Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

2 gennaio 2026

La rivoluzione umana: capitolo “La determinazione”

Tutte le puntate

Nel 2026 celebriamo il settantesimo anniversario della Campagna di Osaka, in cui il maestro Ikeda mostrò come, attraverso una incrollabile fede nel Gohonzon, l'impossibile può trasformarsi in possibile. Pubblichiamo il capitolo completo "La determinazione" del volume 10 de "La rivoluzione umana".

immagine di copertina

Il 4 gennaio 1956 a Osaka faceva freddo. La pioggia gelida che aveva cominciato a cadere alle prime luci dell’alba diminuì nel pomeriggio e cessò verso sera, ma il cielo rimase coperto. Shin’ichi Yamamoto era partito alle 9.00 sull’espresso Rondine da Tokyo ed era arrivato al centro della Soka Gakkai del Kansai verso sera. Fermandosi davanti all’edificio lo contemplò per alcuni istanti.
“È un vecchio edificio a tre piani”, pensò dentro di sé, “ma sembra più grande del centro di Tokyo”. Il palazzo in precedenza aveva ospitato un conservatorio ed era stato acquistato nell’autunno precedente. Per dicembre erano state completate delle ampie ristrutturazioni e il 13 dicembre si era tenuta l’inaugurazione, con l’apertura del Gohonzon al Centro culturale. Davanti al Gohonzon appena aperto, Josei Toda, riferendosi al Centro culturale, aveva detto ai membri del Kansai che avevano ottenuto un tesoro inestimabile senza nemmeno cercarlo. Il fatto che fossero in grado di accogliere il Gohonzon speciale iscritto appositamente dal patriarca corrispondeva perfettamente al passo del Sutra del Loto che afferma: «Abbiamo ricevuto un tesoro inestimabile senza cercarlo». Le fondamenta per un movimento che avrebbe agito in favore del futuro di Kansai, egli dichiarò, erano state poste. «D’ora in avanti proteggete questo Centro culturale», proseguì Toda. «Sono molto grato a tutti voi e vi chiedo dal profondo del cuore di fare del vostro meglio.
Non sono solito adulare o lusingare alcuno, quale che sia la sua posizione sociale. Non potrei farlo neanche se volessi. Di solito le persone tendono a giudicare gli altri proprio in merito alla reputazione o alla ricchezza, ma nel Buddismo le cose non stanno così.

A che cosa serve il denaro in fin dei conti? Se ne avete abbastanza per soddisfare tutte le vostre esigenze è inutile che ne desideriate di più. Se anche ne aveste dell’altro, non sareste in grado di utilizzarlo. Ho parlato con una persona oggi, e le ho detto che non ho assolutamente più bisogno di denaro. Sono pronto a sacrificare la mia vita per il bene della Legge, e sento di rispettarvi profondamente per gli sforzi che state sostenendo per realizzare kosen-rufu». Incalzato dal proprio senso di responsabilità in quanto persona che aveva richiesto questo Gohonzon, Toda sottolineò che i membri del Kansai non dovevano lasciarsi sviare dalla tendenza della regione a porre il massimo interesse sul profitto. Piuttosto, ribadì, avrebbero dovuto coltivare una fede pura e risoluta fino alla fine. «Desidero quindi che voi, membri di Osaka, preghiate davanti a questo Gohonzon e riempiate le vostre vite di benefici», disse in conclusione, con gli occhi che esprimevano a un tempo calore e severità. «Recuperate la salute se siete malati. Guadagnate abbastanza denaro per vivere confortevolmente se siete poveri. Portate avanti la vostra fede in modo perfetto e diventate felici. Questo è il miglior modo che avete per ricambiare il vostro debito di gratitudine nei miei confronti». Shin’ichi Yamamoto non aveva potuto partecipare alla cerimonia di apertura del Gohonzon il 13 dicembre. Era un martedì, ed era dovuto rimanere a Tokyo per affrontare i molti compiti legati alle sue responsabilità. Era alla guida dello staff generale dei giovani e del Dipartimento di pubbliche relazioni della Soka Gakkai, e contemporaneamente era responsabile del capitolo Bunkyo. Inoltre lavorava presso la compagnia per l’industria e il commercio Daito. In quel periodo era particolarmente indaffarato a causa di un evento del tutto inatteso.
Nel corso del mese precedente, un giornale aveva pubblicato un resoconto erroneo secondo il quale le campagne della Soka Gakkai violavano la legge contro le attività sovversive. Shin’ichi si era fatto carico personalmente di condurre i colloqui con la testata e ottenere la ritrattazione dell’articolo. Ma ora, 4 gennaio, Shin’ichi Yamamoto finalmente era in grado di osservare con i propri occhi l’edificio che era diventato il centro della regione di Kansai.

Aveva visitato per la prima volta Osaka nel 1952, nel corso della campagna estiva di propagazione. Da allora aveva accompagnato Josei Toda in quella città diverse volte, per partecipare alle riunioni generali del capitolo e alle grandi riunioni della Divisione giovani. Dal mese di settembre del 1954, inoltre, era stato incaricato di tenere le lezioni per la quinta classe dei candidati del Dipartimento di studio, e aveva visitato la città regolarmente ogni mese. Sebbene il capitolo fosse ancora nella fase iniziale della sua crescita, i membri erano dotati di un forte spirito di ricerca e Shin’ichi si era subito sentito in grado di trasmettere a tutti loro cosa fosse la linfa vitale della fede e dello studio. In occasione di quella visita, invece, nel suo cuore già avevano cominciato a prendere forma i piani per la grande campagna che si sarebbe tenuta nel 1956. Diversi responsabili lo accolsero all’ingresso. Cominciò con una visita di tutto l’edificio in loro compagnia. I corridoi erano abbastanza stretti e i soffitti relativamente bassi. Sembrava che l’edificio si fosse gradualmente sviluppato in fasi successive, e come risultato di ciò vi erano moltissime piccole stanze. In precedenza il palazzo aveva ospitato una scuola di musica, e quindi era dotato di un auditorium con un palco e di almeno cinquanta piccole aule. Naturalmente erano occorsi notevoli interventi di ristrutturazione. L’auditorium al primo piano era stato trasformato in una grande sala da centoventi tatami. I muri delle classi erano stati abbattuti per realizzare gli spazi per uffici, sale di riunione e così via.
Al piano terra vi erano un ufficio, una grande sala, l’alloggio del sovrintendente e un garage. Al primo piano c’erano sei piccole stanze per riunioni, dove i responsabili potevano incontrare i membri che venivano per ricevere i consigli personali, e dove gli staff della statistica e delle altre divisioni potevano lavorare. Inoltre, vi erano diverse stanze allestite con tatami che potevano accogliere i responsabili in visita nel caso fosse stato necessario.
Al secondo e ultimo piano era stata realizzata una sala da sessantacinque tatami per ospitare il Gohonzon, la sala del presidente, una sala da disegno e due camere in stile giapponese.

(RU, 10, 1-4)


Shin’ichi Yamamoto entrò nella sala del Gohonzon e si inchinò davanti all’altare. Insieme ai venti o trenta responsabili che lo avevano atteso cominciò a fare gongyo. La sua voce era tesa, eppure non mostrava il minimo cenno di fatica. Vibrante e sonora, permeò l’aria fredda della sala, e trasformò l’atmosfera in pochi attimi. Gli altri responsabili, recitando il sutra, si sentirono inconsciamente spinti a sedere eretti. Prima che se ne rendessero conto, le loro voci si erano fuse con quella di Shin’ichi in una profonda preghiera e tutti avevano completamente dimenticato il freddo della sala. Nel momento in cui iniziarono a recitare daimoku, cominciarono a sorgere in modo tangibile le preghiere di ciascuno.
Al termine del rito, Shin’ichi Yamamoto rimase a osservare il Gohonzon per alcuni istanti, poi si voltò e guardò in volto i responsabili. «Questo è un Gohonzon veramente potente», disse con un tono appassionato, sopraffatto dall’emozione. Ancora una volta rivolse il suo sguardo verso il Gohonzon. «Prosperità della grande Legge e realizzazione di tutte le preghiere», disse, leggendo lentamente le parole iscritte sul lato destro. «L’iscrizione afferma chiaramente che la suprema Legge prospererà nel Kansai e realizzerà tutte le vostre preghiere. Questo è un Gohonzon veramente fantastico.
Con questo siamo certi di poter vincere la campagna di Kansai!» Contagiati dalla sua emozione i responsabili a loro volta osservarono il Gohonzon come se lo stessero vedendo per la prima volta. Sul lato destro si trovava l’iscrizione che Shin’ichi aveva letto, mentre sulla sinistra vi era scritto: “Iscritto per il centro di Kansai della Soka Gakkai, su richiesta di Josei Toda”.
Seiichiro Haruki, responsabile del capitolo di Osaka riandò col pensiero al Gohonzon che veniva custodito al centro della Soka Gakkai a Tokyo. Ricordava che sulla destra vi era l’iscrizione “Propagazione compassionevole della grande Legge e realizzazione della grande preghiera di kosen-rufu”. Sul lato sinistro vi era scritto: “Affidato eternamente alla Soka Gakkai”.
Haruki era commosso. Il Gohonzon nel centro della Gakkai garantiva la realizzazione perpetua di kosen-rufu. Quello del centro di Kansai invece assicurava che il Buddismo di Nichiren Daishonin sarebbe prosperato in tutta la regione e che le preghiere di tutti i seguaci sarebbero state esaudite. Che beneficio per i membri di Kansai!

Haruki si rese conto che ciò di cui ciascuno aveva più bisogno adesso erano le sincere e oneste preghiere rivolte al Gohonzon. Tuttavia non riusciva a convincere se stesso del fatto che le sole preghiere avrebbero permesso di ottenere la vittoria nella loro campagna.
Come responsabile del capitolo di Osaka, Seiichiro Haruki sapeva che la forza attuale dei membri nell’area era relativamente modesta. Se anche il numero dei membri fosse aumentato rapidamente nel corso dei sei mesi successivi era chiaramente impossibile riuscire a raggiungere una forza tale da poter vincere. Bene, pensò, il movimento di kosen-rufu richiederà molti sacrifici lungo il cammino. Io non risparmierò alcuno sforzo.
Aveva già raggiunto quella certezza pensando alla sua candidatura per la circoscrizione della prefettura di Osaka in occasione delle elezioni alla Camera dei consiglieri fissate per luglio. Ma le parole di Shin’ichi pronunciate in quel momento avevano colpito le orecchie di Haruki e quelle degli altri responsabili della zona come un fulmine a ciel sereno. Ciascuno di loro deglutì sensibilmente e rivolse tutta la sua attenzione al giovane.
«Non vi preoccupate di nulla, fate soltanto il meglio che potete» disse Shin’ichi. «Io mi assumerò personalmente tutte le responsabilità per questa campagna per conto del presidente Toda». Sebbene parlasse tranquillamente, una determinazione indomabile emanava dal suo volto. Aveva dichiarato «siamo certi di vincere» e lo aveva detto proprio nel momento in cui era giunto a Osaka e aveva finito gongyo. Ma non si trattava certo di una convinzione formatasi in quel momento.
Prima di poter fare quell’affermazione così decisa al centro di Kansai aveva affrontato tremende prove. Già dall’autunno precedente aveva sostenuto sforzi faticosissimi e continui istante per istante, senza che nessuna delle persone presenti lo sapesse.
La Soka Gakkai aveva conseguito una piena vittoria nella campagna nazionale per le elezioni dei rappresentanti regionali che si erano tenute il 30 aprile del 1955. Di lì a poco l’organizzazione aveva cominciato a considerare l’opportunità di presentare alcuni candidati per la quarta elezione della Camera dei consiglieri, fissata per l’anno seguente. Riunioni programmatiche si erano tenute diverse volte alla presenza di Josei Toda, ma poiché la campagna imponeva una pianificazione meticolosa e accurata, la decisione finale venne annunciata nel mese di ottobre. Tre candidati avrebbero concorso per i seggi assegnati proporzionalmente su scala nazionale e due per quelli delle prefetture. Toda aveva affidato la piena responsabilità per la campagna nella circoscrizione della prefettura di Osaka a Shin’ichi. Seiichiro Haruki era il candidato designato.
Haruki si era unito alla Soka Gakkai e aveva cominciato a partecipare alle attività quando ancora era un famoso lanciatore di una squadra di baseball che aveva sede a Kansai. Dopo breve tempo lasciò la squadra e, dedicatosi alle attività della Soka Gakkai con tutte le sue forze, aveva contribuito a stabilire le fondamenta di quello che adesso era un capitolo in rapida crescita.
La sua candidatura era una buona scelta per diverse ragioni, tuttavia i membri dell’area erano ancora pochi, circa trentamila famiglie. Con un nucleo così modesto come avrebbe mai potuto raccogliere gli oltre duecentomila voti necessari per essere eletto? La campagna probabilmente non sarebbe andata a buon fine e si sarebbe risolta in un fallimento: soltanto un sognatore poteva ambire alla vittoria in una elezione sulla base di simili presupposti.

(RU, 10, 4-8)


Ciascuno dei tre candidati che partecipavano alla circoscrizione nazionale poteva contare sul sostegno di circa centomila famiglie. Per quanto riguardava l’area metropolitana di Tokyo, vi erano ben più di novantamila famiglie appartenenti alla Soka Gakkai. Inoltre l’organizzazione poteva contare su una schiera di responsabili anziani che ormai avevano alle spalle molti anni di fede. Il candidato nella circoscrizione della prefettura di Osaka era l’unico che si trovava in una posizione totalmente diversa. La campagna sembrava decisa ancor prima di avere inizio. Tutti i membri della Soka Gakkai nella regione di Osaka praticavano da un periodo di tempo piuttosto limitato e la formazione dei pochi nuovi responsabili era iniziata da qualche mese. Josei Toda riconobbe la situazione di Kansai per ciò che era in realtà: praticamente senza speranze. Perfettamente consapevole di ciò decise di affidare a Shin’ichi Yamamoto la guida della campagna nella regione. Nel corso di quei difficili anni la fiducia e l’affetto che provava per il discepolo erano cresciuti a dismisura. Diversamente, Toda non avrebbe mai preso in considerazione quell’idea. Più di ogni altra cosa desiderava che fosse Shin’ichi a guidare la campagna. La vittoria o la sconfitta per lui erano secondarie. Doveva affidare al suo discepolo il difficile compito di aprire un nuovo cammino verso kosen-rufu nel futuro. Shin’ichi era la pupilla dei suoi occhi ed egli sapeva che ormai non poteva sperare di vivere ancora a lungo. Doveva quindi vedere Shin’ichi combattere con valore e mostrare tutte le sue capacità come Bodhisattva della terra. Solo allora Toda sarebbe stato certo che l’organizzazione avrebbe proseguito il suo cammino anche dopo la sua morte. Era già giunto a decidere di affidare tutte le responsabilità dell’eterno flusso di kosen-rufu a quel suo giovane discepolo di soli ventotto anni.

Nei nove anni precedenti Shin’ichi non aveva mai protestato davanti alle richieste di Toda, implicite o esplicite che fossero. Anche nel pieno delle terribili battaglie e difficoltà che avevano condiviso fra il 1950 e il 1951, il giovane aveva continuato a rispondere appieno alle aspettative del suo maestro. Toda aveva formulato una serie interminabile di richieste apparentemente impossibili, ma ogni volta Shin’ichi si metteva in prima linea per rimuovere gli ostacoli lungo il cammino. Quando Shin’ichi seppe ciò che Toda si aspettava da lui per la campagna di Kansai, rispose al desiderio del maestro senza un attimo di esitazione. Naturalmente era consapevole del fatto che l’obiettivo poteva considerarsi praticamente irrealizzabile, alla luce dei fatti, e sulle prime sprofondò nella disperazione. Non aveva nessuno con cui condividere il tormento che provava, la preoccupazione per le sorti della campagna. Non sapeva neanche da dove cominciare. Nel pieno dei suoi dolorosi e faticosi sforzi per la ricerca di una soluzione si sentiva come in agonia. Avrebbe voluto mettersi a urlare. Poi, uno dopo l’altro, come nuvole nel cielo, cominciarono ad apparire nella sua mente alcuni passi del Gosho. Passi che mettevano chiaramente in evidenza come si potesse trasformare ciò che apparentemente era impossibile in una cosa possibile. Quelle frasi gli dicevano che la chiave per la vittoria non risiedeva necessariamente nella forza numerica, quanto nell’indistruttibile unità di un gruppo anche piccolo, e rivelavano che il potere della fede non conosceva limiti. Dopo tutto non era forse lui un seguace del Buddismo di Nichiren Daishonin nell’Ultimo Giorno della Legge? Se gli insegnamenti del Daishonin erano veri, allora non c’era dubbio sul fatto che egli avrebbe potuto dimostrarne la validità. Non affermava forse il Gosho: «Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra»? Shin’ichi adesso comprendeva pienamente che le uniche cose sulle quali poteva contare erano il Gohonzon e il Gosho.

Shin’ichi cominciò quindi decidendo di ottenere la vittoria e poi prese ad analizzare con cura la situazione per mettere a fuoco il punto da cui partire. Per ottenere l’obiettivo era essenziale come minimo raddoppiare il numero dei membri attuali. Se questa cosa fosse stata realizzata, la vittoria li avrebbe premiati alla fine del percorso, per quanto dura potesse essere la marcia. Molto bene, pensò Shin’ichi, per raddoppiare la forza attuale i membri dovranno partecipare con gioia e contribuire alla diffusione del Buddismo. Questo richiedeva che ciascuno fosse adeguatamente ispirato e incoraggiato ad accrescere il potere della propria fede e a rivolgere al Gohonzon preghiere forti e sincere. Le persone praticavano da poco tempo, quindi prima di tutto era necessario che fossero veramente convinte di quanto grande e valido fosse l’insegnamento di Nichiren Daishonin. Ognuno doveva comprendere la correttezza dell’insegnamento attraverso la prova concreta, la prova teorica e quella documentaria, cosicché nella vita delle persone potesse scaturire un profondo senso di gioia, la gioia della fede. Per buona sorte Shin’ichi teneva le lezioni per gli aspiranti membri del Dipartimento di studio. Prima di tutto decise che avrebbe incoraggiato i membri di Kansai che amava tanto, attraverso lo studio del Buddismo. I volti dei suoi cari amici della zona gli apparivano nella mente uno dopo l’altro, visi brillanti di grande determinazione. Cominciando da quell’autunno ogni parola e ogni frase che egli disse nelle sue lezioni traboccava di un entusiasmo del tutto straordinario.

(RU, 10, 8-11)


La sera del 14 ottobre pioveva, Shin’ichi era a casa e si stava spremendo il cervello pensando e ripensando ai piani della campagna, quando all’improvviso giunse Seiichiro Haruki. Questi era sconcertato dal fatto che gli fosse stato proposto di candidarsi alle elezioni. Agli occhi di Shin’ichi il famoso lanciatore di qualche anno prima appariva veramente mortificato. «Mi sento in un vicolo cieco» disse Haruki con il suo accento di Kansai. «Non ho la minima idea di cosa fare». «Noi tutti abbiamo una missione da compiere in questo mondo» lo incoraggiò Shin’ichi. «Dobbiamo tenere questo bene a mente e fare tutto ciò che possiamo». Haruki rimase con il volto teso. «Nessuno può dire come andrà a finire la battaglia finché non ci si lancia nella lotta» disse Shin’ichi osservando di nuovo l’amico. «Questa è la mia battaglia di esordio. E anche per te, Sei, sarà la prima. Siamo entrambi destinati ad affrontare questa campagna. So che non sarà un compito facile, ma il nostro presidente ci ha chiesto di farlo. Non credi che questa sia una ragione più che sufficiente?» «Fin troppo» rispose Haruki. «Ma io non ho proprio idea di che cosa fare». Per la prima volta da quando era arrivato aveva alzato lo sguardo e aveva sorriso a Shin’ichi. «Non credevo che un lanciatore dal braccio così forte si lasciasse spaventare da un’elezione» disse Shin’ichi anch’egli sorridendo. «Usiamo il nostro coraggio e facciamo tutto ciò che possiamo».

Haruki rispose: «Questa volta il mio coraggio sembra proprio non voler venir fuori. Verrebbe se mi trovassi al centro del campo pronto a lanciare la mia prima palla, ma il fatto di essere un candidato è tutt’altra cosa rispetto all’essere un giocatore di baseball». «Lo so bene. È proprio per questo che ti ho detto che questa sarà la nostra battaglia di esordio. Come afferma il Gosho, i discepoli di Nichiren non dovrebbero essere codardi. Rassegnati Sei, affida tutto al Gohonzon. Dobbiamo soltanto pregare, pregare e avanzare». «D’accordo, forse sono nato codardo» mormorò Haruki a se stesso col volto serio. A quel punto Shin’ichi non riuscì a trattenere una risata. «Un codardo alla prima battaglia» disse divertito. «Potrebbe venirne fuori uno splendido cartone animato». A quel punto anche Haruki scoppiò in una risata e si grattò la testa con timidezza.

Si accinsero immediatamente a fare ciò che avevano appena detto: si inchinarono davanti al Gohonzon e fecero Gongyo pregando a lungo. Haruki rimase fin dopo mezzanotte. Dopo averlo salutato Shin’ichi aprì il Gosho e cominciò uno studio lungo e accurato. Comprendeva fin troppo chiaramente il motivo per cui Haruki aveva esitato. Anche a lui sarebbe piaciuto poter andare da qualcuno a lamentarsi e a esprimergli le proprie paure, ma non poteva. Secondo le statistiche era possibile che i tre candidati della circoscrizione nazionale e quello di Tokyo riuscissero a essere eletti. D’altra parte era chiaro come il sole che Haruki non aveva la minima possibilità. Tuttavia il cuore di Shin’ichi ardeva della fiera determinazione di non fallire l’obiettivo dell’elezione di Haruki. Non poteva permettersi di perdere la campagna per due ragioni. Prima di tutto la sconfitta avrebbe ostacolato i piani del presidente Toda. In secondo luogo, Shin’ichi avrebbe perso la sua prima battaglia su ampia scala per kosen-rufu. Sarebbe stata una sconfitta tremenda nella sua vita, che fino a quel momento era stata dedicata a una missione suprema. Sentiva di dover vincere a tutti i costi. Se questa campagna, la prima di cui si trovava a essere responsabile, si fosse conclusa con un successo, sarebbe diventata la sorgente da cui avrebbero poi tratto forza tutte le sue future iniziative. Se il principio della coerenza dall’inizio alla fine era vero, allora non c’era alternativa al fatto di ottenere la vittoria. In quel momento non ne era consapevole, ma in seguito avrebbe compreso che quella rappresentò la campagna che dimostrò le sue capacità, la battaglia che decise il corso della sua vita. Shin’ichi era pronto ad affrontare qualunque difficoltà pur di conseguire lo scopo. Si era alzato da solo.

Undici giorni dopo, la sera del 25 ottobre si tenne una riunione del Suiko kai. In quella occasione Josei Toda rivelò per la prima volta ai giovani i nomi delle cinque persone proposte dalla Soka Gakkai per le elezioni della Camera dei consiglieri del 1956. Essi erano Koichi Harayama, responsabile del Dipartimento di statistica, Katsu Kiyohara, responsabile del Dipartimento dei consigli personali, Hisao Seki, responsabile della Divisione giovani, Seiichiro Haruki, responsabile del capitolo di Osaka e Shunzo Jujo, consigliere della Divisione culturale. Jujo in precedenza era stato un membro della Camera dei pari, ma gli altri quattro non avevano la minima esperienza di politica. I giovani rimasero sorpresi nel conoscere i cinque nomi: si trattava di responsabili anziani che conoscevano piuttosto bene. Toda aveva spesso parlato loro della sua visione di kosen-rufu nel futuro. Ogni volta che era capitata l’occasione aveva manifestato l’opinione che le attività politiche dovessero essere parte del movimento di kosen-rufu. Aveva inoltre chiarito che era sua intenzione formare degli statisti di un tipo che non era mai esistito in precedenza. I giovani tuttavia non si erano certo aspettati che quel momento sarebbe arrivato così presto. Si erano sentiti certi che egli parlasse di un futuro piuttosto distante. Dapprima l’organizzazione avrebbe dovuto fare eleggere dei rappresentanti nelle amministrazioni locali in tutto il paese, proprio come era stato fatto l’anno precedente, e così si sarebbe dovuto continuare per un certo numero di anni. In questo modo si potevano formare membri delle assemblee municipali metropolitane e delle prefetture. Poi, una volta che le persone fossero state sufficientemente esperte e addestrate, qualcuno di loro poteva essere scelto per concorrere al parlamento nazionale. Ma ecco venire annunciati d’improvviso i cinque candidati per la dieta.

(RU, 10, 11-14)


I giovani si resero conto del fatto che il movimento di kosen-rufu stava avanzando con un passo particolarmente rapido. Non era certo quello il momento per starsene a guardare. Avevano considerato le osservazioni di Toda più come sogni che come progetti. Ma i sogni di Toda di solito si trasformavano velocemente in realtà, proprio come egli aveva programmato. Forse, pensarono quei giovani, i tempi stavano maturando: l’anno seguente i loro responsabili anziani avrebbero portato sul bavero della giacca il distintivo di membri della dieta. Nel caso in cui altri avessero dovuto seguire a ranghi serrati i pionieri, loro stessi l’avrebbero fatto. Nel corso degli anni Toda aveva continuato a dare a ciascuno consigli severi ma molto sinceri. Mai in precedenza si erano sentiti consapevoli del significato del suo addestramento. Non poterono fare a meno di sentire i brividi correre lungo la schiena. I giovani compresero una volta di più che il loro presidente non parlava mai di ipotesi astratte: le sue erano sempre affermazioni basate sulla realtà. «Sto aspettando con pazienza e ansia il giorno in cui spiegherete le ali e prenderete il volo» disse Toda ai giovani riuniti. «A differenza del clero, noi non possiamo dedicare il nostro tempo esclusivamente alla fede, così siamo tutti destinati a manifestare le nostre grandi capacità in quei campi a cui ci chiama la nostra missione. Non vi può essere una sola eccezione, altrimenti non si potrà realizzare kosen-rufu. Voi state portando avanti la vostra pratica buddista e vi state sforzando per la vostra rivoluzione umana proprio per prepararvi a quel giorno. Con questo non voglio dire che dovete praticare per guadagnarvi la fama o le ricchezze o solo per soddisfare le vostre ambizioni. Questo non dovrà mai accadere: la fede deve essere sincera sempre e comunque, altrimenti non sarete in grado di sviluppare una forza vitale abbastanza salda da permettervi di combattere contro le funzioni demoniache. Questo è il punto più importante che vorrei teneste sempre a mente».

Toda corse con lo sguardo su tutti i presenti: «Forse non capirete adesso» disse dopo un po’ come se parlasse a se stesso, «ma la cosa non è importante. A ogni buon conto, io aprirò il cammino attraverso i rovi e gli arbusti su cui voi dovrete poi avanzare. Vi prego quindi di aver fiducia e di seguirmi». Da ottobre a dicembre Shin’ichi Yamamoto fu sempre molto preso e partecipò a una serie di riunioni che richiedevano la sua presenza. Inoltre dovette dedicarsi a questioni che lui solo poteva curare. Tuttavia non dimenticò per un solo istante la campagna di Osaka che si avvicinava. Il fatto di essere incapace di dimenticarsene voleva dire essere profondamente preoccupato della cosa. Nessuno se non Toda era consapevole della sua angoscia. Un giorno, verso la fine dell’anno, Toda si rivolse a Shin’ichi con simpatia. La sua sortita fu improvvisa. Quello che disse non sembrava frutto di una lunga riflessione. «Una vita piena di sofferenze è una vita veramente vissuta, Shin. Soltanto affrontando le sofferenze una persona sarà in grado di comprendere che cosa sia veramente la fede. È questo che ti renderà un grande uomo». «Sì, signore» rispose concisamente Shin’ichi. Il suo maestro comprendeva il tormento che stava vivendo. Shin’ichi si sentì profondamente grato. “Io adesso vivo per il mio maestro” pensò dentro di sé, e si sentì finalmente in pace. Tuttavia, dal punto di vista fisico era completamente esausto a causa degli sforzi tremendi che aveva sostenuto momento per momento nel corso degli ultimi mesi. Era stato anche colpito da attacchi di nausea alla vigilia di Capodanno e durante il giorno di Capodanno. Come era d’uso aveva partecipato alla cerimonia al centro. Subito dopo, aveva seguito il gruppo del presidente Toda al Tempio principale. Il monte Fuji si innalzava nel cielo limpido nel momento in cui egli giunse allo Hoanden per partecipare alla prima cerimonia dell’anno il 2 gennaio. Inutile dirlo, espresse una profonda preghiera in merito alla campagna di Osaka davanti al Dai Gohonzon. Mentre recitava sentì che nel suo cuore lo sconforto cedeva il posto alla fiducia. Un pensiero all’improvviso gli attraversò la mente: era come se finalmente avesse ottenuto una chiara risposta alla domanda che aveva continuato a porsi negli ultimi mesi. Il Sutra del Loto rappresentava la strategia di un grande generale. Ecco cos’era, pensò Shin’ichi. Il Gohonzon e la fede; qualsiasi cosa dipende da loro. Quale che sia l’epoca o la condizione specifica, la qualifica di un leader buddista dipende dal fatto che egli sia in grado di impiegare la strategia del Sutra del Loto come un generale. Quando finì la recitazione, la mente di Shin’ichi era rapita in un caleidoscopio di pensieri.

Il pellegrinaggio di Capodanno sarebbe proseguito sino al 5 gennaio ma Shin’ichi lasciò il tempio poco dopo le 15.00 del 2. Tornò a casa verso le 19.30. Sebbene il freddo invernale fosse insopportabile sentiva ardere nel cuore un grande fuoco. Rifletté che doveva attuare dei miglioramenti in casa e in altri aspetti della sua vita, in modo da conservare tutte le forze. A causa della febbre non fu in grado di alzarsi il mattino del 3 gennaio. Dato che duravano ancora le vacanze di inizio d’anno non doveva andare a lavorare e rimase a letto tranquillamente fino a mezzogiorno. Vennero a fargli visita diversi amici. Ma non si sentiva nello stato d’animo giusto per accoglierli. Dopo aver chiacchierato brevemente con ciascuno di loro, chiese di essere lasciato solo. Si sentiva dispiaciuto, ma nella sua mente prevalevano i pensieri relativi alla campagna di Osaka. Di nuovo sprofondò nelle riflessioni. D’improvviso, senza neanche volerlo, ricordò un qualche cosa che una volta aveva letto, una frase di Edmund Spenser. “Sii coraggioso, sii coraggioso, ovunque sii coraggioso”. Era un aforisma del saggio poeta che insegnava alle persone come affrontare le circostanze della vita. Non era proprio quella determinazione, pensò Shin’ichi per un attimo, la stessa insegnata dalla Legge mistica? Verso sera si sentì un po’ meglio. La sua mente corse ai responsabili di Bunkyo, che sicuramente speravano di accoglierlo alla festa di inizio d’anno che si sarebbe tenuta quella sera. Lasciò la casa con animo allegro. La casa del responsabile di capitolo era affollata di persone, i visi di tutti i presenti erano vigorosi e gioiosi. Shin’ichi invidiò lo sguardo sereno di ciascuno. Sentiva su di sé pesare una grande fatica. Dopo il ricevimento, ripensando al viaggio a Osaka che avrebbe dovuto affrontare il giorno seguente, tornò a casa in taxi. Fu così che Shin’ichi Yamamoto trascorse i primi tre giorni di gennaio, prima di giungere al centro culturale di Kansai il 4. Nei Capodanni precedenti era sempre stato pieno di speranze e di determinazione. Ma quest’anno si sentiva diverso. La battaglia decisiva si avvicinava giorno dopo giorno ed egli si sentiva in preda alla tensione.

(RU, 10, 14-18)


La sera del 4 gennaio, come da programma, tenne una lezione alla settima classe dei candidati per il Dipartimento di studio. Più di duecento persone si erano riunite nella grande sala del piano terreno. L’esame si sarebbe tenuto di lì a undici giorni. I presenti si sforzarono di ascoltare con la massima attenzione, cercando di capire la parte finale dell’Entità della Legge mistica, uno dei Gosho più difficili fra tutti quelli scritti da Nichiren. La sezione iniziava con una frase che afferma: «Domanda: chi nell’Ultimo Giorno della Legge ha percepito l’entità dell’illuminazione?» Shin’ichi esaminò il testo riga per riga spiegando ciascuna parola da tutti i possibili punti di vista. Disse ai suoi ascoltatori che in essenza soltanto loro, discepoli di Nichiren Daishonin, erano in grado di percepire l’entità dell’illuminazione e di conseguire la Buddità. Dopo aver descritto quella condizione di felicità assoluta in modo chiaro, egli concluse che la cosa fondamentale era approfondire la fede negli insegnamenti del Daishonin e la pratica di Nam myoho renge kyo. Subito dopo venne la volta di una sessione di domande e risposte e si levarono molte mani.

Un uomo chiese: «Penso che L’entità della Legge mistica sia un Gosho veramente difficile. Si legge: “Il Gran maestro Tien-t’ai afferma in Grande concentrazione e visione profonda: ‘L’oscurità e le illusioni sono di per sé illuminazione alla natura essenziale dei fenomeni, la natura intrinseca della vita. Ma a causa dell’influenza delle illusioni, l’illuminazione si trasforma in oscurità’.” Non riesco proprio a capire cosa significhi. Non sono in grado di capirlo». Shin’ichi sorrise e annuì: «Quando leggiamo L’entità della Legge mistica e gli altri scritti di Nichiren possiamo comprendere quanto siamo limitati. In precedenza, durante la lezione, ho spiegato perché sia così difficile per tutti noi comprendere il Buddismo del Daishonin. Il motivo è che noi forse abbiamo creduto in altre religioni e abbiamo offeso il Gohonzon nel passato. È per questa ragione che occorre moltissimo tempo per percepire finalmente l’entità dell’illuminazione. La causa dell’ottusità che alberga nella nostra mente risale alle azioni offensive commesse nel passato. Non possiamo certo pretendere che le nostre menti si liberino completamente nello stesso istante in cui noi prendiamo fede nella Legge; tuttavia, dedicandoci sinceramente alla pratica e allo studio, prima che sia passato molto tempo ci renderemo conto del fatto che siamo diventati capaci di comprendere a fondo ogni passo del Gosho. In questo momento ci stiamo in qualche modo aggirando lungo il cammino senza sapere dove andare. Occorre invece continuare a praticare e a studiare sinceramente. Verrà sicuramente il tempo in cui ci sentiremo abbastanza saggi da poter comprendere il Gosho senza difficoltà. Forse, allora, ascoltando le mie parole direte a voi stessi: “Ah, adesso capisco che cosa significa quel passo”, ma io non sono tanto sicuro che riuscirete veramente a capirlo, perché in ciascuno rimane una certa oscurità. In ogni modo, cercherò di spiegare il passo per come le mie modeste conoscenze lo consentono».

Si rivolse quindi alla persona che aveva fatto la domanda. «Probabilmente lei rimane senza parole davanti alla frase “Ma a causa dell’influenza delle illusioni, l’illuminazione si trasforma in oscurità”, non è vero? Noi siamo stupidi e spesso ingannati dalle illusioni. Ma in verità esse sono parte della nostra natura intrinseca. E questo lei pensa che sia strano, vero?» «Sì, sì, è proprio quella la parte strana». La risposta diretta provocò una risata fragorosa fra tutti i presenti, e Shin’ichi lasciò che lo slancio di buonumore si calmasse. «In Grande concentrazione e visione profonda di T’ien-t’ai vi è un passo molto noto che afferma: “L’emergere di tutte le cose è la manifestazione della loro intrinseca natura, e la loro estinzione è il ritiro di tale natura nello stato di latenza”. In termini semplici, la natura intrinseca significa la nostra vita in un singolo istante, in altre parole la natura fondamentale della Legge. Penso che sia più facile capirlo in questo modo. Da un punto di vista teorico l’espressione natura intrinseca si riferisce alla vita stessa. L’illusione indica i nove mondi.

La frase dice che l’essenza dell’illusione è la natura illuminata della Legge. In sostanza, significa che anche l’ignoranza ha la sua origine nella Legge mistica, ovvero nella propria vita». Gli ascoltatori si sentivano sempre più accalorati e elettrizzati da una energia che scorreva loro nel corpo, man mano che Shin’ichi procedeva. La fede, che in loro stava nascendo, sembrava averli portati alla più bella lezione di Gosho che avessero mai ascoltato. «Che cosa trasforma l’illuminazione in ignoranza? Le illusioni. Una vita di illusioni è impura, mentre una libera dalle illusioni è pura. Quando prevale la natura impura, l’illuminazione si trasforma in oscurità. Il Daishonin aveva compreso perfettamente questo fatto. Proprio per questa ragione ha lasciato a noi il Gohonzon nell’Ultimo Giorno della Legge e ci ha insegnato che attraverso la preghiera al Gohonzon possiamo purificare completamente la nostra natura contaminata, ogni volta. È questo il motivo per cui la fede è essenziale per la vita umana e dobbiamo coltivarla con sincerità. Facendo così, vedremo le nostre menti chiarirsi e liberarsi gradualmente; tutte le cose andranno proprio come desideriamo e, senza accorgercene, ci incammineremo lungo la via della vera felicità. Può darsi che io non sia stato perfettamente esauriente, ma spero che abbiate capito qualcosa di questo passo. Vi prego di continuare a praticare fino al punto in cui vi sentirete completamente padroni del suo significato».

Altre domande seguirono in rapida successione. Sebbene fosse giunto il momento di chiudere la riunione, i presenti non volevano lasciare andare Shin’ichi. Egli quindi spiegò che non poteva rispondere ad altre domande perché doveva partecipare a una riunione dei responsabili di gruppo della Divisione giovani, che erano già riuniti nella sala al piano superiore. Notando il disappunto sul volto dei presenti, promise che avrebbe tenuto un’altra sessione di domande e risposte il 14 gennaio, il giorno precedente la data fissata per gli esami. La maggioranza dei responsabili di gruppo della Divisione giovani erano ragazzi e ragazze che praticavano da meno di un anno. Come se intendesse porre ciascuno al centro dell’attenzione, Shin’ichi li consigliò su diversi argomenti della vita che stavano ostacolando la loro pratica di fede. La maggior parte dei problemi erano di natura generale e preoccupavano più o meno tutti quanti. Ma in alcuni casi si trattava di questioni personali particolari e difficili da sconfiggere. Cercò di dare tutto se stesso per consigliare accuratamente le persone mettendosi nei loro panni, deciso a che nessuno di loro lasciasse la riunione senza sentirsi sollevato e pronto a una nuova partenza. Shin’ichi si sentiva affaticato come gli capitava sempre quando teneva riunioni di questo genere. Parlò con i responsabili di gruppo in assoluta sincerità, perché sapeva fin troppo bene che solo la sincerità poteva far sì che i germogli scaturissero nella vita delle persone. Dopo la riunione andò in una stanza accanto e si distese per riposare. Era deciso a guidare accuratamente ciascuno dei membri di Kansai, perché sapeva che questa sarebbe stata la chiave per tutta la campagna. Più era difficile lo scopo da realizzare, più sarebbe stato necessario che ogni persona si sentisse traboccare di gioia e si sforzasse attivamente di contribuire all’obiettivo. Era un requisito essenziale e lui non sarebbe mai stato soddisfatto a meno che i membri di tutta la regione si fossero alzati sulla base della fede. Per far sì che ciò accadesse doveva dedicarsi con tutte le sue energie a sviluppare la fede di ogni singola persona. Era deciso a farlo fino a quando il tempo e le forze fisiche glielo avrebbero permesso. Avrebbe incontrato il maggior numero possibile di persone cercando di conoscerle direttamente e di conoscere i loro problemi, così da fare di tutto per incoraggiarle nella fede.

(RU, 10, 19-23)


Il giorno seguente Shin’ichi stava già vivendo appieno la sua determinazione, facendo in modo che gli altri lo seguissero. Gettò tutto se stesso nella creazione di un vortice di attività gioiose e dedicò la giornata ai consigli personali. Si incontrò con tutte le persone che vennero al centro di Kansai, sia che fossero responsabili sia che fossero membri, con la preghiera che non una sola di queste persone si tirasse indietro nel corso della campagna. Incoraggiò ciascuno con tutto il cuore. I consigli proseguirono dalle 10.00 alle 18.00 con Shin’ichi che si sforzava di manifestare uno spirito saldo e incrollabile. Sin dai tempi del presidente Makiguchi il principio dei consigli personali era stato sempre quello del dialogo individuale, che mirasse ad aprire nuovi orizzonti nel cuore dell’ascoltatore. Non era quindi una sorpresa che i problemi presentati a Shin’ichi il 5 gennaio fossero tanto numerosi e vari. Vi erano persone che soffrivano di malattie per cui la scienza medica non aveva cure. Altre affrontavano difficoltà finanziarie che non si sentivano in grado di superare per quanto duramente lottassero. Altre ancora, invece, erano afflitte da problemi di coppia oppure da difficoltà con i figli o i genitori e né l’etica né la morale potevano dare loro una soluzione. Tutte le persone ovviamente erano molto preoccupate.
Ciascuno portava i propri problemi davanti a quel giovane, Shin’ichi Yamamoto. Avevano tutti abbracciato la fede di recente, proprio in virtù del fatto che era stato detto loro che si sarebbero potuti risollevare dalle loro circostanze. Ma nel momento in cui si accorgevano che la cosa non era così facile, abbastanza comprensibilmente erano diventati impazienti e avevano cominciato a nutrire alcuni dubbi in merito alla fede nel Buddismo.

Shin’ichi si faceva carico di tutti i problemi. Come prima cosa spingeva ognuno a comprendere che ogni sofferenza era causata dal karma. Poi esponeva gli insegnamenti del Buddismo sull’eternità della vita attraverso passato, presente e futuro. Alla luce di questo principio, avrebbero dovuto per prima cosa lottare per risolvere il problema fondamentale del karma. Il Buddismo di Nichiren Daishonin esisteva per questo motivo.
Egli lo sottolineava con molta convinzione, riportando altre esperienze per illustrare il punto. Metteva in risalto la capacità di ogni persona di fare affidamento sul potere della fede. In molti casi vide le loro espressioni addolcirsi per il sollievo, il calore e la gioia apparire nei loro cuori. Tutti rimasero colpiti da quel giovane responsabile, Shin’ichi Yamamoto, che li aveva consigliati in modo così sincero come se i loro problemi fossero i suoi. Shin’ichi mangiò velocemente una zuppa, in quanto la riunione dei responsabili di settore doveva iniziare da lì a poco e vi sarebbero stati tutti i responsabili anziani del Kansai. Si stese per un attimo, esausto dopo gli incoraggiamenti personali. Quando venne il momento, si sforzò di alzarsi e si avviò verso la stanza del Gohonzon al terzo piano.
«Buonasera» disse in modo amichevole con l’accento del posto. I partecipanti risposero all’unisono. «È passato un po’ di tempo dall’ultima volta, state bene?» «Sì» risposero tutti insieme e questo gli fece capire che erano preparati al dialogo. Com’era normale per una riunione di responsabili, nessuno guardava in basso. Tutti avevano gli occhi puntati su Shin’ichi come se cercassero la strada per la campagna che stava per avviarsi.
«Dal mio arrivo, ieri, ho pregato davanti al Gohonzon di questa stanza» iniziò Shin’ichi. «È un Gohonzon meraviglioso, che promette che la Legge mistica prospererà a Kansai ed esaudirà tutti i nostri desideri. Dato ciò, tutto il resto dipende dalla forza delle preghiere e dell’azione. Questo è quello che abbiamo, tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Cari amici, ora che abbiamo questo Gohonzon a Kansai, perché non offriamo insieme una grande preghiera?» Uno scroscio di applausi e grida provenne dalla sala. Lo spirito di Shin’ichi penetrò il cuore dei responsabili, ma sebbene fossero tutti galvanizzati, nessuno sapeva di quale tipo di preghiera si trattasse. Aspettavano con espressione rapita.

Shin’ichi rivelò che la preghiera riguardava la vittoria alle elezioni di luglio. «Sarò sincero con voi, perché siete tutti responsabili anziani» disse. Poi espose in modo accurato quanto fosse debole la forza a Kansai e come fossero lontani dalla vittoria. Sapeva che soltanto la verità sarebbe stata d’aiuto nel far prendere una ferma determinazione. Quando i responsabili appresero della situazione allarmante, i loro volti si rannuvolarono visibilmente per il disappunto: la loro campagna sarebbe stata inutile. «Chiunque penserebbe che la vittoria sia impossibile» disse Shin’ichi «e probabilmente è così che vi sentite adesso. Ma non dimenticate questo meraviglioso Gohonzon che abbiamo, che ha il potere di trasformare ciò che normalmente riteniamo impossibile in qualcosa di possibile. Chi rinuncia ancor prima di provare non conosce il potere della Legge mistica. Nichiren Daishonin è chiaro su questo punto. Nell’ultima frase di un suo scritto afferma: “Sto pregando con tanta convinzione come se dovessi accendere il fuoco con legna bagnata o estrarre l’acqua dal terreno riarso, affinché nonostante questa sia un’epoca di disordini, il Sutra del Loto e le dieci fanciulle demoni proteggano ciascuno di voi”. Il Dasihonin scrisse questa lettera a Shijo Kingo da Sado, quando egli stesso era in esilio. Ma egli aveva a cuore solo la salvezza dei suoi discepoli che al tempo stavano soffrendo per le persecuzioni nella lontana Kamakura. Questo ci mostra la sua grande compassione di pregare con tutto il suo cuore le divinità del cielo per la protezione dei suoi discepoli. «La società era nel caos ma il Daishonin non poteva offrire alcun aiuto ai suoi discepoli. Essendo a Sado, non c’era nulla che potesse fare in concreto; come dice nel Gosho egli continuò a pregare con forza, determinato come se avesse dovuto accendere un fuoco con un’esca bagnata o estrarre acqua dal deserto. Qui egli dimostra come pregare davanti al Gohonzon in un momento di sfida. Se osserviamo la nostra situazione solo con la ragione, non abbiamo nessuna opportunità di vincere. Ma il Daishonin ci dice che il Gohonzon ha un infinito potere. Ciò che conta è se ci crediamo o no. Se pensiamo che siamo i veri discepoli di Nichiren, noi per primi dobbiamo pregare per perseguire quel tipo di pratica coraggiosa che rende possibile l’impossibile».

Shin’ichi continuò a spiegare l’esistenza universale della Legge mistica parlando dell’esempio del Daishonin sui fiori che provengono dall’albero e del fuoco che viene dalla pietra focaia. «Ad esempio, pensate al ciliegio in inverno» disse. «Anche se lo osservate da vicino o lo tagliate in piccoli pezzi, non troverete mai da dove provengono i fiori. Ma quando finalmente ritorna la primavera, sbocceranno innumerevoli fiori. Ancora, non importa quanto guarderete una pietra focaia o in quanti pezzi la farete, non troverete il fuoco. Ma quando la sfregate, verrà fuori la scintilla». Questi fatti, puntualizzò Shin’ichi, illustrano come la Legge mistica, anche se invisibile, pervade l’universo.
«Quello che abbiamo detto finora si può spiegare anche con le nostre esistenze» continuò con enfasi. «Molti membri avevano perso la speranza di raggiungere la felicità nel corso della vita. Ma da quando hanno iniziato a dedicarsi alla fede, hanno cominciato a diventare felici, a sentirsi liberi dalle preoccupazioni senza quasi accorgersene. Abbiamo assistito a tanti di questi casi: sono la prova che la nostra pratica unita a una forte preghiera può rendere possibile l’impossibile nelle nostre vite. Questo è ciò che significa la fede nella Legge mistica. Adesso vi siete resi conto probabilmente che la nostra campagna può solo iniziare con le preghiere unite dei membri di Kansai. Quando tutti i membri pregano il Gohonzon con una sola mente, troveranno una via che si apre davanti a loro, prima o poi, rendendo possibile l’impossibile. Voi membri di Kansai avete questo Gohonzon meraviglioso come punto di partenza della vostra fede. Se non riuscissi a convincervi del suo potere e di conseguenza la campagna fallisse, so per certo che il mio cuore si spezzerebbe di dolore per voi. Ho pregato il Gohonzon con tutta la mia forza, implorando di vincere a qualunque costo». I membri sentirono che le parole appassionate di Shin’ichi sollevavano il loro spirito. Regnava un assoluto silenzio in sala e i massi sepolti nei cuori si sbriciolarono lasciando al loro posto una nuova fiducia. Di momento in momento questa freschezza cambiava lo stato vitale di tutti i responsabili del Kansai. Ben presto tutta l’organizzazione avrebbe preso a muoversi con coordinazione, come un grande organismo vivente. La determinazione di Shin’ichi, che veniva dalla sua profonda preghiera e dai suoi strenui sforzi, era abbastanza forte da far compiere un giro di centottanta gradi nello stato vitale dei responsabili presenti.

(RU, 10, 23-28)

Continuò: «Prendetevi cura di tutti i membri che vi hanno dato fiducia. Tutti quelli che abbracciano il Gohonzon e recitano Nam-myo-ho-renge-kyo nell’ultimo Giorno della Legge sono i figli preziosi di Nichiren Daishonin. Non maltrattateli e non sminuiteli mai. Incontrateli e ascoltate ciò che hanno da dire e poi parlate loro con sincerità e con gentilezza, fino a che non sono del tutto convinti che perseverando nella fede possono risolvere tutti i problemi che li angosciano. Insegnate che la chiave di tutto è rafforzare la fede e insegnare agli altri a fare lo stesso. Oggi, mattina e pomeriggio, ho incontrato e parlato con tante persone, dando consigli al meglio delle mie capacità. Queste persone sono le fondamenta su cui svilupperemo la nostra campagna, l’organizzazione della Soka Gakkai, il movimento di kosen-rufu. Sono il punto di partenza di tutto ciò che faremo. Stasera ascoltate le mie parole come terra riarsa che assorbe l’acqua. Però prima di tutto voglio dare consigli nella fede, come ho dato a voi stasera, a tutti i membri dell’area di Kansai. Senza i vostri sforzi non ci si può aspettare alcun successo, ma non voglio che abbiate fretta nell’avvisare i membri della campagna di luglio. Quello che vi chiedo, come responsabili di Kansai, è di avere considerazione e dare consigli nella fede a tutti. Inoltre vi ricordo che l’appuntamento per gli esami di studio è fra dieci giorni. Pertanto assicuratevi che tutti i candidati studino con diligenza e superino l’esame. Prendendovi cura dello studio, date un grande esempio nella fede. Ho già dei programmi per il periodo successivo agli esami. Quando dicevo di rendere possibile l’impossibile, non intendevo dire che avevo pensato a qualche idea astratta. La cosa importante è portare avanti una pratica stabile, senza fare errori. Dobbiamo sviluppare costantemente la nostra fede, senza risparmiare i nostri sforzi nemmeno per un momento. Dobbiamo aderire alla nostra pratica fino alla fine, basandoci sempre su una fervente preghiera. Vi rispetto tutti dal profondo del cuore: magari state pensando che sto esagerando, ma tengo moltissimo ai membri di Kansai. Credetemi. Mi si spezza il cuore al pensiero di quanto soffrirebbero i membri di Kansai se si perdesse la campagna elettorale. La mia determinazione non cederà mai, vincerò senza dubbio, sempre e solo per il vostro bene. Da oggi potrei farvi richieste apparentemente impossibili, ma ricordatevi che né io né voi avremo rimpianti dopo».

Le parole di Shin’ichi avevano convinto i responsabili che furono completamente d’accordo con lui.
Si era impegnato molto per dare loro un’idea chiara di quello che avrebbero dovuto fare e aveva spiegato ogni punto sotto vari punti di vista. Per la prima volta si erano resi conto che quei consigli severi ma calorosi erano ciò che avevano sempre aspettato. Erano consigli degni del loro nome. Eppure, non avevano ancora ben chiaro che erano sincronizzati con il motore a un milione di volt di Shin’ichi perché non avevano ancora messo in moto il loro.
Shin’ichi si deterse il sudore dalla fronte. La stanza era fredda per il gelo di una serata invernale, ma anche i responsabili sudavano. Gli occhi rimasero fissi su Shin’ichi il quale, notando la loro intensa concentrazione, ne fu felice. Diede un’occhiata all’orologio; aveva ancora del tempo. «La nostra campagna inizierà con le forti preghiere di tutti i membri di Kansai», riassunse «ma sono sufficienti le preghiere con un solo scopo per quanto ferventi? No, non lo sono. Ascoltate attentamente, perché non voglio essere mal interpretato. Pregare è solamente il primo passo. Il secondo è usare la migliore strategia e l’azione più efficace. Senza questa seconda parte non riusciremo mai ad acquisire la spinta per vincere. I due aspetti da soli non sono sufficienti. Solo quando entrambi sono perfettamente in armonia riusciremo a trasformare l’impossibile in possibile e solo allora la vittoria sarà nostra. Ne sono convintissimo. Che cosa porta l’armonia? La fede. Per questo continuo a sottolineare che la fede è la base di qualsiasi cosa. Capite? Ho parlato di migliore strategia e di azione efficace. Da qui potreste pensare alle campagne condotte da altri oppure potreste essere tentati di adottare le stesse tattiche, ma sarebbe fatale. «Nichiren, in una lettera indirizzata a Shijo Kingo dice: “Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra”. Egli ci insegna la strategia del Sutra del Loto, cioè pianificare e agire basandosi sulla fede; questo metodo è superiore a tutti. Solo la strategia garantisce l’azione più efficace. Non è necessario sprecare energie agitandosi senza uno scopo. Le situazioni cambiano continuamente e dobbiamo essere in grado di vederle prima degli altri per prendere le misure appropriate. Solo la fede rende questo possibile. Solo di recente ho capito che il Sutra del Loto contiene il concentrato della strategia di un generale. E solo quando questi due fattori si sommano in perfetta armonia “tutti i tuoi nemici saranno annientati”, come riferisce il Gosho. I nostri piani e le azioni non devono essere secondi a nessuno, ma non agite mai contro la legge. Questo ci danneggerebbe solamente. Condurremo una campagna alla luce del sole e completamente trasparente. È chiaro?»
«Sì, chiarissimo» risposero tutti, annuendo profondamente. Nei loro cuori gridavano: “andiamo, lottiamo con tutta la nostra forza”.

Shin’ichi guardò ancora una volta l’orologio. Aveva ancora qualche minuto e per calmarli un po’ suggerì di intonare una canzone popolare. Quando il gruppo iniziò a cantare, danzò sulla melodia. «Questa è la grande battaglia di Kansai, chi vuole danzarla?» Trasportato dall’entusiasmo, un uomo corse e iniziò a ballare, ma era completamente fuori ritmo ed era così divertente che tutti scoppiarono in una fragorosa risata. Shin’ichi, ridendo, suggerì che qualcun altro provasse. Arrivò un altro volontario, ma era talmente concentrato sulle posizioni da assumere, che perse completamente il ritmo della canzone e danzava rigido e goffo come una marionetta. Poi seguirono una terza e una quarta persona che fecero sempre ridere a crepapelle chi li stava a guardare. Shin’ichi guardò l’orologio per la terza volta e continuò a ballare con un leggero equilibrio di pause e movimento che esprimeva la grande ricchezza di ciò che sentiva. «Condurremo questa campagna come questa danza e quando avremo vinto, celebreremo la vittoria danzando questa canzone, che ne pensate?»
Tutti i membri furono colpiti dal fatto che Shin’ichi era determinato a condividere le sofferenze e le gioie con i membri del Kansai fino alla fine. Il tempo era finito. «Mi spiace, ma devo rientrare a Tokyo stasera» disse. «Per favore salutate tutti i membri che non ho potuto incontrare stasera. Vi chiedo di nuovo di avere cura di tutti i membri di Kansai e di dare consigli nella fede, ci rivedremo presto». Si inchinò verso i responsabili con riguardo e se ne andò. La sua compassione e il suo spirito erano quasi tangibili nella sala.

Shin’ichi corse alla stazione di Osaka e salì veloce le scale che portavano al binario. Fece appena in tempo a prendere l’espresso Chiaro di Luna delle 22.00, con la campanella che suonava per annunciare la partenza. C’è qualcosa di magico in un viaggio notturno in treno. Seduto, Shin’ichi riflettè su quanto era accaduto durante la sua permanenza di due giorni a Osaka. Si sentì soddisfatto percependo che aveva realizzato l’obiettivo programmato. La fronte scottava – aveva un po’ di febbre. Alcuni passeggeri parlavano, altri leggevano, altri dormivano. Un odore di alcol veniva dall’uomo che dormiva seduto di fronte a lui. Infastidito dal russare, Shin’ichi non riusciva a riposare, così prese qualche cartolina dalla sua valigetta, attento a non fare rumore. Iniziò a scrivere parole di incoraggiamento per quei responsabili di Kansai cui teneva maggiormente. Così facendo, passò in rassegna tutti i loro volti. Il treno accelerò e il costante sferragliare rimbombava nella notte portando Shin’ichi verso Tokyo. Ci sarebbe stata una riunione degli staff al Quartier Generale alle undici del mattino seguente. Shini’ichi avrebbe incontrato Toda, dopo tre giorni che non lo vedeva. Sul vetro del finestrino, vide il volto del maestro sovrapposto al suo, come in uno specchio.

(RU, 10, 28-33)

©ilnuovorinascimento.org – diritti riservati, riproduzione riservata