Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

948  | 
15 dicembre 2025

Le infinite possibilità della vita

Gaia Priolo, Firenze

Una scintilla di speranza ha sempre accompagnato Gaia nella sfida complessa con la malattia. Quella speranza è il frutto del legame con il maestro Ikeda che coltiva fin da bambina grazie alla sua famiglia e alle attività nel Gruppo futuro. Attraverso una forte preghiera ha imparato a vivere con un profondo senso di missione

immagine di copertina

A due anni mi è stata diagnosticata l’artrite reumatoide, una malattia autoimmune cronica. I miei genitori, che praticano il Buddismo dagli anni Ottanta, decisero davanti al Gohonzon che avrei avuto una vita felice e piena di valore. Poi la malattia entrò in remissione totale, contro ogni previsione medica. La mia infanzia è stata luminosa, colma di amore e fiducia nella vita. A quindici anni, però, ho iniziato a stare di nuovo male. Questa volta la diagnosi fu lupus, un’altra malattia autoimmune cronica. Ricordo dolori fortissimi ma dopo un primo momento di sconforto, grazie al sostegno della mia famiglia e dei compagni di fede, e studiando gli insegnamenti di Ikeda Sensei e il Gosho, ho deciso di sperimentare la potenza del Daimoku e il principio di “trasformare il karma in missione”.

Sì. Nonostante la paura, sentivo dentro di me una scintilla di speranza. Credo che quella speranza nascesse dal legame profondo con il maestro Ikeda, coltivato fin da bambina quando partecipavo alle attività del Gruppo futuro e grazie ai miei genitori. Un giorno, in ospedale, ho cominciato a recitare Daimoku con tutto il cuore. All’improvviso ho sentito una gioia immensa, come se la mia vita si aprisse a un’infinita possibilità. Ho percepito l’eternità della vita e la certezza che avrei vinto. Ho sentito una gratitudine profondissima e il desiderio di condividere quella gioia con tutti.

All’inizio provavo paura e un senso di condanna. Mi sentivo privata della possibilità di realizzare i miei sogni. Ma recitando Daimoku ho imparato a guardare la mia sofferenza da un’altra prospettiva. Quando i pensieri negativi mi assalgono, torno davanti al Gohonzon con il desiderio di trasformarli e di incoraggiare me stessa e gli altri, come si legge nel Gosho, «scambiando sassi con oro» (RSND, 1, 679). È stato molto importante superare dentro di me l’opposizione tra salute e malattia, vittoria e sconfitta, che nasce dall’illusione, da un mancato riconoscimento della vera natura della vita. Così ho deciso di utilizzare tutto ciò che vivo, anche la malattia, per la mia felicità e per la felicità degli altri, ovvero per kosen-rufu. Anche per quanto riguarda i farmaci, di cui temevo gli effetti collaterali, pian piano ho compreso che potevo trasformare anche quelle paure in determinazione. Ho portato avanti le mie terapie farmacologiche per vari anni, finché sono state necessarie, ma nonostante ciò la mia vita è stata piena e dinamica. Recitavo Daimoku con la determinazione di vivere in salute e affinché fossero un “elisir” per manifestare la Buddità anche in quella situazione, e la mia vita non ne è mai stata limitata.

Mi sono laureata in Medicina e Chirurgia nel gennaio 2024, determinata a diventare un medico per kosen-rufu. Il Buddismo è la base della mia esistenza: ho condiviso la pratica con tante persone e una delle mie più care amiche ha ricevuto il Gohonzon nel novembre 2024. È stato un giorno di profonda gioia. Da anni la malattia è in remissione stabile, ma nel 2025 lavorando come medico di guardia mi sono trovata spesso a contatto con la sofferenza e l’impermanenza della vita e questo mi ha portato a confrontarmi con la mia stessa paura, che pensavo di avere risolto. Inoltre, durante un tirocinio a Lione, alcuni esami medici sembravano indicare una possibile ricaduta e sono stata ricoverata. Ero andata a Lione per creare dei contatti di lavoro, quindi trovarmi in quella posizione di “paziente” era davvero mortificante. In quell’occasione mi sono anche resa conto che l’idea che la malattia potesse nuovamente manifestarsi come in passato era fonte di grande paura e sofferenza. È stato importante rompere questo guscio con la preghiera. Recitando Daimoku ho sentito che niente mi avrebbe allontanato dal maestro Ikeda. Nessun fenomeno transitorio. Questa consapevolezza mi ha fatto ribaltare la prospettiva: prima di tutto, io sono una Bodhisattva della Terra!

Vuol dire impegnarmi nella mia rivoluzione umana e che come essere umano posso utilizzare gli aspetti della mia vita per sperimentare e dare prova della grandezza del Buddismo, che poi è la grandezza della nostra vita. Questa prospettiva mi porta a un senso di vastità e di possibilità senza limiti. Nella quotidianità può essere difficile rintracciare in che modo si declina vivere da Bodhisattva della Terra, ma per me significa tornare alla mia missione: stare tra le persone e continuare a incoraggiarle, farmi incoraggiare e sperimentare il potere della vita. Ho riconosciuto come la sofferenza mi porti a stare nel piccolo io, a rimuginare, a riportare tutto il pensiero su di me, su quello che mi sta succedendo o che potrebbe succedere. È necessario dunque, nel rispetto del mio corpo, dei miei tempi, allenarmi ad aprirmi agli altri, nelle relazioni, sul lavoro, nell’atteggiamento con i colleghi, nell’attenzione nei confronti dei pazienti o facendo attività nella Soka Gakkai. Come ci ricorda sempre Sensei le persone sono la cosa più importante, questo è cruciale.

Lo scorso maggio le analisi sono risultate perfette e a settembre ho vinto una borsa di specializzazione in Immunologia clinica all’Università di Firenze. Il mio sogno è diventare un medico profondamente umano, capace di contribuire a livello professionale e di aiutare le persone a scoprire la loro forza interiore. Sono determinata a utilizzare la pratica buddista come primo strumento per affrontare qualsiasi cosa si manifesti, senza farmi trascinare dai pensieri o dalla paura. Voglio scardinare l’idea che la felicità dipenda dalle condizioni esterne. Non esistono terre pure o terre impure, corpi puri o impuri: ogni cosa può diventare terreno di vittoria se illuminata dalla fede. Come ha scritto Sensei: «Secondo il Buddismo, la salute non consiste soltanto nell’assenza di malattia. Infatti essa implica la presenza di una profonda compassione nei confronti di tutti gli esseri umani e di un’inesauribile forza vitale che permette di affrontare qualsiasi difficoltà. Raggiungere la condizione di bodhisattva significa conquistare una smisurata forza interiore: in essa è racchiusa, secondo il Buddismo, la quintessenza della salute» (BS, 174).

©ilnuovorinascimento.org – diritti riservati, riproduzione riservata