Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

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13 aprile 2024 Ore 04:43

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“La memoria degli oggetti”: una mostra per ricordare i migranti morti nel Mediterraneo

8×1000

Il 3 ottobre 2013 nel naufragio a Lampedusa 368 persone persero la vita mentre cercavano di arrivare dall’Eritrea. Dieci anni dopo, la mostra – realizzata con i fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e ospitata presso il Memoriale della Shoah di Milano – restituisce i ricordi e gli oggetti delle vittime di quella strage

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La macchinina di un bambino, le foto ricordo di un passato da portare in tasca nel viaggio verso una nuova vita, anelli, documenti, bigliettini scritti a mano. Tutti oggetti ritrovati dopo il tragico naufragio del 3 ottobre 2013 al largo di Lampedusa esposti nella mostra “La memoria degli oggetti” inaugurata martedì 26 settembre presso il Memoriale della Shoah di Milano e nata da un’idea di Valerio Cataldi, giornalista Rai che da anni si occupa di immigrazione, e di Giulia Tornari, Presidente di Zona.
Realizzato grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, il progetto è ideato dell’associazione Carta di Roma e Zona, curato da Paola Barretta, Imma Carpiniello, Valerio Cataldi, Adal Neguse, fratello di un naufrago e rifugiato eritreo, e Giulia Tornari, con le fotografie di Karim El Maktafi. 
A dieci anni dal naufragio del 3 ottobre 2013, quando al largo di Lampedusa persero la vita 368 persone, donne, uomini e bambini che dall’Eritrea cercavano di raggiungere l’Europa, l’esposizione ricorda la prima grande tragedia del Mediterraneo. Da quella tragedia, dal 2014 a oggi, si contano oltre 31.000 persone morte nel Mediterraneo con la speranza di raggiungere l’Europa.

«Quelli che vediamo qui sono oggetti simbolo, oggetti di vita, che raccontano il naufragio terribile di dieci anni fa», ha affermato in occasione dell’inaugurazione Milena Santerini, vicepresidente museo della Shoah di Milano, che ha aggiunto: «Abbiamo un compito civile di riconoscere ed identificare le vittime». 

«Mio fratello, Abraham Neguse, era a bordo di quella nave e aveva 25 anni. Il suo numero era il 339, ma per me lui non era un numero. È stato uno dei fortunati ad essere identificato. Tutte le persone che non sono state identificate sono state qualcuno, sono stati un fratello, una sorella, una moglie. Non perdiamo la nostra umanità»: è il toccante racconto di Adal Neguse. 

Per l’amministrazione era presente Gaia Romani, assessora ai Servizi civici, Partecipazione e Trasparenza del Comune di Milano: «Questa mostra è un richiamo alla responsabilità per ognuno di noi per un cambiamento profondo». Presente all’inaugurazione anche l’ex sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini.

A rappresentare l’Istituto Buddista Soka Gakkai era presente Chiara De Paoli dell’ufficio 8×1000 che ha affermato: «Come buddisti noi ci impegniamo quotidianamente a dare valore a ogni singola persona, senza lasciare indietro nessuno. Ed è proprio questo lo scopo delle attività della Soka Gakkai. Ed ecco che allora sollecitare la memoria delle esperienze umane diventa per noi un modo concreto di mettere al centro l’individuo e la sua storia; e ancora meglio, di mettere quella specifica storia — che è unica e irrepetibile — a disposizione e a beneficio degli altri e delle future generazioni. 
Questi 368 uomini e donne continuano ad adempiere eternamente alla loro missione attraverso il loro ricordo, la loro memoria».

Il progetto espositivo è realizzato con la media partnership della Rai TgR e il patrocinio del Comune di Milano e della Rai per la Sostenibilità – ESG. Arricchiscono l’esposizione gli audio dei primi che prestarono soccorso, il video del barcone inabissato e i servizi televisivi di Valerio Cataldi, il giornalista Rai che a dicembre 2013 rivelò al TG2 il trattamento disumano riservato agli ospiti del centro di prima accoglienza dell’isola teatro della strage, che poi venne chiuso. La mostra sarà aperta fino al 31 ottobre.

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