Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

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1 giugno 2009

Gli strumenti della pace siamo noi

Questo resoconto riassume i temi centrali sviluppati da Neelakanta Radhakrishnan, un discepolo di Gandhi estimatore di Daisaku Ikeda, nelle presentazioni del libro sul presidente della SGI tenutesi ad aprile a Firenze, Napoli e Roma. I tre discorsi appassionati - pubblicati prossimamente su Buddismo e società, introdotti da studiosi e operatori di pace, hanno puntato il dito sul ruolo attivo dei cittadini e in particolare dei membri della SGI nella trasformazione della società

immagine di copertina

Strappare centinaia di persone dalla routine quotidiana per riempire in un giorno feriale una grande sala o un auditorium è una capacità indiscutibile dell'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai: anche questa volta ha registrato il "tutto esaurito". Ospite d'onore il professore Radhakrishnan, giunto appositamente dall'India con la moglie per la presentazione del libro dell'antropologa Prisca Giaiero Daisaku Ikeda, maestro di dialogo. Tre le tappe del viaggio: Firenze, Napoli e Roma.
Tra i massimi studiosi e interpreti della filosofia gandhiana, il professore Neelakanta Radhakrishnan è autore prolifico di libri, direttore di due importanti riviste di studi, il Journal of Peace and Gandhian Studies e il Journal of Gandhi Smriti and Darshan Samiti, docente universitario e presidente onorario della Soka Gakkai indiana. È anche attore e drammaturgo. Sicuramente, è un uomo dolce che colpisce per la gentilezza e l'attenzione che rivolge a ogni persona, come ha dimostrato al suo arrivo quando si è precipitato a stringere la mano di ogni singola persona che lo attendeva per dargli il benvenuto.
N. Radhakrishnan è tra i discepoli di Gandhi che si sono impegnati affinché le università indiane promuovessero corsi specifici sul pensiero del Mahatma: trasformare il mondo in un luogo in cui possano convivere in armonia persone di caste, religioni, etnie e nazionalità differenti. E quando le strade del seguace della Grande Anima si sono incrociate con quelle di Daisaku Ikeda è stato un incontro fondamentale. Di quelli che non si dimenticano. Tanto è vero che sono venticinque anni che i due uomini di pace puntualmente si incontrano per continuare il loro dialogo. Di Daisaku Ikeda, in conclusione del suo intervento nella capitale, Radhakrishnan ha detto: «È un grande sognatore, uno degli umanisti più impegnati e più profondi dei nostri tempi» e non ha esitato in più occasioni - da induista - a ricordare alle platee di Firenze, Napoli e Roma che i membri della Soka Gakkai dovrebbero essere orgogliosi di appartenere a un'organizzazione che promuove un modello educativo mediante il quale le persone possono imparare ad affrontare i problemi attraverso la consapevolezza del proprio potere interiore. «Makiguchi ha piantato un seme, un piccolo seme, che però ha provocato una vera rivoluzione. È stato davvero un grande rivoluzionario». Questo è il ruolo che attribuisce, da fedele discepolo di Gandhi, all'educazione. Un'educazione che dovrebbe rendere gli esseri umani più liberi e che non sia mero accumulo di informazioni. Un'educazione che porti gli individui a credere nella possibilità di cambiare e non avere come unico obiettivo piegare i bambini sotto il peso dei loro zaini, come avviene anche in India!
Continuando l'eredità spirituale di Gandhi che vedeva nelle donne un ruolo chiave nel portare avanti il cambiamento nella società, il professore indiano si è felicitato del fatto che l'autrice fosse una donna giovane che ha impiegato le sue energie nella ricerca sul dialogo. «Ikeda sta cercando instancabilmente di far capire a tutti noi che non esiste un futuro per l'umanità, non esiste la pace, se non ci sediamo tutti intorno al tavolo del dialogo. Da lì si muove tutto, senza dialogo non c'è speranza». Le donne e i giovani sono centrali nel pensiero sia di Gandhi che di Ikeda: la società si può trasformare davvero solo attraverso due importanti soggetti, le donne e i giovani. Le une, per il coraggio, sono il vero agente della trasformazione; gli altri, per l'energia e la forza che possiedono per realizzare questa trasformazione della società.
A Roma si è rivolto direttamente ai giovani, presenti in gran numero (la foto di pag. 11 è stata scattata al termine della presentazione del libro). «La grande qualità dei giovani è la capacità di sognare. Il potere della ribellione. Il potere dell'avventura. Il potere di riuscire a guardare a ogni cosa da un punto di vista romantico e allo stesso tempo con allegria. Purtroppo adesso molti giovani non sono più capaci di sognare. E mi chiedo come ciò sia possibile. Martin Luther King, Daisaku Ikeda, Gandhi, Nelson Mandela sognavano e hanno realizzato i loro sogni. Rosa Parks nemmeno sapeva, quel giorno in Alabama, di avere cambiato con il suo gesto il corso della storia, di essere stata lo strumento di una delle più grandi trasformazioni del nostro tempo. Eppure il cambiamento è inevitabile. Giovani: non arrendetevi mai! Mantenete gli occhi aperti. C'è un libro che potrebbe aiutarvi, il Diario giovanile di Ikeda. Molti di voi lo conoscono, leggetelo ogni giorno. Avete tutte le qualità per diventare grandi leader, in quel testo troverete la via».
Certo che spesso ci sentiamo impotenti di fronte alla violenza che impera nel mondo e sviluppiamo un atteggiamento rassegnato. Dal Salone de' Cinquecento, orgoglioso di essere nella città che per prima in Europa ha abolito la pena di morte, il gentile pacifista indiano ha rivelato la sua anima appassionata, quando ha tuonato: «Tutti desiderano la pace ma essa non viene dal cielo. Cosa possiamo fare per la pace? Anzi, cosa posso fare io? Questa è la domanda da porsi. Noi siamo gli agenti di pace. Cosa posso fare per rendere le persone felici? Come diceva Gandhi: "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo". Ognuno di noi ha un ruolo unico e può contribuire a questo meraviglioso mondo. Gandhi disse: "Dobbiamo guardare dentro di noi e cercare un'alternativa alla violenza, ed è la non violenza". Ognuno di noi dovrebbe essere un ricercatore di verità e di pace. Ho compreso che dentro di me avevo la medicina per combattere il veleno della violenza: questa è la rivoluzione umana».
La mattina della seconda presentazione, i coniugi Radhakrishnan sono stati vittima di un tentativo di furto della loro borsa che conteneva soldi e passaporti. Un fatto usuale nel nostro paese, diventato lo spunto per parlare del coraggio delle persone comuni: è stata un'esile cameriera a inseguire il ladro e a far sì che lui abbandonasse la refurtiva. «Era piccolina e fragile e lui invece grande e grosso, poteva essere anche armato, quindi pericoloso. Questa giovane ha avuto un grandissimo coraggio. E questo è il coraggio delle persone comuni». Questo è anche il senso profondo del libro su Ikeda. «Dalla bellissima città di Napoli apprendo con dolore dalla stampa e dai giornali che c'è molta violenza e noi cosa facciamo? Reagiamo con impotenza e frustrazione di fronte a tutta questa violenza? Io vi chiedo: che livello di violenza è presente in questa città, nelle nostre case, nelle nostre menti? Noi in effetti spesso siamo rassegnati al fatto che la pace sia una cosa impossibile e invece la risposta alla violenza non è altra violenza, uccidere non è la risposta alla violenza e l'unica risposta all'odio è l'amore. Questo racchiude il significato di questo libro che viene presentato oggi. Ed è nelle persone comuni che si può trovare il coraggio e la forza per cambiare».
Il professore Radhakrishnan, co­me è accaduto anche a Firenze e a Roma, nella conclusione del suo discorso si è rivolto direttamente ai discepoli di Ikeda per ricordare loro quanto sia lunga la strada da percorrere, ma anche quanto essa possa davvero "fare la differenza", seguendo una massima gandhiana.
«Adesso è il tempo di decidere cosa farà ognuno di noi, perché ognuno ha un ruolo importantissimo. Tutti abbiamo un ruolo ma bisogna decidere di cambiare e portare un cambiamento. È importantissimo essere un membro della Soka Gakkai, sapete che soka significa creazione di valore, e il vostro compito è quindi creare valore universalmente e realizzare una nuova rivoluzione umana. Non possiamo accettare passivamente quello che succede, siamo qui perché abbiamo un ruolo e una missione. Allora non ci resta che sfidarci nell'adottare un nuovo stile di vita, nell'essere rivoluzionari nella mente. E allora sì che anche voi potrete dire con orgoglio di essere dei membri della Soka Gakkai».

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