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20 giugno 2026

Giornata mondiale dei rifugiati – ogni individuo può essere protagonista del cambiamento 

immagine di copertina

La Giornata Mondiale del Rifugiato viene celebrata il 20 giugno di ogni anno. Quest’anno l’UNHCR lancerà la campagna globale “Until Everyone is Safe”, che richiama l’attenzione sul diritto di cercare sicurezza come diritto universale e bene condiviso. Questa giornata rappresenta un’occasione per riaffermare un principio fondamentale: nessuno è al sicuro finché non lo sono i più vulnerabili tra noi e la protezione dei rifugiati è una responsabilità condivisa che contribuisce alla stabilità e alla coesione della società.
Di fatto, quando le persone sono costrette a lasciare le proprie case e i propri paesi, ognuno di noi dovrebbe assumersi una responsabilità e un preciso ruolo nel contribuire a garantire loro protezione e sicurezza.
E quando a ogni persona rifugiata viene garantita protezione e sicurezza, gli effetti positivi del rispetto di questi diritti non andranno esclusivamente a vantaggio dei rifugiati, ma delle stesse comunità accoglienti, rafforzate e consolidate dall’obiettivo comune di garantire l’accesso ai diritti fondamentali e di sviluppare una visione più aperta, basata sulla crescita e la conoscenza reciproca, poiché «la diversità non dovrebbe generare conflitti, ma ricchezza per il mondo» (La saggezza del Sutra del Loto, 1, pag. 295).

Nella sua Proposta di Pace del 1999, il presidente Ikeda parla della discriminazione e della chiusura mentale, sostenendo il pericolo che questi atteggiamenti portano con sè:

«La paura costruisce barriere di avversione e discriminazione sotto forma di confini nazionali o in base all’etnia, alla religione, al genere, alla classe sociale, alla condizione economica, o semplicemente alle preferenze personali. Chi ha una mentalità chiusa spesso tende a considerare gli altri secondo stereotipi per mascherare e al contempo sostenere i propri pregiudizi. Questo atteggiamento riflette una pigrizia mentale che impedisce di coltivare comprensione e fiducia reciproca e di sviluppare la costanza e la determinazione necessarie per impegnarsi nel dialogo. La storia insegna che solo un passo separa la pigrizia mentale dalla violenza» (Proposta di Pace 1999)

Citando un suo amico e premio Nobel per la letteratura Wole Soyinka, nigeriano vissuto in esilio fino al 1998, Il presidente Ikeda ci suggerisce ciò che è necessario fare per garantire la tutela dei diritti umani e costruire una società giusta verso ogni individuo: 

«Usare l’immaginazione per mettersi nei panni di un altro è la base della giustizia» (Proposta di Pace 2015)

Anche la Soka Gakkai italiana, attraverso i fondi dell’8x1000 ha assunto un ruolo attivo nella tutela dei diritti dei rifugiati attraverso dei progetti che li sostengono lungo tutto il processo. L’approccio alla base dei progetti sostenuti con l’8x1000 della Soka Gakkai italiana parte dal presupposto che tutte le cose sono collegate tra loro. Ciò che accade a una persona, a un luogo o a una comunità, ha sempre effetti che vanno oltre il singolo caso.
Con i progetti legati al tema dei rifugiati non basta rispondere a un bisogno immediato o garantire la sicurezza. Serve costruire percorsi. Ci sono interventi per la salvezza delle persone in fuga con l’attivazione dei corridoi umanitari. Altri lavorano sull’accoglienza e l’integrazione. Altri ancora promuovono l’educazione ai diritti e alla solidarietà, aiutando a comprendere le cause dei fenomeni migratori e favorendo l’incontro, la conoscenza reciproca e la costruzione di legami umani nel quotidiano. Attraverso questi progetti sono state 5070 le persone rifugiate direttamente destinatarie degli interventi negli ultimi cinque anni. 5500 sono gli studenti e le comunità locali raggiunte da iniziative culturali e educative.
Nessuna persona, se non costretta per cause di forza maggiore, deciderebbe deliberatamente di lasciare tutto ciò che ama, possiede e conosce per tentare di raggiungere un luogo lontano, sconosciuto, e dove spesso – purtroppo – non è la benvenuta. Per questo è una responsabilità individuale e collettiva quella di sostenere i rifugiati, e allo stesso tempo quella di lavorare insieme affinché le cause che costringono così tanti individui a lasciare le proprie vite, possano essere trasformate in esperienze di comunità, di sostegno e di umanità. 

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