Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

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15 settembre 2004

Il coraggio di dare coraggio

Maria Grazia Ammannati

Quando un nostro caro si ammala, oltre alla sofferenza che questo evento porta con sé, nasce la difficoltà di imparare a sostenere chi soffre. In questa conferenza organizzata dallo staff sanità, l'attenzione è rivolta a chi sostiene il malato, a sua volta bisognoso di sostegno

immagine di copertina

Tumori, demenze senili e disturbi della psiche, sono sofferenze profonde che possono piombare addosso a ognuno di noi, coinvolgendo a cerchi concentrici non solo la vita del malato ma anche quella di tutti coloro che gli stanno attorno.
Il Buddismo ci insegna la strada del coraggio, suggerendoci che la malattia è la terza sofferenza della vita; una sofferenza in grado di stimolare in noi lo spirito di ricerca della Via. Così è importante guardare alla malattia come a uno specchio in cui è riflesso qualcosa di noi, dove a poco a poco possiamo scorgere il coraggio per aiutare le persone malate e insieme a loro superare la sofferenza.
Ci sono molti modi per fare assistenza ma infondere coraggio vuol dire imparare a dare al malato la gioia necessaria per vincere sul suo male. Questo anche nei casi di malattie lunghe e degenerative, dove la degenza comporta ritmi familiari lunghi ed estenuanti. O anche quando si è costretti a intraprendere un percorso psicologico arduo e doloroso, minato dalla consapevolezza che sarà la morte del nostro caro la meta finale.
Nichiren Daishonin dice: «Mol­te persone si ritrovano a pensare alla vita per la prima volta grazie all'esperienza della malattia. E molti capiscono quanto siano importanti e preziosi l'amore, l'affetto e le loro famiglie solo quando si ammalano». Più profondo è il legame con il malato, maggiore è il lavoro che dobbiamo fare su noi stessi. La famiglia è il primo rifugio per il malato, bisogna poi individuare i professionisti - medici, infermieri e assistenti sociali - insieme ai quali programmare gli interventi di cura necessari.

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