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22 gennaio 2026

"La determinazione" - nona puntata

Nel 2026 celebriamo il settantesimo anniversario della Campagna di Osaka, in cui il maestro Ikeda mostrò come, attraverso una incrollabile fede nel Gohonzon, l'impossibile può trasformarsi in possibile. Pubblichiamo la nona puntata del volume 10 de "La rivoluzione umana", capitolo "La determinazione"

immagine di copertina

Così Shin’ichi Yamamoto cominciò la sua storica campagna di Kansai nel 1956, anche se in quel momento non era in grado di conoscerne l’esito. Non si era nemmeno reso conto che stava esercitando uno sforzo enorme in un singolo istante di vita. Era assolutamente deciso a vincere. Si dedicava con tutto il cuore alla pratica giorno e notte. Una frase che descrive i Bodhisattva della terra nel quindicesimo capitolo del Sutra del Loto recita: “Cercano la via del Budda con costanza e diligenza”. Si dedicava costantemente alle attività, seguendo la via dei Bodhisattva della terra, come descritto nella frase. Aveva lottato e si era preoccupato, senza che nessuno lo notasse, per diversi mesi prima di andare a Osaka quel gennaio. Nella Raccolta degli insegnamenti orali Nichiren Daishonin interpreta la frase in questo modo: “Se, in un singolo istante di vita, esauriamo le sofferenze e gli sforzi di milioni di kalpa, allora istante dopo istante sorgeranno in noi i tre corpi del Budda di cui siamo eternamente dotati. Nam-myoho-renge kyo è una pratica assidua”. Shin’ichi Yamamoto faceva enormi sforzi in ogni momento e come risultato di una pratica costante, la saggezza del Budda permeò la sua mente. C’era una ragione profonda perché ogni azione che intraprese durante l’ineguagliabile campagna di Kansai nel 1956 risultasse proprio la mossa necessaria, dato che trasformò l’impossibile in possibile in ogni frangente. Per Shin’ichi la campagna iniziò gradualmente con il successo del 4 e 5 gennaio. Da allora, la sua saggezza illuminata risplendette nel prendere sempre le misure opportune quando la situazione cambiava. Insieme alla sua pratica concentrata, la sua saggezza riuscì a superare le estreme difficoltà che minacciavano di farlo soccombere. Toda doveva aver percepito che nessun altro dei suoi discepoli avrebbe potuto imitare il risultato che Shin’ichi ottenne a Osaka. Indubbiamente Shin’ichi, spinto dalle aspettative non dichiarate di Toda, avanzò in modo costante e con forza, come nessun altro avrebbe potuto fare.

Erano stati fatti i primi passi. Toda aveva fretta di organizzare il sostegno nazionale per i candidati della Soka Gakkai alle prossime elezioni. Ogni area aveva il proprio responsabile e dava direttive e consigli appropriati alle circostanze. Era naturalmente preoccupato per la prefettura di Osaka, dove la forza dell’organizzazione era inferiore. Diverse volte era stato sul punto di ritirare i candidati a Osaka, ma sapeva degli sforzi estenuanti di Shin’ichi e della sua determinazione a continuare fino alla fine. Toda non si decideva a comunicare a Shin’ichi questa sua riflessione anche perché l’entusiasmo nella propagazione era aumentato negli ultimi due anni a Kansai e per Toda l’entusiasmo dei membri era la cosa che contava di più. Era felicissimo di poter rispondere al loro calore. Nel 1955 il numero di nuovi membri che avevano ricevuto il Gohonzon nei due capitoli del Kansai, Osaka e Sakai, aveva segnato un incredibile aumento, un fenomeno senza eguali negli altri capitoli nella nazione. Durante quell’anno entrambi i capitoli del Kansai convertirono un numero di membri pari a tre volte quelli dell’anno precedente. La grande Legge cominciava a sorgere a Kansai come il sole brillante del mattino. I due capitoli avevano un totale di quarantadue settori e trecentoquarantatré gruppi. Era uno dei capitoli più forti e grandi, secondo solo a Tokyo.

Ma se la forza dei due capitoli era enorme, il numero dei membri nella prefettura di Osaka era di sole trentamilanovecento famiglie e rappresentava solo un terzo dei membri su cui potevano contare le altre aree dove la Soka Gakkai presentava dei candidati. Il candidato della prefettura di Osaka partiva da una condizione di netto svantaggio. Data l’enorme crescita, vennero nominati nuovi responsabili di settore e gruppo, ma tutti più o meno praticavano da un anno o due al massimo. L’inesperienza nella responsabilità e nel dare consigli sulla fede stava causando gravi problemi. Se i membri fossero aumentati allo stesso ritmo frenetico, c’era il serio problema che l’organizzazione degenerasse in una folla disordinata. Josei Toda era l’ultima persona che avrebbe lasciato irrisolta una simile situazione. I responsabili andavano formati al più presto.

Le persone a Kansai tendono a essere concrete ma anche inclini a seguire i comportamenti più diffusi. Toda sentiva la necessità di far nascere una corrente di fede pura nei cuori dei membri locali in breve tempo. Per raggiungere questo obiettivo, avrebbe dovuto incontrare i membri e parlare con loro, cercando di insegnare a ciascuno le basi del Buddismo di Nichiren Daishonin. Non doveva permettere che le persone venissero contagiate da qualche abitudine estranea alla pratica. Doveva battere il ferro finché era ancora caldo.
Con questo proposito, Toda aveva fatto un importante annuncio durante la cerimonia di apertura del Gohonzon nel nuovo quartier generale in dicembre. Con il nuovo anno avrebbe tenuto una serie di lezioni sui capitoli Espedienti e Durata della vita per alcuni gruppi scelti e lezioni sul Gosho per tutti, come aveva fatto a Tokyo. Stabilì che si sarebbe recato a Osaka due volte al mese. Da quando era diventato presidente, Toda aveva tenuto questi due tipi di lezioni a Tokyo diverse volte in un mese. Avrebbe dovuto cancellare alcuni appuntamenti a beneficio dei membri di Kansai; un sacrificio necessario, disse tra sé e sé. Avrebbe dovuto avere per i membri in Kansai la stessa cura che aveva avuto per quelli di Tokyo. In parte la sua decisione fu dovuta alla grande fiducia che nutriva in Shin’ichi. Aveva affidato al giovane la responsabilità della campagna di Kansai. Toda sapeva che il suo giovane discepolo stava sforzandosi per raggiungere l’obiettivo e voleva ricompensarlo. Da allora in poi, Toda avrebbe trascorso sei giorni al mese a Kansai, per tenere le lezioni e dare consigli nella fede ai membri.

(RU, 10, 33-36)

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