Il 18 gennaio il patriarca Nissho Mizutani convocò una conferenza dei direttori al Tempio principale Taiseki. Nel corso della riunione annunciò che a causa dell’età avanzata intendeva dimettersi dalla carica, soprattutto ora che tutti i progetti programmati erano stati portati a termine e che era stato completato lo Hoanden. Josei Toda tornò a Tokyo il 19 gennaio e la sera del giorno seguente riunì il gruppo dei responsabili centrali nel suo ufficio al quartier generale. Uno dei presenti riportò alcune iniziative che venivano prese in tutto il paese per favorire la crescita dell’organizzazione. In considerazione dell’aumento del numero dei membri stimato per i sei mesi successivi, egli disse, era possibile far partecipare un ulteriore candidato alla circoscrizione nazionale per le elezioni della camera dei consiglieri. Dopo attente discussioni il consiglio decise di nominare Chuhei Yamadaira, portando così il numero totale dei candidati a sei: quattro nei collegi nazionali e due nelle circoscrizioni di prefettura. La determinazione dei responsabili si era fatta più forte che mai.
Toda fece sì che tutti i responsabili incaricati delle diverse aree riferissero dettagliati resoconti sulle situazioni locali. E pose la massima attenzione nell’osservare se l’unità fra i membri si stesse rafforzando oppure no e quanto velocemente. «Non importa quanto chiasso possiate fare per invocare l’unità, è abbastanza difficile che le persone si uniscano, a causa del fatto che ciascuna di loro ha una mente diversa. Supponete che qui davanti a me vi sia una bottiglia da un litro e mezzo di sakè» disse Toda simulando l’atto di disporre una bottiglia proprio al centro del suo tavolo e sorridendo in modo malizioso. «Se si tratta di bere questo sakè tutti immediatamente si metteranno d’accordo e si uniranno in modo meraviglioso. Questo è il tipo di unità che si forma intorno a una bottiglia di liquore. Oppure supponete che ci si trovi davanti a una splendida torta dall’aspetto delizioso. Immediatamente e con gioia si formerà l’unione intorno al pensiero di mangiarla. Ma il sakè e la torta ben presto saranno spariti e con essi la vostra unità. Tornerete quindi alla vostra struttura mentale individuale. È facile dar vita a un’unione centrata intorno a qualcosa di specifico e gradevole come una bottiglia di liquore o una torta. Tuttavia l’unità di cui noi abbiamo bisogno per affrontare la campagna che ci attende non può essere sviluppata con altrettanta facilità. Non solo ci sono così tante persone e differenti idee su come condurre questa campagna, vi sono anche enormi differenze nella comprensione del suo significato relativo. Come possiamo unire quindi tutti quanti in un’unica mente? Forse penserete di fare uso di varie tattiche a cui gli altri già ricorrono, ma secondo me tutti questi metodi mancano completamente di essenza. Non potranno fornirci la forza vitale di cui abbiamo bisogno per conseguire la nostra vittoria.»
I responsabili ascoltavano in silenzio con i volti molto seri. Stavano riflettendo interiormente su quanto spesso usassero l’espressione “diversi corpi, stessa mente” e quanto avessero urlato a destra e a sinistra in merito alla necessità di una unità perfetta. Ma adesso cominciavano a chiedersi perché fosse necessaria l’unità e cosa dovesse costituire il vero punto centrale. Comprendevano di non avere un’idea molto chiara in proposito e di non poter dare una risposta soddisfacente. Tuttavia occorreva avere una risposta certa, pensavano, perché la campagna sarebbe iniziata di lì a poco. Quale genere di unità aveva in mente il loro presidente? Attendevano ardentemente le parole di Toda. «Provate soltanto a pensarci. Quale genere di unità ha permesso alla Soka Gakkai di diventare ciò che essa è oggi? È l’unità della fede e nient’altro. L’unità di molte persone con un unico scopo nel cuore. La mente umana è suscettibile di molti cambiamenti, viene influenzata facilmente dalle circostanze e si indirizza verso una o l’altra direzione. Perciò non è per niente facile unire menti differenti verso un unico scopo. Non potrete conseguire un’autentica unità soltanto correndo in giro e abbaiando degli ordini.
«Nulla può essere realizzato se noi non sviluppiamo le nostre attività comprendendo che il Gohonzon è esattamente al centro di ogni riunione e in ogni circostanza. Soltanto quando ci lanciamo nelle nostre attività con questa comprensione è possibile creare un’unità basata sulla fede. Le persone responsabili non devono assolutamente dimenticare questo, in qualsiasi circostanza. Certo, i liquori o le torte possono portare un’unità temporanea, ma questa sparisce non appena le cose vengono consumate e con esse svanisce la loro cosiddetta missione. D’altro canto, il Gohonzon possiede dentro di sé la missione eterna di kosen-rufu, la missione di disperdere ogni genere di miseria da questa terra. Se dimentichiamo questo e ci focalizziamo soltanto su questioni non essenziali, le nostre attività diverranno prive di forza vitale.
«Dovete capire profondamente che l’unità deriva esclusivamente dal potere del Gohonzon, non certo da una particolare efficienza tecnica nel condurre le attività organizzative. La nostra unità si basa sulla fede dall’inizio alla fine, perciò ciascuno di voi sarà in grado di praticare con gioia nel momento in cui svilupperà la convinzione di quanto grande e potente sia la nostra fede. Ovviamente occorrono tempo, pazienza e capacità di resistenza.
«La nostra campagna questa volta si svolge su scala nazionale. Vincere o perdere dipenderà da quanto forte sarà la nostra unità. In ogni caso una caratteristica di questa campagna è che proprio in virtù di essa la portata della nostra unità si espanderà su scala nazionale.
Voi tutti avete posizioni di importante responsabilità. Non dovete dimenticare neanche per un momento che la nostra unità è assolutamente diversa rispetto a quella che si forma intorno a una bottiglia di liquore, a una torta o al denaro; non vi è sulla terra unità che sia più forte e salda o più bella di quella incentrata sul Gohonzon. Comprenderete veramente ciò quando vi sarete lanciati nella campagna. Tuttavia vi chiedo di avere una fiducia assoluta nelle mie parole. Allora sentirete scaturire da dentro di voi una saggezza inesauribile e ciò vi permetterà di decidere in ogni momento quale sia l’azione da intraprendere per ogni nuovo sviluppo».
I responsabili annuirono alle parole severe di Toda. Il presidente doveva proprio aver ragione, si dicevano, tuttavia nei loro cuori restava un certo disagio. L’unica eccezione era Shin’ichi Yamamoto. Le misure che egli aveva già messo in atto a Kansai coincidevano esattamente con questi suggerimenti dati da Toda. Si sentiva veramente fiducioso. E ripensando ai volti dei membri di Kansai si preparò mentalmente al nuovo compito. Gli altri responsabili, ciascuno a capo di un’area molto vasta, lasciarono l’ufficio del presidente e si recarono nelle rispettive zone di attività. Ma non tutti avevano compreso profondamente le parole di Toda o credevano in esse. Vi fu addirittura uno di loro che alla fine si sarebbe semplicemente limitato a far cadere una pioggia di ordini sui membri. In ogni luogo in cui andasse non veniva apprezzato dalle persone, anzi, il suo atteggiamento risultava di freno proprio nel momento in cui l’energia di ciascuno cominciava a emergere. Le persone credevano che il candidato che concorreva in quella zona sarebbe stato eletto, ma alla fine la sua campagna elettorale sarebbe culminata in una sconfitta. Questa sarebbe stata la prima campagna su scala nazionale condotta dalla Soka Gakkai e sicuramente fra i membri sarebbe sorta parecchia confusione. Soltanto i membri di Kansai guidati da Shin’ichi Yamamoto avrebbero seguito il corretto sentiero della fede dall’inizio alla fine. Avrebbero affrontato una battaglia molto dura e realizzato una vittoria che nessuno avrebbe immaginato possibile.
(RU, 10, 45-50)
