Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

949  | 
28 gennaio 2026

Lettera alla monaca laica di Ko

Lezione su il Gosho "Lettera alla monaca laica di Ko" per le riunioni di studio di febbraio 2026

immagine di copertina

Testo integrale su Raccolta degli scritti di Nichiren Daishonin, vol. 1, p. 529 e al link https://biblioteca.sgi-italia.org/rsnd/lettera-alla-monaca-laica-di-ko

«Se vedrai una persona che accetta e sostiene questo sutra, dovrai alzarti e salutarla da lontano, mostrandole lo stesso rispetto che mostreresti a un Budda» (Sutra del Loto, pag. 440). Con questa frase Shakyamuni conclude la predicazione dei ventotto capitoli del Sutra del Loto: chi crede nella Legge mistica merita la massima considerazione. Negli Insegnamenti orali, Nichiren Daishonin spiega che questa è la “trasmissione originale”. Il Gosho che stiamo studiando è una lettera indirizzata alla monaca laica di Ko, moglie del prete laico di Ko. Il nome “Ko” probabilmente ha origine dalla località nell’isola di Sado in cui la coppia viveva. Dimostrando quanto avesse a cuore i due discepoli che gli avevano prestato aiuto quando era in esilio il Daishonin, in un’altra lettera di due mesi prima, aveva scritto: «Il Budda Shakyamuni, signore degli insegnamenti, deve essere per voi due un padre compassionevole e io, Nichiren, vostro figlio […]. Quando i mongoli invaderanno il Giappone, per favore, venite qui. E, dato che non avete figli, per favore considerate l’eventualità di vivere con me quando sarete anziani» (Risposta al prete laico di Ko, RSND, 1, 435). Sono consigli pratici: proteggere le persone, infatti, significa agire concretamente per loro.

L’anno dopo il ritiro del Daishonin sul monte Minobu, il prete laico di Ko gli fece visita affrontando una pericolosa traversata per mare e un viaggio di centinaia di chilometri su strade accidentate. A peggiorare le cose, visto che il viaggio dovette aver luogo a luglio, c’era anche il caldo dell’estate. Egli portava l’offerta di un abito leggero inviato dalla monaca laica di Ko e trecento mon offerti dalla monaca laica Sennichi, la moglie di Abutsu-bo. La somma equivaleva all’incirca al prezzo di un grosso sacco di riso e Sennichi doveva aver fatto parecchi sacrifici per mettere insieme una somma del genere; l’offerta di una veste leggera da parte della monaca laica di Ko dimostra quanto lei si preoccupasse del benessere di Nichiren. Il prete laico di Ko, dopo essere rimasto per qualche tempo a Minobu, fece ritorno a Sado portando con sé questa lettera. Era indirizzata alla monaca laica di Ko, ma poiché lei e Sennichi erano «unite nella fede» – dice il Daishonin – è come se avesse inviato la lettera a entrambe le donne. Raccomanda loro di farsi leggere la lettera, dato che all’epoca la maggioranza delle persone comuni era analfabeta. Noi siamo amici e amiche o compagni che praticano in unità di itai doshin, “diversi corpi, stessa mente”. La gioia di uno è la gioia di tutti, la sofferenza di uno è la sofferenza di tutti. Se alla base esiste questo spirito, non ci sono né invidia né maldicenza; non ci si sottrae alle responsabilità, ma si manifesta una fede forte e tollerante e la vita sarà inondata da una marea di benefici. Josei Toda diceva spesso che «l’unità è alla base della Soka Gakkai».

Il Daishonin, citando il sutra, spiega alle due coppie quanto sia meravigliosa la loro sincerità dal punto di vista del Buddismo. Il devoto del Sutra del Loto nell’Ultimo Giorno della Legge è Nichiren: il beneficio di lodare il Daishonin è ancora più grande di quello di lodare Shakyamuni per un periodo di tempo estremamente lungo. Questo è il segreto del Sutra del Loto. Rispondendo alla domanda per chi sia stato esposto il Sutra del Loto il Daishonin afferma: «Il periodo cruciale è l’Ultimo giorno della Legge, e Nichiren è la persona cruciale [per la quale fu esposto il Sutra del Loto]»4. Cioè il Sutra del Loto è stato esposto principalmente per le persone dell’Ultimo giorno e, fra loro, principalmente per Nichiren. Fu esposto per preannunciare l’apparizione del Budda originale e del Gohonzon, e per provarne la legittimità. Il Sutra del Loto predice che dopo il tramonto della “luna” dei ventotto capitoli, sorgerà nell’Ultimo Giorno il “sole” di Nam-myoho-renge-kyo. Senza dubbio questi anziani credenti di Sado non erano mai stati sfiorati da un’idea simile, ma erano molto legati al Daishonin. Lo avevano conosciuto da vicino e provavano un grande rispetto per lui. Tra loro si era creato un vincolo indistruttibile che li spinse più volte a intraprendere un lungo viaggio fino al monte Minobu. Anche i responsabili della Soka Gakkai devono farsi amare. Quasi mai Nichiren affermò esplicitamente di essere il Budda originale. Se lo avesse dichiarato, nessuno gli avrebbe creduto; con ogni probabilità avrebbe anzi suscitato scetticismo nella gente, che avrebbe disprezzato il suo insegnamento e abbandonato la fede. Il Daishonin propagò sempre la Legge mistica basandosi sul Sutra del Loto e sulla coerenza del proprio comportamento. In questa lettera, per esempio, invece di esaltare e magnificare se stesso, esalta i suoi seguaci, e solo con l’intento di incoraggiarli ulteriormente accenna alla grandezza del devoto del Sutra del Loto nell’Ultimo giorno della Legge. Questo è lo spirito del Daishonin. Egli sarebbe veramente indignato e condannerebbe senza appello l’arroganza dei preti della Nichiren Shoshu che impongono ai credenti di rispettarli. A riprova di quanto siano in contraddizione con il Buddismo di Nichiren Daishonin, questi “preti confusi” hanno perseguitato la Soka Gakkai Internazionale (SGI), i cui membri hanno fatto offerte illimitate al Gohonzon. La nostra è veramente un’epoca confusa. E gli eventi che accadono testimoniano sempre più quale sia la realtà dell’Ultimo giorno. In questa lettera il Daishonin assicura che i benefici di coloro che diffondono la Legge mistica nell’epoca attuale piena di illusioni saranno immensi.

In questo brano è come se Nichiren dicesse: “Forse vi rimane difficile credervi, ma non è una mia affermazione arbitraria, il Sutra lo afferma chiaramente e perciò devi esserne convinta”. È un consiglio che arriva diretto al cuore. Lo scopo di un consiglio nella fede è quello di aiutare l’altra persona a rafforzare la sua convinzione e di trasmettere fiducia in se stessi.

Queste frasi famose sono iscritte ai lati del Gohonzon. Tsunesaburo Makiguchi interpretava questo passo spiegando il principio di beneficio e retribuzione, o guadagno e perdita. Un beneficio crea valore nella vita, mentre una perdita crea l’opposto del valore. Entrambi non ci vengono impartiti da qualcun altro: quando si agisce in armonia con la Legge si crea valore, con l’azione opposta si riceve la retribuzione corrispondente. Per fare un esempio, se in pieno inverno una persona esce di casa senza indossare un vestito pesante, va contro un certo tipo di “legge”. Se di conseguenza si ammala, questa è una perdita. Il Buddismo approfondisce ed espande il buon senso nella vita quotidiana e nella società in generale facendo conoscere la Legge della vita che è necessario seguire per poter diventare felici. Nel suo libro La storia e il credo della Soka Gakkai (1951), Josei Toda scrisse: «Il mio maestro Tsunesaburo Makiguchi era solito dire: “Il Gohonzon ha un grande potere. Il fatto che abbia un grande potere significa anche che, se lo offendi, subirai una perdita. Se un padre non è abbastanza severo nel rimproverare i figli, come può aiutarli a diventare felici? Prega sinceramente il Gohonzon. Non riesci a sentire che ti dice: ‘Se offendi la Legge avrai la testa rotta in sette pezzi’? Questa frase si riferisce alla perdita concreta che si ottiene quando si commette un’offesa”. Ritengo che l’opinione di Makiguchi fosse quanto mai corretta. Nel Gohonzon, in alto a sinistra, si legge: “La fortuna di chi fa offerte supererà quella del fare offerte a un Tathagata dotato dei dieci titoli onorifici”. Non è la promessa che riceveremo benefici venerando il Gohonzon? Beneficio e perdita, ossia il valore e il suo opposto, costituiscono la realtà della vita di tutti i giorni. Alcuni preti della Nichiren Shoshu avevano dimenticato che il potere del Gohonzon si manifesta nella realtà quotidiana in questi due modi, fin quando Makiguchi non lo spiegò. Ne rimasero meravigliati… Il tempio principale temeva la persecuzione del governo se avesse sostenuto l’idea di Makiguchi secondo cui una famiglia o un individuo che non avesse seguito gli insegnamenti di Nichiren Daishonin e di Nikko Shonin avrebbe subito una perdita. Il clero era spaventato dalla possibilità di una persecuzione da parte dei militari se i credenti non avessero acconsentito a venerare l’oggetto di culto shintoista. Non dobbiamo obbedire ai potenti ma a Nichiren Daishonin. Questo era il grande spirito del presidente Makiguchi.

Il presidente Makiguchi esclamò: «Quello che mi addolora non è tanto la rovina della nostra religione quanto stare a guardare mentre l’intera nazione viene distrutta davanti ai miei occhi. Non oso pensare al dolore che causerebbe al Daishonin». E, proprio come aveva predetto, il Giappone fu distrutto. «Avrà la testa spaccata in sette pezzi» indica uno stato in cui la persona perde la capacità di distinguere tra ciò che è corretto e ciò che non lo è, tra quello che si dovrebbe o non si dovrebbe fare. È una condizione di confusione in cui non si comprendono più la ragione e la giustizia, il guadagno e la perdita. Era questa la condizione ai tempi del Daishonin e anche al tempo del presidente Makiguchi. Purtroppo dobbiamo riconoscere che sta divenendo sempre più la situazione dell’attuale società. La nostra è un’epoca in cui il senso dei valori è distorto, un’epoca illusa. In una società come questa chi propaga il Sutra del Loto che insegna il rispetto della dignità umana viene perseguitato. Ma proprio per questo, a coloro che non si arrendono e perseverano nel propagare la Legge mistica, sono riservati grandi benefici. Il fatto che il clero avesse dimenticato il principio della retribuzione, dimostra come fosse caduto nella formalità e nella teoria astratta, dove il Buddismo non ha un reale riscontro nella vita delle persone. La Soka Gakkai gli ha dato nuova linfa, riportandolo alla quotidianità. Il Buddismo non è astratto, è un insegnamento per vincere nei vari aspetti della vita. La vita di ogni giorno è un insieme di cose belle e di cose brutte. Se il valore (beneficio) prevale sul suo opposto (perdita), allora si è felici; se accade il contrario si è infelici. La fede nella Legge mistica è la sorgente della creazione di valore: permette di trasformare ogni cosa – le gioie e le sofferenze – in una causa per accrescere i valori di bene, bellezza e guadagno. Quando ci basiamo sulla fede nella Legge mistica, tutto quello che ci capita è un beneficio. “Grazie di cuore” dice il Daishonin. “Comprendo pienamente il vostro spirito. Il Budda vi loda.” È facile immaginare le due anziane donne che socchiudono gli occhi e pensano alla figura e alla voce del Daishonin ascoltando la lettura di questa lettera. Che mondo accogliente! Che mondo ricco di calore umano! Questo è il vero mondo del Buddismo. E la Soka Gakkai porta avanti questo spirito.

Il Buddismo viene in aiuto di coloro che soffrono. Un buddista è il principale alleato delle persone che sono prive di tutto o la cui vita è colma di dolore, di chi è stanco di combattere, di chi sta soffrendo. La SGI è forte perché possiede questo spirito. Anche se incontriamo una serie di problemi, finché conserviamo questo atteggiamento, la SGI sarà sempre vincente. Nichiren non vinse certo perché si era alleato con il potere, semmai è vero esattamente il contrario. Egli amava la gente, era schierato dalla sua parte, si adoperava per il suo bene e, come risultato, riportò la vittoria tra grandi persecuzioni.

Josei Toda era solito dire: «In confronto alle sofferenze del Daishonin a Sado, le nostre difficoltà, per quanto grandi ci possano sembrare, sono niente». Tsunesaburo Makiguchi sopportò stoicamente le dure condizioni della prigione dicendo: «Può sembrare che una calamità si sia abbattuta sulle nostre teste, ma non è che una piccola parte di quanto dovette sopportare il Daishonin». Il Daishonin andò deliberatamente incontro a estreme difficoltà per la salvezza dei suoi futuri discepoli. Affrontando direttamente le difficoltà e sconfiggendole, egli stabilì l’eterno punto di partenza per la diffusione della Legge mistica. Si dice che una buona medicina debba essere amara. Il sedicesimo capitolo del Sutra del Loto “Durata della vita del Tathagata” racconta la parabola del medico eccellente (il Budda) che tenta di curare i suoi figli ammalati (tutte le persone) che hanno bevuto per sbaglio del veleno, dando loro una medicina (la Legge mistica); ma poiché il veleno è penetrato profondamente nell’organismo, i figli sono fuori di senno e non vogliono prendere la buona medicina che li curerà. Sebbene Nichiren combattesse per «salvare tutto il popolo del Giappone», le persone, inclusi i potenti arroganti, non solo non vollero prendere la medicina che egli offriva, ma lo perseguitarono e cercarono di sbarazzarsi di lui. Era proprio un caso in cui «il veleno era penetrato profondamente» (SDL, 315). Il Daishonin afferma: «Io, Nichiren, sono la persona più irragionevole del Giappone» (RSND, 1, 529). Con questo vuole dire che per aver propagato la Legge mistica si è guadagnato una cattiva fama, seconda a nessuno. Questa frase descrive tutta la sua tristezza e l’indignazione per l’illusione in cui versava il paese e allo stesso tempo la sua immensa compassione – che non viene minimamente intaccata dalle difficoltà subite – volta a condurre tutti alla felicità. Possiamo leggervi anche la grande e imperturbabile fiducia nella futura propagazione della Legge. Infine queste parole trasmettono il suo orgoglio di essere il devoto del Sutra del Loto e di avere incontrato le grandi persecuzioni predette dal Sutra. Il Daishonin guarda a se stesso con obiettività, usando espressioni che suggeriscono un senso di distacco. In questo possiamo percepire il suo stato vitale; è come se stesse ridendo di cuore sotto la tempesta di persecuzioni che si abbattevano su di lui. Possiamo quasi sentire il Daishonin dichiarare: «Subire persecuzioni per amore del Sutra del Loto è l’onore più grande. Ho vinto!».

Quando il Daishonin arrivò al Sammai-do12 a Tsukahara, sull’isola di Sado, il primo novembre del 1271, era accompagnato da un certo numero di discepoli, ma dopo qualche settimana fece tornare indietro la maggior parte di loro. Questo è indicativo di quanto poco cibo avessero. E anche dopo che fu trasferito a Ichinosawa (sempre nell’isola di Sado), dove le condizioni di vita erano relativamente migliori, il cibo era sempre poco, appena sufficiente a sopravvivere. Abutsu-bo e il prete laico di Ko, sinceramente preoccupati per lui, gli portavano del cibo di nascosto nel cuore della notte. Se fossero stati visti dai seguaci della scuola Nembutsu o dai soldati che controllavano a vista, giorno e notte, la capanna del Daishonin, per loro sarebbe stato un disastro. Essere sorpresi a fornire cibo al Daishonin avrebbe significato l’esilio o la prigionia. In tre occasioni vennero falsificati documenti che trasmettevano le disposizioni del governo, per esempio un funzionario ordinò, in contrapposizione a una lettera ufficiale del reggente, che chiunque avesse aiutato il Daishonin doveva essere «scacciato o imprigionato» (RSND, 1, 830). Alcune persone vennero imprigionate semplicemente perché erano passate davanti alla sua capanna, altre furono esiliate o le loro famiglie furono arrestate perché avevano dato qualcosa al Daishonin. Sennichi e Abutsu-bo vennero cacciati dal luogo in cui vivevano, la loro casa fu confiscata ed essi vennero multati (Ibidem). Eppure Abutsu-bo e Sennichi, il prete laico di Ko e la monaca laica di Ko non avevano paura. Il Daishonin afferma che a un certo punto furono anche pronti a morire al posto suo. Il maestro e il discepolo si sostengono a vicenda, pronti ad affrontare qualsiasi problema. “Come possiamo permettere che il nostro maestro soffra da solo? Affrontiamo qualunque rischio pur di alleggerire il suo fardello”. Questo era lo spirito di quelle persone meravigliose. Il Daishonin dice che non si dimenticherà di loro, in nessuna delle vite a venire (RSND, 1, 894). I nomi del prete laico di Ko e degli altri seguaci del Daishonin non verranno mai dimenticati, la gente canterà le loro lodi per diecimila anni e più, per tutta l’eternità. Noi membri della Soka Gakkai stiamo creando in tutto il mondo le fondamenta per la propagazione della Legge. Le nostre azioni non sono di breve respiro, ma guardano ai prossimi diecimila anni e più. Chi lotta senza risparmiarsi con ogni energia ora, in questa epoca, guadagnerà un onore eterno. Immaginate quando, tra cento o duecento anni, i nostri discendenti diranno con orgoglio: «Pensa, i miei antenati hanno dedicato la vita alla propagazione in questo luogo».

In un altro Gosho il Daishonin scrisse: «L’acqua può essere torbida, ma diventerà di nuovo limpida. La luna può essere nascosta dalle nuvole, ma riapparirà sicuramente» (RSND, 1, 894). L’ottavo giorno del terzo mese del 1274 una lettera di perdono del governo raggiunse il Daishonin nel luogo del suo esilio. Era stato provato che le accuse contro di lui erano infondate. Era primavera e i fiori stavano sbocciando. Anche se il pericolo non era del tutto superato, ai discepoli che lo accompagnavano il ritorno a Kamakura dovette sembrare un trionfo. Ma per il Daishonin c’era il dolore di doversi separare dalla gente di Sado; erano amici che avevano rischiato la vita condividendo le sue battaglie e forse non li avrebbe incontrati mai più. E anche per i seguaci di Sado col passare dei giorni la gioia per il perdono sarà stata offuscata dalla tristezza della separazione. Naturalmente erano felici, non dovevano più preoccuparsi di venire scoperti dalle autorità. Erano pieni di gioia perché la sua innocenza era stata riconosciuta, ma ugualmente versarono lacrime di tristezza per la partenza. Nichiren Daishonin e Nikko Shonin dovevano essere profondamente commossi. Il tredicesimo giorno del terzo mese il Daishonin lasciò Ichinosawa e i suoi seguaci avrebbero voluto accompagnarlo quanto più a lungo possibile. È facile immaginare la scena, con il Daishonin che diceva loro: «Grazie per averci accompagnato, ma avete già fatto molta strada» e li invitava a tornare a casa. Il Daishonin e i suoi discepoli si saranno fermati ogni pochi passi, voltandosi indietro per dire addio agli amici di Sado che, da parte loro, continuarono a fare cenni di saluto fino a quando non li persero di vista. C’è un’espressione in giapponese, “sentirsi come se ti tirassero i capelli”, per indicare una grande riluttanza ad andare via e lasciare una persona o un posto. Il Daishonin osserva che, nonostante avesse la testa rasata, si sentiva tirato per i capelli. È solo una frase, ma è colma dei sentimenti umanissimi che provava il Daishonin. Quando ascoltarono questa lettera, i cuori della monca laica di Ko e degli altri dovevano certamente essere gonfi dei cari ricordi di quel giorno. Il Daishonin parla come se si fosse allontanato dalla sua casa. Invece di risentirsi o di lamentarsi per il tempo che era stato costretto a trascorrervi, si rammarica di aver dovuto lasciare Sado. Egli aveva trasformato quel duro luogo d’esilio in una pura terra di amicizia sincera.

I seguaci del Daishonin a Sado erano persone che avevano mantenuto la fede durante una grande persecuzione. Pertanto, non c’era niente di falso o di incostante nel loro atteggiamento. Il Daishonin nutriva la massima fiducia in loro e in una lettera arriva a suggerire che Abutsu-bo fosse la reincarnazione del bodhisattva Pratiche Pure (Jogyo), una delle quattro figure principali dei Bodhisattva della Terra. Persino dopo che il Daishonin era andato a vivere sul monte Minobu, i seguaci di Sado, Abutsu-bo e il prete laico di Ko, il figlio di Abutsu-bo, Tokuru Moritsuma, e il prete laico Nakaoki, affrontarono più di una volta il pericoloso ed estenuante viaggio per andare a visitarlo. Eppure un solo viaggio in quelle condizioni avrebbe scoraggiato chiunque. Ai nostri giorni probabilmente sarebbe come andare dal Giappone al Sud America, anzi, era ancora più lontano, ancora più difficoltoso. Il Gosho Lettera alla monaca laica Zenichi racconta come un seguace di Sado abbia trascorso un mese intero servendo il Daishonin sul monte Minobu, procurandogli cibo, portandogli acqua e raccogliendo legna da ardere (RSND, 2, 994). Il Daishonin e i seguaci erano legati da profondo affetto. Quando scoppi un’epidemia, egli era sinceramente preoccupato per le persone di Sado. Appena rivide Abutsu-bo che si era recato da lui, gli chiese subito se la moglie stesse bene e volle avere notizie del prete laico di Ko. Poi, quando seppe che erano sani e salvi, tirò un sospiro di sollievo.

Quando uno dei seguaci partiva da Minobu, il Daishonin scriveva sempre una lettera da portare alla moglie, lodando la fede che l’aveva spinta a mandare il marito in un viaggio tanto difficile. E soprattutto era consapevole della tristezza che queste donne anziane dovevano provare sapendo che non lo avrebbero mai più incontrato. «Sebbene tu sia a Sado, il tuo cuore è venuto qui sul monte Minobu. È come se ci fossimo incontrati di persona», egli dice con calore. «Rallegriamoci all’idea del nostro incontro sul Picco dell’Aquila e ogni volta che guarderai il sole e la luna, i tuoi pensieri saranno con me». Da qualsiasi luogo si vedono il sole e la luna. Il Daishonin era pieno di attenzioni per questi seguaci dal cuore puro e queste parole esprimono il suo immenso stato vitale, come se l’intero universo fosse il giardino di casa. Dopo aver sentito queste parole, ogni volta che guardavano verso il cielo, fosse mattina, pomeriggio o sera, le due donne dovettero avere la sensazione di fissare il volto compassionevole del Daishonin. Anche se qualcuno è vicino fisicamente, il suo cuore può essere distante. D’altra parte, se c’è un legame profondo e sincero, anche quando è lontano è come se fosse vicinissimo: ciò che conta è il cuore. Nella sfera del cuore, non esiste separazione. E recitare Daimoku cancella la distanza. Il presidente Toda, in una lettera mandata dalla prigione al figlio, che era stato evacuato da Tokyo per evitare le incursioni aeree, scrisse: «Non potrò vederti per un po’ adesso, ma voglio che ci promettiamo una cosa. Al mattino, nel momento che preferisci, rivolgiti al Gohonzon e recita Daimoku cento volte. Anch’io reciterò cento Daimoku. In questo modo potremo comunicare con il cuore, come un telegrafo senza fili. Potremo parlare l’uno con l’altro. Creeremo un’unione tra padre e figlio; se vuoi, possiamo includere anche la mamma, o anche il nonno e la nonna». Chi abbraccia la fede, non rimane mai isolato, il suo cuore può sempre comunicare. Lo stesso vale per l’educazione dei figli: voi siete impegnati nelle attività buddiste e magari non potete essere sempre insieme a loro. Ma passare molto tempo con i vostri figli non vi garantisce che diventeranno uomini e donne in gamba. Infatti a volte accade che quando i genitori passano molto tempo con loro, i figli diventano troppo dipendenti e non riescono a sviluppare fiducia in se stessi. Per un genitore non c’è niente di più nobile che insegnare ai figli un modo di vivere basato sull’altruismo e sulla dedizione al Buddismo, trasmettendo questo spirito con la propria vita. Formare un forte e sincero legame con i figli è la chiave di un’educazione familiare che fa crescere individui fuori dal comune. Ovviamente ogni famiglia è diversa e non si può generalizzare. Del resto è molto importante passare del tempo prezioso assieme ai figli. Ma l’ingrediente fondamentale dell’educazione rimane un rapporto diretto, da cuore a cuore. La base per un legame del genere è una preghiera profonda. È anche importante cercare concretamente di comunicare i vostri sentimenti e convinzioni ai figli ogni volta che si presenta l’occasione. Non fu l’autorità a unire il Daishonin ai suoi seguaci, né l’interesse. Furono uniti dal cuore. Per questo motivo, il loro legame era forte e indistruttibile e per questo stesso motivo le loro vite traboccarono di benefici e la loro relazione fu nobile ed eterna.


Note:

  1. 1. Mon: unità di moneta dell’antico Giappone che corrispondeva a un millesimo di kan, mille monete infilate insieme in una corda
  2. 2. Mentre Nichiren Daishonin era in esilio a Sado, Sennichi e il marito si convertirono ai suoi insegnamenti. La coppia lo visitava di frequente nella capanna desolata a Tsukahara, portandogli cibo, carta per scrivere e altri oggetti di uso quotidiano. Dopo che il Daishonin venne perdonato, la monaca laica Sennichi mantenne una fede devota e mandò il marito a fargli visita sul monte Minobu per tre volte.
  3. 3. Kalpa medio: secondo il Tesoro dell’Abhidharma circa 15.998.000 anni.
  4. 4. Scegliere il cuore del Sutra del Loto (RSND, 2, 454)
  5. 5. Mononobe no Moriya (m. 587), un ministro che si oppose all’adozione del Buddismo. Quando scoppiò un’epidemia, sostenendo che era a causa della nuova religione, tentò di fermare la diffusione della pratica buddista.
  6. 6. Taira no Kiyomori (1118-1181), capo del clan dei Taira. Nel 1177 scoprì un complotto contro il
    suo clan a Nara e fece distruggere i templi Todai e Kofuku che avevano appoggiato i cospiratori.
  7. 7. Taira no Masakado, un guerriero che detenne il potere nel Giappone orientale. Nel 939 si ribellò alla corte imperiale, autoproclamandosi imperatore. La ribellione fu stroncata e lui rimase ucciso.
  8. 8. Abe no Sadato (1090-1062), capo di una potente famiglia del Giappone orientale. Cercò di rendersi indipendente dal governo imperiale ma fu sconfitto e ucciso in battaglia.
  9. 9. Provincia di Sagami: la provincia dove si trovava Kamakura, sede del governo militare.
  10. 10. Su Wu, ministro della prima dinastia Han. Nel 100 a.C., l’imperatore Wu lo mandò nella terra delle tribù nomadi Hsiung-nu perché si assoggettassero. Il loro capo rifiutò e fece imprigionare Su-Wu in una caverna. Egli patì molte privazioni prima di poter ritornare a Han.
  11. 11. Li Ling (m. 74 a.C.): comandante militare al tempo della prima dinastia Han. Fu catturato in battaglia e fatto prigioniero ma quando la notizia raggiunse la corte, l’imperatore Wu erroneamente credette che egli si fosse rivoltato e fece uccidere tutta la sua famiglia. In seguito si pentì e gli chiese di tornare in patria. Ma Li Ling rifiutò e morì nella terra degli Hsiung-nu.
  12. 12. Sammai-do: un santuario diroccato all’interno di un cimitero, dove il Daishonin passò il suo primo inverno in esilio a Sado.

©ilnuovorinascimento.org – diritti riservati, riproduzione riservata