Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

2 febbraio 2023 Ore 10:03
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Il tema del karma è sempre più attuale e diffuso anche nella cultura occidentale. Lo scopo di questo Focus è approfondirlo, attraverso diversi scritti di Daisaku Ikeda, alla luce del Buddismo di Nichiren Daishonin.
Di solito quando si pensa al karma lo si associa a un destino ineluttabile che ci imprigiona e limita la nostra felicità. Ma il Buddismo di Nichiren Daishonin ci garantisce che possiamo trasformare senza alcun dubbio qualsiasi karma o “destino”, così come siamo. Quando soffriamo pensiamo che la nostra infelicità sia qualcosa di insormontabile. Il Daishonin spiega che la causa della sofferenza e del karma negativo è la nostra oscurità fondamentale, o ignoranza, ovvero l’incapacità di percepire e di credere nella natura di Budda nella nostra vita e in quella degli altri, che è sempre libera e incontaminata. Nichiren Daishonin ci ha indicato la strada e ci ha fornito il mezzo concreto per trasformare il nostro karma e liberarci dalla sofferenza: recitando Nam-myoho-renge-kyo e insegnandolo agli altri, richiamiamo la saggezza del Budda dentro di noi e la risvegliamo. È come accendere la luce in un luogo rimasto buio per migliaia di anni. Come il sorgere del sole, che fa sparire l’oscurità. Quando il sole della Buddità emerge nella nostra vita, tutta la rete di cause ed effetti che abbiamo accumulato dall’infinito passato ne viene illuminata. Non è un’impresa semplice, perché ogni giorno ci imbattiamo in cause esterne o relazioni karmiche che risvegliano la nostra oscurità fondamentale. Per questo è necessario sforzarci costantemente di rafforzare la nostra fede nel Gohonzon e recitare Nam-myoho-renge-kyo mentre lo insegniamo anche agli altri.
Secondo il Buddismo alla base delle nostre esistenze c’è la natura di Budda. Il Daishonin paragona la nostra vita illusa di comuni mortali a uno specchio appannato, e ci esorta a lucidare questo specchio “notte e giorno”. Lucidando costantemente la nostra vita come uno specchio permettiamo a questa natura originaria di felicità assoluta – il nostro vero io – di emergere e manifestarsi.
Questo significa “trasformare il karma”.
Tutto parte dal potenziale di trasformazione della condizione vitale del singolo individuo, capace di far emergere la propria natura originaria nel momento presente. Liberarsi dalle catene del karma non è una lotta solitaria: la rivoluzione umana di una sola persona risveglia quella di innumerevoli altre. Per costruire insieme, istante per istante, un futuro luminoso.

Cos’è il karma?
Nichiren Daishonin parla del karma per spiegare come trasformarlo

La parola karma deriva dal sanscrito e significa «atto» o «azione». Per «azione» nel Buddismo si intendono tre tipologie di azioni: mentale, verbale e fisica; perciò il karma si crea con i pensieri, con le parole e con il comportamento. Già nell’antica India le persone credevano che le circostanze della rinascita fossero determinate dalle buone o cattive azioni compiute, cioè dal karma. Il termine karma originariamente comprendeva sia il karma positivo sia quello negativo, ma col passare del tempo ha acquisito il significato primario di karma negativo, probabilmente a causa di tutti gli eventi dolorosi che le persone difficilmente dimenticano. In ogni caso, quello della trasformazione del karma negativo divenne un argomento religioso di importanza primaria.
La vera essenza del Buddismo è considerare il karma come una propria responsabilità. Ma gli insegnamenti precedenti al Sutra del Loto l’avevano interpretato nel modo sbagliato, ponendo l’accento sul karma senza spiegare con chiarezza che può essere trasformato. Ciò significherebbe non lasciare alle persone altra scelta che rimanere inermi di fronte alle insondabili profondità del proprio karma.
Il Buddismo di Nichiren Daishonin insegna che si può, senza alcun dubbio, trasformare il proprio karma e parla del karma per spiegare come trasformarlo.
(cfr. Il mondo del Gosho, esperia, pag. 435)

La legge di causa ed effetto
Il Buddismo del Daishonin offre una visione rivoluzionaria della legge di causa ed effetto

In uno dei suoi scritti più importanti, L’apertura degli occhi, Nichiren Daishonin cita il seguente passo: «Se vuoi conoscere le cause del passato, guarda gli effetti del presente; se vuoi conoscere gli effetti del futuro, guarda le cause del presente» (RSND, 1, 252).
Questo brano contiene la spiegazione della legge di causa ed effetto che opera attraverso le tre esistenze di passato, presente e futuro. Osservando la nostra situazione presente possiamo percepire le cause che abbiamo posto nel passato, così come gli effetti, o risultati, che si materializzeranno nelle nostre vite in futuro.
Questo è il funzionamento della legge generale di causa ed effetto (o legge di causalità generale). Ma sempre in questo scritto, Nichiren Daishonin spiega ancora più profondamente il principio della causalità della Legge mistica: noi possiamo trasformare definitivamente in questa esistenza il karma che abbiamo creato nelle vite passate. Dalla prospettiva della Legge buddista di causa ed effetto, non c’è alcun motivo di piangersi addosso o di lamentarsi delle proprie circostanze: dovremmo piuttosto sfidarle risolutamente, faccia a faccia, determinati a riscrivere la nostra esistenza. Lasciarsi imprigionare dalle cause del passato e lamentarsi dei loro effetti nel presente conduce a un’esistenza infelice.
Se da un certo punto di vista è vero che il presente è il risultato di cause passate, elevando il nostro stato vitale nel presente possiamo trasformare in positivo anche le cause negative passate.
Toda soleva dire: «Se le persone vivessero pensando soltanto a ciò che sta accadendo loro qui e ora, concentrandosi esclusivamente sugli effetti presenti delle cause passate, l’umanità non si svilupperebbe mai. Praticare il Buddismo della causa originale significa avere ben chiaro che ogni istante della nostra vita è una causa per il futuro». Diceva ancora: «Recitare Nam-myoho-renge-kyo è il mezzo per migliorare il nostro karma. Attraverso la recitazione del Daimoku possiamo pulire le cause passate e i loro effetti, e rivelare il nostro vero io».
(cfr. Maestro e discepolo, esperia, vol. 1, pag. 27)

In che modo si può trasformare il karma?
Recitando e trasmettendo agli altri la Legge mistica possiamo manifestare la Buddità inerente alla nostra vita

Lo scopo della fede e della religione è permetterci di forgiare la nostra vita.
Nel Buddismo di Nichiren Daishonin lo scopo non è meramente ripagare il nostro “debito karmico” in modo che il bilancio tra cause negative e positive torni in pari; piuttosto è convertire il bilancio negativo in positivo. Ciò è possibile grazie alla natura di Budda che esiste nella vita di ogni persona.
L’idea della trasformazione del karma è saldamente sostenuta dal credere nella nostra natura di Budda.
La fede nella Legge mistica ci consente di costruire dentro di noi la forza d’animo per affrontare le grandi difficoltà della vita.
Esse sono occasioni senza pari per purificare le nostre offese passate e mentre le affrontiamo, ci danno l’occasione per manifestare l’immenso stato vitale della Buddità.
Non credere o dubitare dell’esistenza della natura di Budda in noi e negli altri: questo dubbio è la causa fondamentale che impedisce al mondo di Buddità di emergere e che genera vari tipi di karma negativo.
Sradicare questo dubbio e far emergere il mondo di Buddità è la legge causale più importante che ci permette di trasformare il karma. Il karma negativo viene avvolto dal mondo di Buddità e purificato dal suo potere.
Per fare un’analogia, l’apparizione del mondo di Buddità è come il sorgere del sole. Quando il sole sorge a est le stelle che brillavano così vividamente nel cielo notturno svaniscono immediatamente, come se non esistessero. In realtà le stelle non hanno cessato di esistere, sono soltanto diventate invisibili. Se scomparissero, ciò contrasterebbe con il principio di causa ed effetto.
Tuttavia, così come la luce delle stelle e della luna sembra svanire quando sorge il sole, quando facciamo emergere lo stato di Buddità nella nostra vita cessiamo di soffrire per gli effetti negativi di ogni singola offesa passata.
Noi che pratichiamo il Buddismo del Daishonin sappiamo che si può rivelare la propria Buddità recitando e trasmettendo agli altri la Legge mistica, Nam-myoho-renge-kyo, e mettendo le nostre vite in contatto con il Gohonzon.
Ma c’è una grande differenza fra il saperlo teoricamente e sperimentare il potere della Buddità nella nostra vita. Solo affrontando concretamente il nostro karma possiamo acquisire la forza per superarlo e sviluppare un’impareggiabile capacità di tenere testa a qualsiasi problema.
(cfr. Il mondo del Gosho, esperia, pag. 450)

Espandere la condizione vitale
Affrontando i problemi con il Daimoku, essi diventano il nostro trampolino per l’Illuminazione


La preghiera sincera è il mezzo per trionfare sui vari problemi che ci assalgono, come il lavoro, la mancanza di denaro, le relazioni umane, le malattie e così via. Dimostrare la vittoria superando i nostri problemi può servire come fonte di speranza e ispirazione per altre persone che stanno affrontando simili difficoltà.
Possiamo trasformare il karma in missione recitando Nam-myoho-renge-kyo. È fondamentale raccogliere tutto il nostro coraggio e pregare per la felicità nostra e degli altri. Questo dimostra una compassione profonda. Pregando non solo per la nostra felicità, ma anche per quella degli altri, possiamo raggiungere uno stato vitale vasto ed elevato che ci consente di non farci scoraggiare dai problemi, nel senso che pur continuando ad avere problemi, non ci facciamo sovrastare da essi. Per favore, pregate sinceramente per kosen-rufu e prendete coraggiose iniziative e responsabilità nelle attività nell’organizzazione della SGI. Le nostre preghiere per kosen-rufu sono le preghiere dei Budda e dei bodhisattva.
Decidendo di affrontare i problemi e di recitare Daimoku per trovare il modo di risolverli potrete espandere ed elevare il vostro stato vitale. E, prima ancora che ve ne accorgiate, altri problemi minori si saranno nel frattempo risolti durante il percorso. Questa è la suprema essenza dell’insegnamento secondo cui le sofferenze causate dai desideri e dalle illusioni sono un trampolino verso l’Illuminazione.
(cfr. I giovani e gli scritti di Nichiren Daishonin, esperia, pag. 13)

La causa per la vittoria
Il presidente Ikeda racconta che la causa di ogni vittoria della sua vita è stata dedicarsi a kosen-rufu come discepolo del presidente Toda

Nel Buddismo, come anche nella vita, avere un maestro può essere una magnifica causa che poniamo per la nostra crescita. Attraverso l’incontro con un maestro nella fede, rispondendo al suo appello, lottando fianco a fianco con lui e incidendo il suo coraggio e la sua saggezza nella nostra vita, possiamo rompere il guscio del nostro piccolo io. Questa è la forza motrice della vittoria, che ci consente di costruire un grande e forte io.
Il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda era una persona di incomparabile coraggio. Essere suo discepolo mi ha aiutato a superare qualsiasi sentimento di tristezza o di autocommiserazione. Il mio cuore ardeva della gioia straordinaria di poter lottare con tutto me stesso per il mio maestro e per kosen-rufu. Ho combattuto contro tutti gli ostacoli sul nostro cammino utilizzando, come “causa” alla base dei miei sforzi, la potente determinazione che emerge dalla relazione di non dualità di maestro e discepolo.
Quando il sole del voto condiviso di maestro e discepolo sorge nei nostri cuori, inizia una grande trasformazione. Non c’è karma che non possiamo superare, non c’è battaglia che non possiamo vincere.
La relazione tra maestro e discepolo è, in realtà, una componente indispensabile nel processo di causa ed effetto per realizzare la fondamentale trasformazione dello stato vitale insegnata nel Buddismo. La causalità della Legge mistica, in un certo senso, è la causalità di maestro e discepolo.
(cfr. Maestro e discepolo, esperia, vol. 1, pag. 30)

La nostra sfida è trasformare il karma dell’umanità
Perché la mancanza di rispetto per la vita è così diffusa nella società contemporanea? L’umanità è alla ricerca di una filosofia e di una pratica che aprano la via del bodhisattva a tutte le persone

Una volta Josei Toda disse: «La società è complessa e piena di contraddizioni, in nessun luogo è possibile trovare una strada diretta verso la felicità di tutto il genere umano. Potremmo definire questo il karma dell’umanità. Ma il Buddismo di Nichiren Daishonin fornisce i mezzi per trasformare il karma al livello più profondo. Esso insegna un percorso di eterna realizzazione e soddisfazione. Nella vita non c’è cammino più elevato di questo. Ecco perché, se vi dedicate con tutto il cuore alla vostra pratica buddista, non avrete rimpianti».
Lo spirito di dedicarsi altruisticamente a una causa ha un profondo significato nei termini della visione della propria vita. A tutti importa della propria vita, ma ci sono troppi esempi di persone che, eccessivamente preoccupate del proprio benessere, causano sofferenze agli altri e mancano di realizzare il proprio potenziale. Questo, come notava Toda, è il karma dell’umanità.
Nel Gosho Lettera da Sado il Daishonin fa l’esempio del pesce ingannato dall’esca e degli uccelli catturati nella rete a dispetto dei loro sforzi per mantenersi al riparo dal pericolo (cfr. RSND, 1, 266). Lo stesso tipo di illusione fondamentale, o ignoranza, si trova nella profondità dell’esistenza umana.
Gli stati vitali dell’avidità, della collera e della stupidità, che scaturiscono dall’oscurità fondamentale, sono ciò che conduce a tragedie umane come la carestia, la guerra, le epidemie e la distruzione ambientale.
Fino a quando non riusciremo a trionfare su questa ignoranza innata, non potremo trasformare il karma dell’umanità. Perché la mancanza di rispetto per la vita è così diffusa nella società contemporanea? Da un certo punto di vista possiamo imputarlo al fatto che molte persone non hanno a cuore scopi o ideali ai quali dedicarsi senza riserve.
Chi si dedica a una nobile causa incentrata sul rispetto per la vita, generalmente apprezza profondamente il valore della propria e dell’altrui esistenza. Chi manca di uno scopo importante che gli permetta di elevarsi, tenderà a essere facilmente fuorviato dall’ego, dai desideri e dalla paura, e finirà persino per perdere la vita per cose insignificanti.
La fede che nutriamo nella Legge mistica – la verità ultima e la forza motrice dell’universo – è un grande astro di creazione di valore che permette alla vita di risplendere al massimo. La Legge mistica ha la funzione di scacciare l’oscurità fondamentale, o ignoranza, dalla nostra vita, e di far emergere e sviluppare il nostro coraggio, la saggezza e la compassione innate. Per realizzare tale trasformazione è fondamentale agire con l’altruismo di un bodhisattva. L’umanità è alla ricerca di una filosofia e di una pratica che aprano la via del bodhisattva a tutte le persone.
(cfr. Maestro e discepolo, esperia, vol. 1, pag. 61)

Il karma si trasforma in missione
Grazie alla pratica buddista, possiamo dare un nuovo significato alle sofferenze e condurre una vita felice

Nichiren Daishonin affrontò grandi persecuzioni per propagare la Legge mistica. Esse erano per lui una fonte di grande gioia perché le stava affrontando per condurre le persone all’Illuminazione. Egli poteva aiutare coloro che soffrono soltanto condividendo i loro stessi dolori e avversità dimostrando, da essere umano, come superarli.
Con il suo comportamento il Daishonin offrì un esempio di come si trasforma il karma ai suoi discepoli e alle generazioni future. Il suo è un grande risultato spirituale che ci ispira a fare lo stesso.
Con tutte le lotte compiute come singolo essere umano, il Daishonin ci ha indicato la strada per trasformare il nostro destino, la strada della trasformazione del karma in missione.
Tutti noi abbiamo il nostro karma. Ma quando lo guardiamo dritto in faccia e ne cogliamo il vero significato, allora ogni avversità può aiutarci a condurre una vita più ricca e profonda. Le azioni che compiamo per affrontare il nostro karma diventano un esempio e una fonte d’ispirazione per innumerevoli altre persone.
Quando trasformiamo il nostro karma in missione trasformiamo il ruolo che esso svolge, da negativo a positivo.
Perciò, chi continua ad avanzare considerando qualsiasi cosa come parte della propria missione sta procedendo verso la trasformazione del proprio karma.
(cfr. Il mondo del Gosho, esperia, pag. 460)

Domanda e risposta

Durante un recente corso di studio europeo, Masaaki Morinaka, responsabile del Dipartimento di Studio della SGI, ha risposto alla seguente domanda

Qual è il punto fondamentale per ottenere risposta alle nostre preghiere?

Nichiren Daishonin afferma che tutte le nostre preghiere otterranno risposta: «Anche se può accadere che uno miri alla terra e manchi il bersaglio, che qualcuno riesca a legare i cieli, che le maree cessino di fluire e rifluire o che il sole sorga a ovest, non accadrà mai che la preghiera di un praticante del Sutra del Loto rimanga senza risposta» (RSND, 1, 306). E poi: «Se preghi con forza che ti siano concessi subito dei benefici, come possono le tue preghiere rimanere senza risposta?» (Ibidem, 307).
Tutte le nostre preghiere avranno risposta, ma se la risposta è diversa da quella per cui abbiamo pregato?
Il presidente Ikeda ci incoraggia a continuare a sfidarci recitando Daimoku fino a ottenere una risposta.
Non sempre il risultato è immediato, anche un albero non cresce in una notte. Tuttavia continuando a recitare Daimoku sinceramente, ogni giorno, potremo osservare la nostra vita in modo più chiaro. Con il tempo saremo sicuramente in grado di cambiare la direzione della nostra esistenza e un giorno, guardando indietro, ci accorgeremo che tutto si è mosso nel modo per noi migliore. Noi persone comuni vorremmo subito vedere un risultato e quando ciò non accade ci sentiamo sconfitti, ma che cos’è veramente la vittoria?
Sensei afferma che anche una sconfitta può essere il seme della vittoria futura. Ci sono esperienze di persone che avendo vinto sono diventate arroganti, e questo le ha portate a fallire. Solo osservando l’intero corso della vita si può vedere la vittoria. Ciò che veramente conta è vincere alla fine. Non c’è dubbio che continuando a recitare Daimoku potremo aprire le porte della speranza per il futuro.
Coltivare questa convinzione è molto importante. In questo percorso si manifesteranno benefici visibili, come quando di fronte a un problema siamo protetti e tutto si risolve velocemente; il beneficio invisibile riguarda invece il fatto di costruire uno stato vitale ricco e vasto, come l’acqua che si alza con le maree.
Comunque sia, il punto fondamentale è il nostro atteggiamento nella fede. Nichiren Daishonin scrive: «Sto pregando con tanta convinzione come se dovessi accendere il fuoco con legna bagnata o estrarre l’acqua dal terreno riarso» (RSND, 1, 395).
Il Daishonin ci insegna a pregare con questo atteggiamento, trasformando l’impossibile in possibile. Quindi è importante approfondire la nostra convinzione.
Ne La nuova rivoluzione umana (vol. 1, cap. “Pionieri”), sensei incoraggia un uomo che dopo aver avviato un’impresa agricola è pieno di debiti. Per risolvere la situazionelo incoraggia a recitare un Daimoku sincero e forte, basato su un solenne voto. “Voto” significa fare una promessa, è l’impegno di realizzare kosen-rufu, ad esempio: «Io realizzerò kosen-rufu, perciò decido di tirare fuori tutto il mio potenziale, decido di fare un’esperienza incredibile nel mio lavoro!».
Ognuno di noi è nato per realizzare la propria unica missione di Bodhisattva della Terra. Quando manteniamo il voto di kosen-rufu al centro della nostra preghiera, possiamo dire di essere Bodhisattva della Terra.
Quando recitiamo Daimoku con la determinazione assoluta: «Vivrò la mia vita per compiere la mia missione», anche un singolo Daimoku raggiunge l’intero universo. Un Daimoku risoluto e sincero basato sul voto per kosen-rufu muoverà qualsiasi cosa.

Le sfortune si trasformano in fortuna

Esperienza di Carmen

Carmen non si è mai arresa. Sostenuta dalla pratica, dalle guide del maestro e dal Gosho anche nella disperazione ha trovato una via d’uscita. E giorno dopo giorno, anno dopo anno, il suo karma è diventato la sua missione

Ricordo la sensazione che provai quando iniziai a praticare: poter sentire gioia e speranza in mezzo alla sofferenza. Dopo un anno ricevetti il Gohonzon. All’epoca mi dedicavo assiduamente a tutte le giovani donne della mia zona, provavo gratitudine e custodivo nel cuore la frase che mia sorella mi aveva regalato all’apertura del Gohonzon: «Una donna che fa offerte a questo Gohonzon attira la felicità in questa vita, e nella prossima il Gohonzon sarà con lei e la proteggerà da ogni lato […]. Come una lanterna nell’oscurità, come un forte braccio che ti sostiene lungo un sentiero infido, il Gohonzon ti circonderà e ti proteggerà, signora Nichinyo, dovunque tu vada» (RSND, 1, 738). Non avevo idea che quel Gosho mi avrebbe accompagnata per un lungo periodo.
Nel 1999, alla fine di una gravidanza problematica per cui recitai tanto Daimoku, nacque Leonardo.
Dopo diversi mesi dalla nascita ci accorgemmo che aveva dei problemi, ma i medici non sapevano darci delle spiegazioni. In quel periodo rimasi incinta di due gemelli, ma solo Lorenzo nacque sano e illeso. Un giorno, disperata perché Leonardo continuava a non stare bene, andai davanti al Gohonzon e con coraggio decisi che avrei sviluppato gli occhi del Budda: doveva emergere la causa del suo malessere, e l’avremmo superata a suon di Daimoku. Dopo un’ennesima crisi di pianto lo portammo in ospedale e questa volta decisi che non sarei andata via fino a che non si fosse manifestata in modo inequivocabile la causa della sua sofferenza.
Dopo varie analisi e una radiografia del cranio, ci dissero che Leonardo poteva avere una cisti nel cervello oppure un tumore. Per verificare ci sarebbero volute quarantotto ore. Furono le ore più lunghe di tutta la mia vita, le passai a fare Daimoku e mi tornò in mente un incoraggiamento ricevuto anni prima: il Daimoku non va mai sprecato, il beneficio emerge quando serve. E io sentivo che in quel momento stava emergendo! Avevo passato mesi concitati: sempre in ospedale con lui, mi sentivo molto vulnerabile, quando crollavo rileggevo Risposta a Kyo’o «Nam-myoho-renge-kyo è come il ruggito di un leone. Quale malattia può quindi essere un ostacolo?» (RSND, 1, 365). La diagnosi fu un’affezione neurologica – la malformazione di Chiari 1 – per cui una parte del cervelletto scende al di sotto della base cranica, entrando nel canale spinale. Ciò comporta una compressione del cervelletto e del midollo spinale e impedisce il normale flusso del fluido cerebro-spinale, un liquido che scorre intorno al cervello e al midollo.
Ci dissero che a diciotto mesi Leonardo avrebbe dovuto essere operato per ricostruire l’osso madre dietro la nuca creando lo spazio necessario per la circolazione del liquor. Questo era la causa dei suoi pianti, dei suoi terribili mal di testa, oltre a tutti gli altri sintomi dovuti alla sindrome. Aggiunsero che non era dato stabilire se in quei diciotto mesi avesse subìto danni cerebrali per via della pressione cranica. Nel frattempo era nato Lorenzo.
Iniziai così l’esperienza più forte della mia vita. Uscita dall’ospedale dopo il parto, vi entrai nuovamente per la seconda operazione di Leonardo per il drenaggio dei ventricoli, in quanto persisteva una leggera pressione cranica.
Nello stesso periodo, mio marito ebbe un tracollo finanziario con molte ripercussioni sul nostro rapporto già poco solido. Affrontavo un pezzo alla volta, cercando di non cadere nella disperazione. I miei compagni di fede mi sostenevano con grande forza e compassione, furono anni bui, illuminati dalla forza del Daimoku, dalla lettura del Gosho e dall’attività con i compagni di fede. La riabilitazione di Leonardo fu molto lenta e per dodici lunghi anni i medici non poterono dirci se ci fossero danni cerebrali. Recitavo Daimoku per la sua completa guarigione e felicità, leggevo e rileggevo frasi di Gosho e incoraggiamenti del presidente Ikeda, in particolare: «Ognuno di noi è un Budda così com’è, pienamente e completamente dotato», quindi anche Leonardo lo era.
Dopo dodici anni in cui non si manifestarono mai i sintomi che la scienza prevede, il medico, dopo l’ultima risonanza magnetica, ci comunicò che Leonardo era completamente guarito. Sentii che la montagna che avevo dentro finalmente crollava, l’avevamo buttata giù alla fine! Leonardo cominciò a praticare a circa nove anni, e Lorenzo qualche anno dopo.
Adesso hanno rispettivamente diciotto e sedici anni e sono membri del Gruppo futuro.
Negli anni ho avuto moltissimi benefici oltre alla guarigione di Leonardo, ho pagato tutti i debiti, ho comprato una casa, ho avuto un grande beneficio a livello professionale che mi ha permesso di non essere mai senza soldi, senza cibo, senza vestiti.
Anche nei periodi più difficili non ho mai mancato di fare l’offerta per kosen-rufu.
Oggi recitato Daimoku con tutta me stessa affinché i miei due ragazzi, tutti i membri del capitolo in cui faccio attività, e tutto il mio quartiere godano di prosperità e buona salute. E prego di incontrare vita dopo vita il mio maestro, per sempre!

Tirare fuori il meglio di me

Esperienza di Daniele

Ogni situazione, anche la più difficile, può essere l’opportunità per diventare la persona che vorremmo essere. Daniele, incoraggiato dalle parole di Nichiren Daishonin a recitare Daimoku come “per estrarre acqua dal terreno riarso”, ha trasformato così ogni aspetto della sua vita

Da ragazzo faticavo a stabilire rapporti d’amicizia sinceri basati sulla fiducia e mi sentivo spesso solo.
«Chi si dibatte nell’inferno della sfiducia […] sente la vita imbottigliata in un minuscolo spazio» (Saggezza, 2, 286). Mi sentivo spesso così e passavo le giornate nella rabbia, con la sensazione di vivere in un ambiente di persone superficiali.
I rapporti coi miei genitori, invece, sono sempre stati ottimi, con un’unica divergenza di vedute sulle mie prospettive lavorative. Infatti, seppure fossi sempre riuscito a trovare dei lavori interessanti, a volte mi ricordavano che avrei dovuto cercare impieghi più a lungo termine.
Fu anche per assecondarli che per un anno lavorai in una multinazionale, nella quale trovai ottimi colleghi ma un lavoro che non mi piaceva, per quanto mi impegnassi. All’apice dello stress accettai un’offerta da un’azienda che si occupava di corsi di lingua inglese.
Fu lì che sentii parlare per la prima volta del Buddismo di Nichiren Daishonin perché scoprii che quattro nuovi colleghi, con cui strinsi un profondo legame d’amicizia, praticavano.
Uno di loro mi regalò il dialogo del presidente Ikeda con lo storico inglese Arnold Toynbee. Mi colpì l’idea buddista della rivoluzione umana, e cioè che il cambiamento della società è possibile soltanto se si parte da un cambiamento profondo da parte di ciascun individuo. Iniziai a recitare Daimoku nel maggio 2010 e partecipai a uno zadankai. Quel mese lo ricordo bene perché non solo iniziai a praticare, ma smisi di fare due attività attorno alle quali ruotava il mio tempo libero: giocare a calcio e andare allo stadio. Iniziai anche ad aiutare mio nonno nei campi, cosa che mi permise di passare più tempo con i miei nonni. In un mese avevo rivoluzionato la mia vita e nel luglio 2011 ricevetti il Gohonzon.
I miei genitori, cattolici, sono venuti due volte allo zadankai; mia mamma mi ha detto di essere contenta che io abbia trovato un maestro come Ikeda.
In questi anni ho parlato del Buddismo a tante persone, cinque delle quali sono membri in prima linea della Soka Gakkai.
Durante una cena con amici, qualche anno fa, dopo un’accesa discussione uno di loro mi abbracciò dicendomi: «Dani, senza di te saremmo persi».
Pensai al periodo in cui mi sentivo solo e fui veramente grato di essere cambiato così tanto grazie al Daimoku e alle attività per gli altri che mi avevano permesso di tirare fuori il meglio di me. Uno degli amici di quella sera ha ricevuto il Gohonzon nel 2016.
In quel periodo la mia carriera languiva. Ricordando che sensei esorta a “essere in anticipo sui tempi”, mi misi due grandi obiettivi di Daimoku e di studio. “Il Buddismo è ragione”, spiega il presidente Ikeda, quindi feci Daimoku per agire in base alla saggezza e non all’emotività.
Decisi di licenziarmi per diventare un libero professionista e avere un guadagno migliore e orari più flessibili. Avevo basato la mia decisione sulla fede, ne parlai coi miei genitori e questa volta il loro appoggio fu totale.
Il primo anno fu duro: i soldi che portavo a casa erano pochi.
Nei momenti di difficoltà pensavo sempre a una guida di Toda in cui esortava ad approfondire la fede. Arrivai a recitare quattro ore di Daimoku al giorno e nel tempo libero andavo a trovare i compagni di fede.
Nel frattempo, accettavo ogni sfida che mi veniva proposta nell’attività buddista con entusiasmo, pensando che ognuna sarebbe stata un’opportunità: «Kosen-rufu non è altro che pregare e agire per la felicità degli altri. Solo così ci si incammina verso una fortuna eterna e illimitata» (NRU, 1, 60). Da allora la mia carriera è stata un crescendo. Insieme a due cari amici nel 2015 ho realizzato un documentario; ho aperto due blog, uno dei quali è visitato da oltre trentamila persona al mese; tre aziende, che mi assicurano un’ottima entrata, sono mie clienti fisse. In generale, mi occupo di cose che mi appassionano molto.
Pur avendo tanti impegni, trovo sempre il tempo per incontrare i giovani uomini della Liguria, considerando questi incontri delle occasioni per stringere delle forti amicizie basate sulla lotta per realizzare un grande ideale.
Sul piano sentimentale ho sempre fatto fatica ad avere rapporti soddisfacenti e duraturi. Così ho deciso di mettere in pratica una guida di Toda secondo cui «cambiare è più importante che capire» (Saggezza, 3, 148).
Mi misi a recitare Daimoku “per estrarre acqua dal terreno riarso”, come insegna il Daishonin. Dopo alcune settimane, una ragazza alla quale avevo chiesto di uscire un paio d’anni prima mi ha cercato. Ero indeciso, ma recitando diverse ore di Daimoku prima di incontrarla sono riuscito con la preghiera a trasformare qualcosa dentro di me e ad andare oltre la mia resistenza.
Oggi stiamo felicemente insieme. Lei è membro della Soka Gakkai, ha un profondo legame con sensei e il nostro rapporto è basato sull’incoraggiamento reciproco costante e sul desiderio di realizzare kosen-rufu.
Anche in questo caso, mettere in pratica le guide di sensei mi ha aiutato a tirare fuori il meglio di me.
Per il futuro, voglio continuare a migliorare e aiutare quante più persone possibili, mostrando attraverso la trasformazione del mio karma la prova concreta dei benefici che si possono ottenere con la pratica buddista e il legame con il maestro Ikeda.

Ho imparato a non essere sconfitta

Esperienza di Antonella

Sfidandosi completamente nelle attività per gli altri e superando i suoi limiti, Antonella ha fatto fiorire la sua vita.  Il Daimoku e lo studio l’hanno protetta in un momento cruciale e l’hanno sostenuta nel creare una rete di Bodhisattva della Terra nel nuovo paese in cui vive

Ho iniziato a praticare nel 2006, a ventiquattro anni, grazie a mia sorella che mi ha parlato del Buddismo di Nichiren Daishonin. All’epoca frequentavo l’Università di Roma e non credevo di poter essere felice, non avevo la minima fiducia in me stessa e negli altri.
La mia vita era completamente bloccata dalla paura. Avevo anche lasciato più volte gli studi. La mia più grande fortuna è stata di aver subito creato un legame con il maestro Ikeda, leggevo e mettevo in pratica i suoi incoraggiamenti e ogni giorno recitavo una gran quantità di Daimoku. Sin dall’inizio mi fu consigliato di prendere parte a quante più attività possibili all’interno della Soka Gakkai, in modo da sviluppare me stessa e superare i miei limiti. Questo è stato il miglior consiglio e sfidandomi costantemente, la vita è completamente fiorita.
Nel 2011, da responsabile byakuren, feci attività per il cinquantesimo anniversario della prima visita di Daisaku Ikeda in Europa. Cinquemila persone da tutta Europa parteciparono al meeting. Ero così spaventata da quella responsabilità che decisi di recitare tanto Daimoku ogni giorno per tutto l’anno, in modo da superare la paura e credere nelle mie capacità.
Grazie al Daimoku fui in grado non solo di svolgere un’attività gioiosa, ma anche di trasformare profondamente la mia vita ottenendo una grande protezione per ciò che mi sarebbe accaduto poco dopo.
All’inizio del 2012, fui ricoverata d’urgenza in ospedale per un forte mal di testa che mi causò l’immediata perdita della vista, della parola e della coscienza, e anche l’impossibilità di muovere la parte destra del corpo.
Le mie condizioni erano così serie che i dottori credevano avessi avuto un ictus.
Ciononostante, ho potuto vedere quanto il Daimoku recitato mi avesse protetto nel momento cruciale. Quel giorno ero sola a casa, ma prima di perdere coscienza fui in grado di aprire la porta e di richiamare l’ultimo numero in memoria sul cellulare che fortunatamente era mia sorella. Questa è l’unica cosa che ricordo.
Il giorno dopo, quando recuperai la coscienza, nella mia camera d’ospedale c’era una mia cara amica che stava recitando Daimoku al mio fianco. E anche se non potevo ancora parlare e vedere bene, la prima cosa che feci, fu recitare Gongyo. Grazie all’allenamento nel Gruppo giovani di sfidarmi risolutamente e di incoraggiare sempre la persona che ho di fronte, quando recuperai la capacità di parlare, iniziai a fare shakubuku, prima alla mia compagna di stanza, poi alle persone delle stanze accanto fino a incoraggiare l’intero reparto, inclusi dottori e infermieri.
In circa venti giorni di ospedale ho parlato del Buddismo di Nichiren Daishonin a più di cinquanta persone e organizzato due zadankai. I dottori mi dissero che soffrivo di emicrania emiplegica, una rara e progressiva forma di emicrania, e che avrei dovuto prendere antiepilettici per tutta la vita, ma io sentii di essere completamente sana. Effettivamente da allora non ho mai più avuto problemi di salute e non ho mai preso antiepilettici.
Questo è stato un importante punto di svolta nella mia vita. Ho rafforzato il rapporto con mia madre, che pratica dal 2009, cioè da quando con mia sorella le abbiamo fatto shakubuku. Lei, dopo avermi osservata in quei giorni di malattia mi disse: «Sei nata per amare le persone». Le sue parole mi toccarono il cuore e realizzai che non avevo più paura di amare.
Poco dopo incontrai Roberto. Nel giro di poco tempo decidemmo di sposarci anche se gli era stato appena offerto un lavoro in Slovacchia. Per un anno, ogni mattina, recitammo Daimoku a distanza e dopo essermi laureata in Farmacia in tempo record, mi sono trasferita in Slovacchia nel dicembre 2013.
I primi mesi furono estrema-mente difficili. Roberto lavo-rava tutto il giorno, tutti i giorni. Io non parlavo né inglese né slovacco. Tuttavia non ero scoraggiata.
Avevo il mio maestro e una forte preghiera nel cuore. Anche se eravamo solo in due come membri della Soka Gakkai in tutta la Slovacchia, decidemmo di tenere gli zadankai ogni settimana.
Negli anni successivi abbiamo incontrato molti ostacoli e a volte ci sembrava che niente stesse cambiando. Abbiamo avuto un grande supporto dai membri della SGI austriaca e italiana. E recitando insieme con tutto il cuore, abbiamo aperto una nuova strada.
Nel 2016, il presidente Ikeda ha fatto la seguente richiesta ai membri della SGI: «Vi prego di promettere insieme a me di lavorare sodo in questi due anni per espandere la rete dei Bodhisattva della Terra» (NR, 590, 5). Così, abbiamo determinato di fare del nostro meglio e abbiamo recitato Daimoku per incontrare tanti discepoli di sensei.
Abbiamo consegnato il primo Gohonzon ad Alessandra, una nostra amica, collega e vicina di casa. Nel 2017, sette persone hanno ricevuto il Gohonzon e nuovi membri si sono trasferiti in Slovacchia da altri paesi. Ho ricevuto molti benefici grazie alle attività per kosen-rufu: la salute, la laurea, un marito e Daniele, un figlio meraviglioso. Tuttavia il beneficio più importante è stato l’aver imparato a non essere mai sconfitta.
Non so cosa accadrà nel futuro, ma qualsiasi cosa accada non smetterò mai di recitare Daimoku e di incoraggiare le persone.
Ho imparato che sostenendo la vita delle altre persone, sostengo la mia stessa vita.

Non esiste un karma
che non possa essere superato con la fede

«La vita può essere considerata una lotta implacabile contro il proprio karma. Può accadere di perdere la persona amata, oppure di cadere gravemente malati. O ancora di ritrovarsi in cattivi rapporti con i familiari, di avere figli che prendono una cattiva strada, di perdere il lavoro, di subire il fallimento della propria azienda o vivere di stenti… Le difficoltà e le sofferenze ci piombano addosso come le onde furiose di un mare in burrasca, ogni volta sorprendendoci e spingendoci a domandarci se ci siano davvero avversità peggiori di quelle che incontriamo. È per far fronte a tutto questo che esiste la fede. Per renderci ancora più forti. Infatti non esiste, nel modo più assoluto, un karma che non possa essere superato attraverso la fede. La nostra mente verrà temprata, divenendo più forte e profonda, nella misura in cui affronterà fatiche e difficoltà senza arrendersi, e svilupperà così la forza necessaria per superare qualsiasi prova. In questo modo potremo ugualmente coltivare un grande stato vitale, grazie al quale comprenderemo il dolore e le sofferenze che provano gli altri, sapremo condividere tali sofferenze e sviluppare l’empatia per incoraggiare le persone dal profondo del cuore.
Vivere senza demoralizzarsi di fronte alle avversità, continuando a lottare intrepidi contro di esse, è in sé la dimostrazione del potere immenso del Buddismo. In altre parole, quando viviamo con tutte le forze per la causa di kosen-rufu, il nostro karma così com’è diventa la nostra preziosa missione, e le sofferenze che viviamo si trasformano in inestimabili tesori del cuore» (Daisaku Ikeda, NR, 30).



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Per approfondire

La saggezza del Sutra del Loto, esperia, vol.1, pagg. 387-392, 416-423
I misteri di nascita e morte, esperia, pagg. 27-37
Le basi del Buddismo di Nichiren Daishonin, NR, 629, 26
Il mondo del Gosho, esperia, pagg. 395-462
Maestro e discepolo, esperia, vol. 1, pagg. 27-36, 61-72
Cos’è la rivoluzione umana, esperia, pagg. 69-90
La vita mistero prezioso, Bompiani, pagg. 205-214, 234-239