Nelle riunioni mensili di studio di gennaio studiamo la lezione del maestro Ikeda sul Gosho Sulla veste sfoderata, in cui tra i vari argomenti viene sottolineata la vasta compassione di Nichiren Daishonin nel propagare l’insegnamento buddista per la felicità dell’umanità. Portare avanti il suo impegno instancabile nella società feudale del Giappone del XIII secolo comportò per lui superare numerose ostilità e avversità.
Condividere il Buddismo con gli altri è espressione del desiderio che tutti – noi e gli altri – possano vincere nella propria vita. Alla luce del Buddismo è del tutto normale incontrare difficoltà e ostacoli quando si procede sulla strada della propria rivoluzione umana, in altre parole sulla strada della costruzione di un’autentica felicità. Per quanto possano essere dolorose, affrontare tali difficoltà ci permette di elevare la nostra condizione vitale e aprire la propria vita a una felicità ancora più grande.
Nella lettera che studiamo in questo mese, Nichiren ringrazia e loda i discepoli che con spirito sincero gli hanno inviato offerte per sostenere la sua vita, unendosi a lui in questa ardua lotta per la propagazione del Buddismo.
Per approfondire questo spirito sincero che permea il Gosho Sulla veste sfoderata, a gennaio studieremo il primo capitolo del volume 30 de La nuova rivoluzione umana, intitolato “Grande montagna”.
Siamo nel 1979, anno cruciale per la Soka Gakkai, che dovette affrontare una serie di sfide e ostacoli. Nel primo capitolo del volume 30 è narrato un incontro che si tenne ad Hong Kong fra Shin’ichi Yamamoto (pseudonimo di Daisaku Ikeda) e le delegazioni dei membri che arrivavano dagli altri paesi dell'Asia (Singapore, Malesia, Filippine, Indonesia e i due territori di Hong Kong e Macao). Durante questo incontro Shin’ichi affermò:
«Noi membri della Soka Gakkai avanziamo costantemente, senza alcuna esitazione, verso la realizzazione di kosen-rufu in tutto il mondo. Il nostro desiderio è portare felicità nella vita di ognuno, che si tratti di familiari, parenti, amici, colleghi, vicini, o di chiunque altro nelle nostre comunità» (NRU, 30, 1)
Tutte quelle persone e lo stesso Shin’ichi stavano affrontando varie sfide, chi come Shin’ichi lottava senza riserve per proteggere i membri e la Soka Gakkai, chi come i discepoli oltre ad affrontare attacchi e calunnie, cercava di essere accettato nel proprio paese nonostante le proprie origini nipponiche. Quello che legava il maestro e i discepoli era il desiderio di realizzare kosen-rufu attraverso la propria rivoluzione umana, decidendo di fare la differenza lì dove stava, nell’istante presente, fedele e se stesso.
Shin’ichi ripeteva tra sé e sé: “Il momento cruciale è ora! Non mi lascerò sfuggire questo istante prezioso!”.
[...] I pionieri della Soka Gakkai si rifiutavano di farsi scoraggiare, per quanto forti fossero i muri di incomprensioni e i malintesi che si frappongono sulla loro strada. Erano determinati a diventare felici attraverso la pratica buddista nel paese in cui vivevano (NRU, 30, 3)
Ognuno e ognuna di loro aveva deciso di dedicare la vita al voto condiviso di maestro e discepolo, con la consapevolezza che attraverso il proprio impegno e la fede nel Gohonzon poteva realizzare l’impossibile.
Allo stesso modo, ognuno e ognuna di noi attraverso la propria rivoluzione umana sta offrendo la propria vita per la realizzazione di kosen-rufu – il grande ideale della pace –, per la felicità propria e delle altre persone, per realizzare gli obiettivi condivisi con il maestro. Nel capitolo “Grande montagna” del volume 30 leggiamo:
«Qualunque sfida possiate incontrare, continuate a credere nel Gohonzon e a dedicare la vostra vita a kosen-rufu insieme alla Soka Gakkai, l'organizzazione fedele al mandato del Budda. Combattendo e trionfando su grandi avversità, otterrete benefici illimitati e costruirete un fondamento indistruttibile per la vostra felicità. Questi sforzi porteranno anche a notevoli progressi nello sviluppo di kosen-rufu nei vostri paesi. La fede è coraggio. Vi prego di avanzare coraggiosamente, con il cuore del re leone. Vi chiedo di condividere il Buddismo del sole nutrendo una fede radiosa come la luce solare e di aprire, da pionieri, la strada di kosen-rufu nel mondo».
Era un appello accorato, che proveniva dal profondo del cuore (NRU, 30, 7)
