero. Sfruttando quei grandi benefici della pratica buddista che sono coraggio, saggezza e buona fortuna. «Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra» scrive del resto Nichiren Daishonin, e io ho deciso di usarla.
Nel 2003 mi sono dimessa dal lavoro che avevo a tempo indeterminato per fare un master in giornalismo.
Da qui una lunga corsa, con tanta buona fortuna, che mi ha portato in soli cinque anni a diventare a più di quarant’anni, giornalista professionista in una televisione privata toscana. Non solo, ma a riuscire a superare una crisi aziendale, con tanto di cassa integrazione, trovando di nuovo lavoro in un’altra televisione. A dispetto della sfiducia in me stessa.
Ma come tutte le cose, se non si cresce, si ristagna. E soprattutto, dentro di me il grande insegnamento del mio maestro Daisaku Ikeda, secondo cui le rivoluzioni partono da dentro di noi, e su noi stessi, per primi, si vince.
Così, per sperimentare sulla mia pelle l’invito di Ikeda a non arrendersi mai, ho deciso di sfidare i miei limiti e le mie paure, per poi poter raccontare a tutti che non è mai troppo tardi, e in particolare a tutte quelle donne che pensano che “ormai…”. “Ormai” nel Buddismo non esiste, ogni momento è quello buono per ricominciare, e chiunque può prendere in mano la sua vita e, se non c’è speranza, crearla.
E così, a quasi cinquant’anni, mi sfido e decido di tentare il concorso che la Rai dopo tanti anni ha indetto, senza limiti di età. Cinquemila partecipanti in tutta Italia, per cento posti. Ci provo, spinta solo da quella voglia di sperimentare la vittoria su me stessa e poter incoraggiare altre persone a vincere. Prendere in mano la mia vita, per dimostrare che ognuno di noi può farlo. E così, tra mille ostacoli, tra cui una prova scritta in piene ferie, poco tempo per prepararmi, la sfiducia totale nelle mie capacità, mi butto… Usando solo la strategia del Sutra del Loto. Tanto, tantissimo Daimoku, gli amici che mi incoraggiavano ad andare avanti, la mia famiglia che faceva il tifo per me… e alla fine ho vinto! Infatti ora lavoro nella sede Rai di Campobasso.
Nuova sfida, una vita da costruire di nuovo, da capo. Ma le sfide, si sa, mantengono giovani.
E ogni giorno, visto che sono un “giovane” virgulto, continuo a combattere e a vincere, nelle piccole e nelle grandi cose, assieme alle persone con cui pratico, qui in Molise. Cercando di mettere in pratica un incoraggiamento di Daisaku Ikeda che dice: «Proprio quando le cose vanno male è il momento di incoraggiare chi vi sta intorno con un sorriso splendente. Se la situazione è senza speranza, create voi la speranza» (BS, 172, 25).
Così, grazie al mio maestro e alle tante persone che mi hanno sostenuto e non hanno permesso che cedessi a quella vocina che mi diceva: “Non ce la puoi fare, non ce la farai mai…”, ora sono qui, a raccontarvi che su se stessi, con la pratica buddista si vince, e si diventa felici.
E quello che più conta, si diventa felici insieme a un sacco di persone.
Praticamente, felici moltiplicato infinito.

Creare una cultura di pace, un secolo della vita

È di importanza vitale che il ventunesimo secolo sia un secolo della vita. L’umanità deve prendere l’iniziativa per creare le condizioni di questa nuova epoca: una civiltà basata sul rispetto della dignità della vita. Ciò significa che la vita delle persone e la loro felicità non devono mai, per nessun motivo, essere sacrificate o sfruttate come mezzi per qualche fine. Si tratta di costruire una società saldamente basata sul principio che ogni attività deve servire a sostenere la vita, la dignità e la felicità delle persone.
Se non si compiono sforzi tenaci oggi per fare del rispetto della dignità della vita il principio guida del mondo di domani, il ventunesimo secolo corre il grave pericolo di diventare un secolo di distruzione.
Le attività della Soka Gakkai costituiscono un movimento di persone comuni unite nella lotta per far fiorire la pace e la cultura, da cui possa sorgere questo secolo della vita.
Come afferma Daisaku Ikeda: «Quando i cittadini si uniscono nel comune impegno di realizzare un concreto e positivo cambiamento, allora una cultura di pace, un secolo della vita, inizierà a manifestarsi».

Tutti i praticanti italiani si riuniscono la prima e la terza settimana del mese in piccoli gruppi, in case private dislocate nei quartieri delle nostre città, in ogni regione. Questo tipo di riunione è la base delle nostre attività fin dalle origini della Soka Gakkai. In giapponese si chiama zadankai, che significa “sedersi e dialogare”: è il luogo in cui tutti i praticanti si ritrovano e si incoraggiano attraverso le loro esperienze e dove accolgono chi desidera avvicinarsi al Buddismo.

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«Niente è più prezioso della pace.
Niente porta maggiore felicità»

Daisaku Ikeda

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