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31 gennaio 2026

"La determinazione" - tredicesima puntata

Nel 2026 celebriamo il settantesimo anniversario della Campagna di Osaka, in cui il maestro Ikeda mostrò come, attraverso una incrollabile fede nel Gohonzon, l'impossibile può trasformarsi in possibile. Pubblichiamo la tredicesima (e ultima) puntata del volume 10 de "La rivoluzione umana", capitolo "La determinazione"

immagine di copertina

Gran parte dei responsabili erano ancora privi di esperienza per sapere quanto potesse essere difficile affrontare una campagna e ogni sorta di circostanze difficili con una fede pura. I responsabili dell’area di Tokyo comprendevano le parole di Toda, tuttavia dentro di loro nacque una grande confusione ed essi fallirono nel momento in cui dovettero dimostrare il vero significato dell’unità nel corso delle loro azioni. Un complesso intreccio di rapporti fra i responsabili anziani e quelli più giovani impedì la realizzazione di una vera unità basata sulla fede. Sembrava che tutti volessero prendere le redini dell’attività, ma i membri non erano disposti a seguire. La situazione a un certo punto divenne tanto preoccupante che il responsabile dell’intera area di Tokyo venne sostituito, proprio nel mezzo della campagna. Tuttavia era ormai troppo tardi per cambiare il corso degli eventi. Il candidato dell’area di Tokyo alla fine sarebbe stato sconfitto, anche se di poco. Tutto ciò ovviamente venne alla luce dopo l’annuncio dei risultati elettorali, ma si trattò di un esempio eccellente per mostrare quanto sia difficile essere un leader nella sostanza e non solo di nome. Toda desiderava sinceramente formare molti responsabili capaci con la sua guida, ma il tempo non era ancora maturo. I suoi discepoli conoscevano la profondità dei suoi consigli, ma pochi erano capaci di condividerli appieno e di agire di conseguenza.

C’era un’eccezione, Shin’ichi Yamamoto. Nel momento in cui a Shin’ichi fu affidata la piena responsabilità dell’area di Kansai egli comprese istantaneamente che cosa Toda si aspettasse da lui. Non aveva bisogno di sentirsi dire dal presidente che cosa occorreva fare, perché grazie ai molti anni di allenamento percepiva esattamente ciò che il maestro desiderava da lui. Affrontando un’esperienza dolorosa dopo l’altra aveva portato a compimento i suoi piani senza l’aiuto di nessuno; la sua strategia si accordava esattamente con le direttive di Toda in tutti i particolari. Essi erano realmente un’unica persona. Shin’ichi non aveva più bisogno di cercar di capire i consigli del presidente Toda. Di lì in avanti ogni parola che Toda avrebbe pronunciato non avrebbe fatto altro che rendere Shin’ichi ancor più sicuro della via che aveva scelto per attuare i suoi progetti. Ovviamente le parole di Toda lo incalzavano a raddoppiare i suoi sforzi. Per Shin’ichi tutto cominciava dalla sua unione con Toda, l’unità nella profondità della loro mente.

Il sessantacinquesimo patriarca Nichijun Horigome, una persona che Toda ammirava profondamente, in seguito avrebbe detto: «Il presidente Toda ha portato a piena realizzazione la relazione tra maestro e discepolo. In virtù del fatto che egli era assolutamente deciso a realizzare concretamente questo principio; egli fu in grado di conseguire la sua profonda comprensione della via del Budda. Che cosa dovrebbe eleggere la Soka Gakkai a fondamento della propria fede? Credo che sia di primaria importanza cominciare dal riconoscere chiaramente la relazione tra maestro e discepolo e proseguire sviluppando e approfondendo la fede su questa base. Quando i compiti impliciti in questa relazione vengono realizzati appieno non è possibile fallire nel conseguire la vera via del Buddismo. Nessuno aveva maggior cura di Makiguchi, il primo presidente della Soka Gakkai, se non il suo discepolo Toda. Non avrebbe potuto essergli più devoto se Makiguchi fosse stato il suo stesso padre. Il primo e il secondo presidente hanno dipinto a chiare lettere il futuro della fede che i membri della Soka Gakkai dovrebbero coltivare e la direzione nella quale l’organizzazione stessa si dovrà muovere in futuro».

Il 29 gennaio Shin’ichi Yamamoto tornò al quartier generale di Kansai. Era uno dei responsabili cui toccava il compito di esaminare oralmente i duecentoquaranta candidati che avevano superato le prove scritte per l’esame del Dipartimento di studio il 15 gennaio. Chuhei Yamadaira, responsabile del Dipartimento di studio, e alcuni altri professori e assistenti professori avevano accompagnato Shin’ichi come esaminatori. Gli esami orali cominciarono alle 9.00 in sei stanze. I candidati erano giunti da Okayama, Kochi, Sakai e altri luoghi distanti, e finirono i loro esami prima di mezzogiorno. Quelli che venivano dalla città di Osaka invece sarebbero stati interrogati nel pomeriggio.
I risultati portarono duecentoventinove persone a superare le prove nell’area di Kansai. Si trattava di un eccellente risultato paragonato ad altre aree. Tre candidati furono addirittura promossi direttamente assistenti professori saltando due livelli in una volta. Fra tutti i candidati che avevano passato gli esami nel paese soltanto a cinque fu assegnato il titolo di assistenti professori e tre di essi venivano dalla zona di Kansai. Fino a quel momento vi erano soltanto centocinquanta membri di Kansai nel Dipartimento di studio. Adesso, con i nuovi duecentoventinove, erano diventati trecentosettantanove. Shin’ichi era soddisfatto per ciò che era riuscito a realizzare nel corso del mese precedente. Aveva compiuto una scelta accorta nel lanciare la campagna di Kansai cominciando a infondere nei membri locali il desiderio di studiare il Buddismo. Era simile a ciò che Toda aveva fatto subito dopo essere uscito di prigione nel 1945; si era immerso nella ricostruzione della Soka Gakkai tenendo una serie di lezioni sul Sutra del Loto.

Oltre al movimento dedicato allo studio, Shin’ichi aveva preso l’iniziativa di incontrare e consigliare tutte le persone che poteva. Aveva chiesto che tutti i responsabili di Kansai facessero la stessa cosa ed essi lo avevano seguito prontamente. Egli pregava di continuo affinché lo spirito, che rappresentava la linfa vitale della fede, scorresse senza interruzione fino alle ultime propaggini dell’organizzazione. Solo allora il suo cuore risoluto avrebbe potuto cominciare a pompare sangue fresco in tutti i membri della regione di Kansai. Effettivamente, nel corso del mese di gennaio, l’arteria della fede di Kansai aveva cominciato a pulsare con vigore. Shin’ichi era convinto che ogni persona avesse la propria missione e cercava di instillare questa convinzione in ogni membro. Il suo punto di partenza era il rispetto per ogni persona e lo sforzo di consigliarla al meglio delle proprie capacità, perché il Buddismo di Nichiren Daishonin insegna che nell’ambito della mistica Legge tutte le persone sono uguali e ognuno ha una missione da compiere nel mondo. Nel corso della riunione di responsabili centrali del 31 gennaio venne annunciato che l’organizzazione era cresciuta di quasi sedicimila famiglie nel corso dell’ultimo mese. La forza del Kansai nel corso di un solo mese era cresciuta di quasi quattromila famiglie. Shin’ichi pregava ardentemente che i membri del Kansai si risvegliassero alla vera fede e che sviluppassero le capacità di dieci o anche di cento persone, diventando individui che potevano agire di propria iniziativa.
Il movimento dello studio in quel momento era indirizzato correttamente, pensò, e anche l’attività di propagazione proseguiva bene.
Nel suo cuore Shin’ichi sentiva che aveva quasi completamente attuato i suoi piani per il mese di gennaio. Se dovevano essere compiuti dei passi da gigante era necessario che un’onda di propagazione ancora più grande sorgesse. Ma il tempo non era ancora maturo, pensò Shin’ichi, ed egli trattenne il suo impeto giovanile. Non disse una parola riguardo all’elezione di luglio. Invece incoraggiò nuovamente tutti i responsabili di Osaka a dare consigli e guide sincere a tutti i membri della regione.

(RU, 10, 50-54)

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