Trascrizione della puntata
Bentornati su “FRAGRANZE” un podcast di IL NUOVO RINASCIMENTO che racconta storie di vita quotidiana di chi, grazie al Buddismo, è riuscito a trasformare la propria vita e a farla fiorire.
«Il ciliegio ha un tronco robusto, il susino un profumo delicato e il pesco un colore meraviglioso. Quando arriva la primavera ciascuno di loro sboccia a modo suo, producendo dei fiori unici».
Mi chiamo Elena Cavallone e questo non è un podcast sul giardinaggio, ma sulla saggezza del Buddismo praticato dalla Soka Gakkai, una scuola laica che si basa sugli insegnamenti di Nichiren Daishonin, vissuto nel tredicesimo secolo.
In questo spazio parleremo degli ostacoli che ognuno di noi può incontrare lungo il cammino; che si tratti di relazioni complicate, difficoltà sul lavoro, sogni che faticano a realizzarsi o semplicemente di quel senso di rassegnazione che ci accompagna, ecco il Buddismo permette di affrontare in maniera diversa quelle situazioni che ci fanno soffrire.
Perché siamo tutti dei Budda, ma spesso ce lo dimentichiamo.
Di relazioni familiari e di come sia difficile il rapporto tra genitori e figli ne abbiamo già parlato nelle puntate precedenti. Questa volta, però, voglio raccontarvi la storia di una madre e di una figlia e di come sia possibile grazie al Buddismo squarciare quel velo che ci fa sembrare distanti le persone più vicine. Credo che la parola chiave con cui iniziare questa puntata sia “coraggio”. Nel Buddismo “coraggio” – spiega il terzo presidente della Soka Gakkai Daisaku Ikeda - non significa solo agire con audacia, ma include il significato di sviluppare la saggezza di “percepire il vero aspetto della realtà” e trionfare sulle avversità. (Ai miei cari amici del Gruppo giovani, pag. 9).
Manuela è una donna che ha iniziato a lavorare nell’azienda dei suoi genitori molto presto, quando aveva circa vent’anni, e con il tempo ha assunto un ruolo sempre più importante all’interno dell’attività di famiglia, fino a farsi carico praticamente di tutto. Questa vocazione alla responsabilità è un tratto distintivo della sua personalità. Una mattina come tante, fitta di impegni, Manuela riceve una telefonata dalla scuola di sua figlia. È la professoressa, che la chiama d’urgenza.
MANUELA: Io ho sentito subito che aveva una voce un po’ spezzata, come se fosse molto commossa, stava quasi piangendo... mi dice “Signora deve venire a scuola perché è successo una cosa a Donatella” e io in quel momento lì ho capito subito che era successo qualcosa di grave e infatti mi sono pietrificata proprio, non ho chiesto neanche chissà quante cose e le ho detto “Arrivo immediatamente”.
Quando arriva trova sua figlia praticamente all’ingresso, seduta su una sedia. È circondata dai professori, i quali le riferiscono che aveva compiuto atti di autolesionismo.
MANUELA: Io mi ricordo che c’è stato un momento come se le mie orecchie non sentissero più niente, non sentivo i suoni, le voci… vedevo solo gli occhi tristi di mia figlia.
Fermiamoci un attimo e torniamo indietro nel tempo perché per arrivare a questo momento e capirne l’importanza dobbiamo raccontarvi qualcosa della sua vita prima di quell’evento. Manuela ha avuto un’infanzia serena anzi lei stessa la definisce felice. È cresciuta in una famiglia molto unita ma il lavoro dei suoi genitori era estremamente impegnativo e lasciava poco tempo libero.
MANUELA: I miei genitori avevano un’attività di panificazione. Mio papà era un panettiere che lavorava di notte e dormiva di giorno e mia madre lo aiutava di notte e quindi io e mia sorella siamo cresciute con i nonni perché mia mamma ci portava la sera a dormire una da una nonna e una dall’altra nonna e poi la giornata proseguiva con vai a scuola e torna da scuola. Lì mia madre c’era, mio papà invece non c’era quasi mai.
Mi racconta che sua madre aveva desiderato tantissimo la nascita di un figlio e che in passato aveva avuto difficoltà ad averne.
MANUELA: E quando sono arrivata si è aggrappata a me da subito. E quindi io sono cresciuta con questo senso di “Manuela è brava, Manuela è intelligente, Manuela è responsabile”. E quindi a forza di ripeterlo io ci credevo e mi sentivo questa responsabilità.
A livello materiale io avevo tutto, avevamo una vita abbastanza agiata, non mi facevano mancare veramente niente. Ma c'era questo senso di solitudine che provavo da bambina, che sicuramente era la mancanza emotiva di un sostegno emotivo in un’età insomma infantile. Non gliene faccio assolutamente una colpa ai miei genitori... loro erano molto molto presi dal loro lavoro. Superavano difficoltà, problemi di continuo quindi sicuramente non lo facevano apposta.
A vent’anni decide sposarsi con il suo compagno e inizia a lavorare da subito nel panificio di famiglia. Il suo progetto era quello di mettere in pausa l’università per poi riprenderla più avanti. Ma a ventun anni diventa madre di due gemelli. Si trova così catapultata in una vita adulta che, confessa, non era preparata ad affrontare.
MANUELA: Mi sono ritrovata da essere una bambina ad essere una bambina con due figli. Che poi ce l’ho messa tutta ma mi mancava comunque l’esperienza, ero molto immatura in quel periodo. Sono dovuta crescere velocemente, ecco mettiamola così.
Questa parte della mia vita arriva così come un uragano, io mi ammalo di anoressia fino a perdere l’interesse per la mia vita.
ELENA: Che persona eri prima di incontrare il Buddismo?
MANUELA: Ero una persona che si dimenticava di se stessa, che viveva la vita dedicata agli altri che per carità è una cosa bella detta così, ma è una cosa bella se riesci poi anche a prenderti cura della tua di vita. A me quel pezzettino lì mancava.
La salute di Manuela peggiora e anche la sua relazione. Dopo quattro anni, lei e il marito decidono di separarsi. A parlarle del Buddismo per la prima volta è una cugina.
ELENA: Tu in quel periodo che difficoltà stavi attraversando?
MANUELA: Io in quel periodo ero da sola perché mi ero separata da mio marito quindi avevo due bambini piccolini. Cercavo una relazione per completarmi. Avevo portato avanti delle relazioni sbagliate ma sempre a causa di questo mio “salvo il mondo, sono io che vado a risolvere i problemi di tutti”.
Manuela partecipa ad alcune riunioni sul Buddismo e acquisisce una nuova prospettiva anche su se stessa. Inizia a seguire gli insegnamenti di Nichiren Daishonin e a recitare Nam-myoho-renge-kyo davanti al Gohonzon, una pergamena che contiene la rappresentazione grafica della Legge fondamentale che permea la vita in ogni sua manifestazione e che permette di risvegliarci al nostro infinito potenziale. Apprende che secondo il Buddismo ogni cosa all’esterno è il riflesso della nostra vita interiore. Questo principio è chiamato esho funi, che in giapponese vuol dire proprio non dualità di vita e ambiente. Questo è il punto di partenza per la sua trasformazione interiore.
MANUELA: Mi sentivo davvero fluire la vita in ogni cellula del mio corpo.
Capisco che quello che mi stava succedendo, quello che io sento, quel vuoto, anche quel senso di vittimismo che sentivo nella mia vita potevo trasformarlo, cioè potevo prendere in mano la mia vita ed essere io a influenzare il mio ambiente, trasformando me stessa e quindi andando all’origine delle cause del mio dolore.
«A proposito del rapporto tra l’individuo e il suo ambiente Nichiren Daishonin scrive: L’ambiente è paragonabile all’ombra e la vita al corpo. Senza il corpo non può esistere l’ombra e così senza vita non c’è ambiente» (RSND, 1, 574). Le persone possono apparire separate le une dalle altre e dall’ambiente che le circonda, ma in realtà fanno tutte parte della grande vita cosmica e si influenzano a vicenda. Per questo motivo, cambiando noi stessi inevitabilmente cambia anche il nostro ambiente.
ELENA: In che modo il Buddismo ti ha aiutato a creare una relazione di valore e quindi una relazione con il tuo marito attuale diversa dalle altre relazioni precedenti che hai avuto nella tua vita?
MANUELA: Perché è praticando il Buddismo ho trasformato quella mia tendenza a essere una persona che aveva bisogno dell’affetto, una persona che aveva bisogno di un compagno, che ha bisogno dell’amore, in una persona che prima amava se stessa e quindi la persona che poi è arrivata nella mia vita tirava fuori questo tipo di valore.
Passano gli anni, i genitori iniziano ad invecchiare e così il suo ruolo di gestione del panificio cresce. Manuela si trova così a dover affrontare in prima linea la devastante crisi economica causata dalla pandemia.
MANUELA: Il Covid ha veramente dato un colpo duro perché comunque abbiamo perso quasi il 30% dei nostri clienti perché molte realtà hanno dovuto chiudere, noi lavoravamo con dei bar, con dei ristoranti, sono stati chiusi tantissimo tempo, alcuni non hanno proprio riaperto.
Manuela sente su di sé una grande responsabilità, sia perché deve evitare il collasso dell’azienda, sia perché nel panificio lavorano dei dipendenti che rischiano di essere licenziati. La paura di non farcela e le preoccupazioni sono all’ordine del giorno anche perché nel frattempo suo marito perde il lavoro.
Mi sono ritrovata un po’ a essere come erano i miei genitori ai tempi, quando erano giovani avevano costruito le loro attività, adesso c’ero io in questo ruolo e quindi passavo tantissime ore fuori casa, anche quando tornavo a casa la mia mente era sempre al lavoro, a risolvere le problematiche, a mettere insieme i pezzi che mancavano continuamente.
Spostiamo il nostro sguardo da Manuela e avviciniamoci a sua figlia. Donatella è un’adolescente introversa, che socializza poco con gli altri e che ama la solitudine..
ELENA: Tu ti sei mai preoccupata del fatto che non avesse tanti amici o che preferisse restare a casa piuttosto che andare alle feste?
MANUELA: Sì a volte mi preoccupavo di questo, quindi cercavo di parlarne anche con lei.
Era molto introversa, quindi era molto chiusa nei suoi pensieri del tipo «Come va? Bene», «Cosa avete fatto oggi a scuola? Niente», così.
Dicevano che era stramba solo perché lei è una bambina molto intelligente, molto profonda che non si conforma a tutte le cose della società. Lei se ama leggere legge, se ama studiare studia, però magari a volte i suoi compagni qualche battuta gliela facevano.
Quella mattina in cui Manuela si precipita a scuola della figlia rappresenta uno spartiacque nella vita della sua famiglia. Quando si trova davanti a lei si rende conto della grande sofferenza che Donatella stava attraversando.
MANUELA: Mi sono avvicinata a lei, l’ho abbracciata, lei mi ha detto proprio, sai quando hai la voce strozzata, mi ha detto “Scusa mamma”. Non esisteva più niente, esisteva solo la mia vita e la sua.
Il gesto disarmante di sua figlia mette Manuela davanti a una montagna di paure che sente di poter affrontare usando quella che il Buddismo chiama “la strategia del Sutra del Loto”.
MANUELA: Ho sentito una fede, forse per la prima volta da quando pratico, una fede assoluta, che la risoluzione, che la trasformazione sarebbe venuta davanti al Gohonzon.
ELENA: C’è stato un momento in cui sei stata preda dei sensi di colpa?
MANUELA: Mi sono chiesta come ho fatto a non accorgermene? Come ho fatto a non rendermi conto che mia figlia avesse questa grande sofferenza.
Il senso di colpa alimenta la sofferenza, ma noi col Gohonzon la possiamo illuminare questa sofferenza, quindi la possiamo trasformare e capire, andare a capire anche qual è il punto da andare a trasformare.
In una lettera, Nichiren Daishonin scrive: «È il cuore che è importante. […] Sforzati di raccogliere il potere della fede. Considera prodigiosa la tua sopravvivenza. Usa la strategia del Sutra del Loto prima di ogni altra» (La strategia del Sutra del Loto, RSND, 1, 889).
Che cos’è la strategia del Sutra del Loto? Perché da che mondo è mondo, quando uno ha un problema, la prima cosa che fa è cercare di risolverlo con gli strumenti che ha a disposizione, ovvero ragionandoci. Mi sembra la cosa più normale. E invece Nichiren ci invita a usare la strategia del Sutra del Loto prima di fare qualsiasi altra cosa. Daisaku Ikeda lo spiega con queste parole: « […] Tutto dipende dal nostro cuore o mente. Il potere della mente è veramente difficile da sondare. Un sottile cambiamento della nostra mente può cambiare tutto. La pratica che ci permette di far emergere il potere della mente è la recitazione di Nam-myoho-renge-kyo per noi stessi e per gli altri. Utilizzare appieno questo potere della mente è la chiave per ottenere la vittoria sia a livello della nostra quotidianità sia nei termini della nostra vita intera. Tutto questo non è altro che usare “la strategia del Sutra del Loto”. (BS 201, 42)
MANUELA: Alla fine della preghiera, che non so neanche più quanto è durata, ma quando mi sono alzata lì, io sentivo davvero un senso di gratitudine.
Io ho capito che davvero praticando e trasformando questa cosa di me di riflesso l’avrei poi passata a lei.
Manuela racconta che prima di quel momento tra lei e sua figlia non c’era mai stato un vero dialogo sui suoi bisogni e che rivede in lei quella solitudine, quel sentirsi responsabile per qualcosa di più grande. Decide che sia importante per la figlia ricevere un sostegno psicologico e si affida a una professionista. Allo stesso tempo continua a recitare Nam-myoho-renge-kyo per poter sviluppare saggezza e riuscire a trovare le parole giuste per parlare con Donatella.
MANUELA: Lei continuava a dirmi che era sbagliata “Mamma io sono una persona sbagliata”.
Il punto è proprio questo, che io ho cercato, dialogando con lei, di trasformare questa parola "sbagliata" in "diversa", come è citato nel principio del pesco, del susino, del prugno selvatico. Ogni persona può essere diversa anzi lo è assolutamente diversa. Ognuna ha delle caratteristiche speciali che vanno a valorizzare l’ambiente in cui noi ci troviamo. E lei ha capito perfettamente questo concetto e da lì c’è stata veramente la svolta.
Mia figlia si è trasformata, ha ritrovato la gioia di vivere, parla della vita in un altro modo, gioioso, ha tanti compagni che la cercano, anzi che si confidano con lei.
Poi lei mi racconta sempre tutto, cosa che prima non faceva mai.
Adesso ha un’energia molto molto più spiccata e più luminosa e ha anche una luce negli occhi diversa.
ELENA: E tu senti che la tua vita è cambiata dopo questa esperienza?
MANUELA: Ma è chiaro, mi sono proprio resa conto che era arrivato il momento di dare una svolta anche nell’attività perché così non si poteva più andare avanti. Mi sono resa conto di avere un attaccamento, forse lo stesso attaccamento che hanno avuto i miei genitori. Io ho compreso come la trasformazione nel cuore, del mio cuore mi abbia fatto prendere la decisione coraggiosa di mettere in vendita la mia attività, la nostra attività. Perché questo lavoro non creava più valore e non valore economico. Io quello che ho cercato di fargli capire è che non stava più creando valore nella nostra famiglia, ognuno di noi era arrabbiato per qualche motivo, ognuno di noi soffriva per qualche motivo e quindi eravamo schiavi di questo pensiero del “non ce la facciamo se non abbiamo possibilità economiche”.
Il Buddismo insegna che per trasformare la propria vita a un livello profondo bisogna lottare contro quella che viene chiamata l’oscurità fondamentale o ignoranza che ci fa dubitare di essere capaci di manifestare la Buddità e che durante questa lotta possiamo incontrare resistenze sia interne, sottoforma di paure, sia esterne, cioè nel nostro ambiente. In effetti, una volta presa questa decisione le difficoltà non tardano a manifestarsi.
MANUELA: C’erano tantissimi ostacoli, dai documenti che non si trovavano all’offerta che era più bassa di quello che noi volevamo realizzare; quindi, arrivava il dubbio “ma faccio bene o faccio male?”. Ma degli ostacoli anche emotivi perché comunque leggere negli occhi di mio padre proprio la delusione, insomma, lui la viveva come una perdita, come un fallimento. Quindi a volte mi sentivo scoraggiata a volte ho pensato appunto che la fede mi stesse abbandonando ma mi sono sempre sforzata di fare l’azione di controtendenza, quindi di non allontanarmi mai dalla pratica, ma di avvicinarmi sempre.
Daisaku Ikeda afferma che avere coraggio significa sfidare le situazioni che affrontiamo nella vita reale così come siamo, con la convinzione che noi stessi siamo entità della Legge mistica. Questo è il modo per utilizzare la strategia del Sutra del Loto e costruire una storia indistruttibile di vittoria.
MANUELA: Ogni volta che non mi abbattevo su quell’ostacolo lì, mi rimettevo in gioco davanti al Gohonzon con forza, mi leggevo una guida del maestro, ogni volta la mia risposta era positiva e questo mi dava davvero il coraggio di continuare, andare avanti e di sentire che la mia vita e quella della mia famiglia si stava trasformando in qualcosa di più valore.
ELENA: Ti posso fare una domanda provocatoria? Spesso quando diciamo “io rilancio davanti al Gohonzon, ho pregato e ho ricevuto una risposta", da fuori potrebbe sembrare quasi superstizione.
MANUELA: Quello che ti ascolta è la tua vita, perché il Gohonzon rappresenta la nostra vita stessa, non è niente di esterno a noi. L’atto di andare davanti al Gohonzon è un atto di andare a metterci in armonia e in contatto con la nostra vita, sia con le parti che ci piacciono che con quelle che non ci piacciono. Quando fai vibrare la vita di questa forza dell’universo, lo stato vitale si alza, scaturisce la forza, scaturisce il coraggio, scaturisce la speranza, che è quella che poi ti permette di andare a fare determinate azioni. Ovviamente la nostra preghiera non può essere una preghiera passiva, un "va beh prego e poi vediamo cosa succede". Ovviamente ci deve essere sempre un’azione. Ma questa azione scaturisce dalla forza vitale, dalla saggezza, dal metterci in contatto con quello che è la nostra essenza e lasciare veramente parlare la parte più pura di quello che è la nostra vita e che è l’origine dell’Illuminazione, della Buddità.
Mentre Manuela lotta per realizzare il suo obiettivo e vendere l’azienda di famiglia, sua figlia nel frattempo supera con successo gli esami di terza media, con una forza e una determinazione che fino a qualche tempo prima erano impensabili. Anche questo incoraggia Manuela ad andare avanti... E in effetti le cose iniziano a muoversi, le difficoltà burocratiche che sembravano insuperabili si risolvono con grande stupore della stessa Manuela e di chi le sta intorno.
MANUELA: Ogni pezzettino è andato a posto giorno dopo giorno entro i termini che dovevano esserci, quindi tutte le persone hanno trovato lavoro. Tutti i miei dipendenti hanno trovato lavoro davvero sono riuscita a vendere tutto e sono riuscita a realizzare quella che era la nostra cifra iniziale anche se l’offerta era più bassa.
A volte alcuni mi chiedevano come hai fatto? Ho fatto proprio così. L’ho fatto con l’assoluta fiducia che la mia vita ce l’avrebbe fatta, perché era la strada giusta da percorrere.
Ripensando all’esperienza di Manuela e degli altri praticanti che ho intervistato noto che ci sono dei punti in comune nel modo in cui affrontano le difficoltà: 1) Decidere di approfondire la loro fede; 2 ) Sostenere gli altri senza nascondere le loro sofferenze; 3) Determinare di offrire la loro vittoria come fonte di incoraggiamento per le persone che si trovano nelle loro stesse difficoltà; 4) Non farsi spaventare dagli ostacoli ma perseverare… con coraggio.
«In altre parole – scrive il presidente Ikeda - quando viviamo con tutte le forze per la causa di kosen-rufu, il nostro karma così com’è diventa la nostra preziosa missione, e le sofferenze che viviamo si trasformano in estimabili tesori” e ancora» (NRU, vol. 30, cap. 6 “Il voto”, anche su NR, 668, 32).
“La fragranza interna otterrà protezione esterna”, questo principio buddista afferma che quando la nostra natura di Budda emerge dall’interno, attiva anche la natura di Budda nella vita degli altri. Trasformando il nostro cuore possiamo trasformare qualsiasi aspetto della nostra vita e creare valore a partire dalla situazione che stiamo vivendo.
Io sono Elena Cavallone e vi do appuntamento alla prossima puntata di “Fragranze”, un podcast a cura della redazione di Nuovo Rinascimento. Per non perdere gli episodi di questo podcast iscrivetevi al canale di Nuovo Rinascimento su Spotify, Apple Podcast e Soundcloud.
A presto e fate sentire la vostra fragranza!
