Il 25 giugno, a Roma, i responsabili delle religioni che sono in Italia, hanno sottoscritto un Patto per dare continuità e prospettiva al lavoro compiuto, rendendo al contempo ufficiale l’esperienza chiamata “La via italiana del dialogo. Le religioni nello spazio pubblico e per la coesione sociale”.
A siglarlo sono stati: Assemblea dei Rabbini d’Italia, Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia, Centro Islamico culturale d’Italia, Comunità Religiosa Islamica Italiana, Confederazione Islamica Italiana, Conferenza Episcopale Italiana, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Istituto Tevere, Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia, Sikhi Sewa Society, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Unione Buddhista Italiana, Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, Unione Induista Italiana.
Nel pomeriggio, i rappresentanti delle comunità religiose verranno ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al quale consegneranno una copia del Patto.





© Foto di Andrea Sabatello IBISG
«Condividiamo il valore e la complessità di essere persone credenti e praticanti di diverse fedi in una società post-moderna secolarizzata, multiculturale e plurireligiosa, ferita da conflitti ed estremismi, anche pseudo-religiosi, derivanti da posizioni etnocentriche, prevaricanti, di chiusura e di colonizzazione culturale ed economica, e condividiamo l’importanza di agire insieme per il Bene comune, certi della rilevanza del dialogo interreligioso per lo sviluppo della società italiana”, si legge nel Preambolo del documento che propone nove impegni e nove azioni. Tra questi, il compito di “promuovere la pari dignità di ogni religione di fronte allo Stato attraverso un dialogo critico e costruttivo sul rapporto tra religione, laicità e politica nel contesto italiano, nella consapevolezza del contributo che le religioni possono offrire al progresso materiale e spirituale della società” e quello di “promuovere una cultura della pace fondata sulla giustizia, sulla compassione e sull’interdipendenza tra i popoli, riconoscendo che la famiglia umana è una sola».
La firma del Patto rappresenta una tappa fondamentale del percorso intrapreso nell’ambito del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia. A partire dal 2023, infatti, i leader delle religioni diffuse nel Paese, si sono incontrati annualmente nella sede della Conferenza Episcopale Italiana, avviando una riflessione comune sulla necessità di essere, nello spazio pubblico, una risorsa capace di tessere dialogo, comunione e pace. Nel 2024, anche alcuni giovani, delegati dai responsabili delle religioni, si sono ritrovati periodicamente per discutere e lavorare insieme, partecipando dallo scorso anno alle riunioni ufficiali e diventando, sui territori, ambasciatori di processi di conoscenza reciproca e di sensibilizzazione. Il cammino di confronto tra i leader ha portato alla sottoscrizione del documento.
«La firma del Patto è il frutto maturo di un percorso che ha consolidato in noi la certezza che la via dell’ascolto dell’altro e della conoscenza reciproca – spogliata da pregiudizi e luoghi comuni – sia la chiave per valorizzare quel patrimonio umano e spirituale che ogni tradizione porta in sé. Consegnare questo Patto nelle mani del Presidente Mattarella ha, per le nostre Comunità e per l’intera Nazione, un valore inestimabile nel complesso contesto geopolitico che stiamo attraversando. La “Via italiana del dialogo” vuole essere un contributo serio e sperimentato, offerto a una società troppo spesso esposta a polarizzazioni ed estremismi che spingono a vedere nell’altro – diverso per fede o cultura – un nemico. Al contrario, desideriamo riflettere con apertura sui valori comuni per edificare una comunità civile che riconosca, pur nelle sue diversità, il senso di un impegno corale per una società più giusta, accogliente e inclusiva», afferma il Card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI.
«L’Assemblea dei Rabbini d’Italia partecipa alla firma del Patto di intesa fra le diverse comunità religiose presenti in Italia nella convinzione che, nell’ambito di questo accordo e nel contesto concreto del Paese in cui viviamo, sia possibile riconoscere i valori etici condivisi, impegnarsi per il benessere sociale della collettività, pensare a progetti responsabili per il futuro sempre animati dalla consapevolezza che scaturisce dall’idea fondamentale dell’essere creature di D.O; ricordiamo in particolare a questo proposito, dal messaggio biblico di portata universale che definisce l’identità dell’uomo come creature che recano in sé l’immagine spirituale del Creatore, ricordiamo e riconosciamo che è parte del legame che ci unisce all’Eterno dare sviluppo al mondo , che riceviamo come dono di D.O, di fronte al quale siamo chiamati ad essere responsabili custodi. Riteniamo inoltre che, nella situazione particolarmente difficile di cruenti conflitti in tante parti del mondo, sia importante che le comunità religiose forniscano un positivo esempio di capacità di dialogo e, laddove possibile, di collaborazione, auspicando che questo clima costruttivo possa, dalla firma di questo Patto, estendersi a tutti coloro che in questo momento siamo qui a rappresentare», sottolinea Giuseppe Momigliano, vice presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia.
«Di fronte all’acuirsi delle sfide sociali, il Patto sottoscritto oggi rappresenta un segno concreto della capacità delle comunità religiose e della società nel suo insieme di unirsi attorno a ideali condivisi messi al servizio al bene comune. La consapevolezza che la diversità sia una ricchezza da valorizzare è un principio essenziale per costruire un futuro di speranza, coesione e prosperità per tutti», evidenzia Cristin Cappelletti, segretaria dell’Assemblea Spirituale Nazionale dei bahá’í d’Italia.
«Sarà emozionante salutare, dopo la firma di questa mattina, il Presidente della Repubblica Mattarella al Quirinale insieme ai miei giovani colleghi indù, ebrei, buddhisti, cristiani e musulmani, tutti italiani dalla nascita e da generazioni e tutti educati alla sacralità nella vita religiosa, senza artifici e senza complessi ma con profonda fede e sensibilità spirituale. Questo è il valore della nostra società italiana e il Capo dello Stato lo ha sempre riconosciuto condannando ogni discriminazione. L’unica incompatibilità denunciata anche nel testo del Patto è la strumentalizzazione dell’odio contro i credenti per negare la nostra cittadinanza!», rileva Amina Croce, responsabile Giovani della COREIS.
«La sottoscrizione del Patto è al tempo stesso l’approdo di un cammino a cui guardare con gratitudine e l’assunzione responsabile di un impegno al dialogo, alla ricerca della pace e della giustizia, alla preservazione del pianeta, alla tutela delle libertà di tutti gli umani, al perseguimento del bene comune. Questo impegno è tanto più urgente e prezioso nel nostro tempo che vede anche l’utilizzo di riferimenti religiosi a sostegno di conflitti e discorsi di odio. Le religioni che sono in Italia hanno intrapreso un’altra strada e intendono continuare a percorrerla con decisione e fiducia», sottolinea Daniele Garrone, presidente della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia.
«Con la sottoscrizione del Patto, la Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia rinnova il proprio impegno a favore del dialogo, della collaborazione e della reciproca conoscenza tra le comunità religiose e le Chiese cristiane presenti nel Paese. Questo momento rappresenta un segno concreto della volontà condivisa di contribuire, ciascuno secondo la propria identità e tradizione, alla promozione della coesione sociale, del rispetto reciproco e del bene comune», osserva Dionisio, Vescovo di Kotyeon e Referente nazionale della Sacra Arcidiocesi Ortodossa d’Italia per il dialogo interculturale e interreligioso.
«Di fronte alla complessità che viviamo, l’unica strategia vincente è il dialogo fondato su uno spirito di sincera collaborazione, perché una convivenza armoniosa e pacifica si può realizzare soltanto insieme. Il Patto sottoscritto oggi rappresenta un’assunzione di responsabilità nei confronti delle generazioni future e della società intera. Condividendone pienamente gli obiettivi, ci impegniamo oggi a tradurre questi principi in azioni concrete, contribuendo a trasformare l’ambiente in cui viviamo», dichiara Alberto Aprea, presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.
«In un mondo segnato da divisioni e conflitti, le religioni sono chiamate a collaborare sui grandi temi dell’umanità: pace, giustizia sociale e dignità della persona. Siamo fermamente convinti che la pace nasca da un disarmo interiore fatto di ascolto senza pregiudizi e riconoscimento delle differenze: solo così è possibile costruire percorsi condivisi di solidarietà e convivenza. Come Unione Buddhista Italiana esprimiamo la nostra soddisfazione per la firma del Patto che unisce le diverse confessioni religiose in un impegno concreto di dialogo, pace e responsabilità condivisa», osserva Filippo Scianna, presidente dell’Unione Buddhista Italiana.
«La firma di questo Patto segna un passo importante nel percorso di dialogo e collaborazione tra le comunità religiose presenti in Italia. Il suo valore risiede soprattutto nell’impegno condiviso a continuare a incontrarsi, confrontarsi e lavorare insieme, senza procedere ciascuno per proprio conto. Vogliamo rafforzare una collaborazione stabile che favorisca la conoscenza reciproca e promuova iniziative comuni capaci di far conoscere e comprendere ai cittadini le diverse tradizioni religiose. Insieme possiamo offrire un contributo concreto alla coesione sociale, al rispetto reciproco e alla costruzione di una società sempre più inclusiva e consapevole della ricchezza del pluralismo religioso», dichiara Livia Ottolenghi, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.








Di seguito il testo integrale dell'intervento di Alberto Aprea, presidente della Soka Gakkai italiana
Autorità presenti, eccellenze, care amiche e cari amici, desidero innanzitutto ringraziare la CEI e, in particolare, Mons. Derio Olivero e Don Giuliano Savina, promotori instancabili del Tavolo dei rappresentanti delle religioni, che dal giugno 2023 costituisce un luogo di confronto e di ascolto tra diverse comunità di fede, unite dalla convinzione che le religioni possano offrire un contributo prezioso alla vita pubblica, promuovendo dialogo, comprensione reciproca e pace.
Come Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai siamo stati felici di aderire fin da subito a questa importante iniziativa, non solo come occasione di scambio umano e di crescita reciproca, ma anche come preziosa opportunità per approfondire la conoscenza tra le diverse tradizioni religiose.
Inoltre, a un anno dalla nascita del Tavolo delle religioni, è stata promossa un'altra iniziativa fondamentale: il Tavolo dei giovani, che riunisce ragazze e ragazzi appartenenti alle diverse confessioni. Questa scelta nasce dalla convinzione che le nuove generazioni, con la loro passione, creatività e sensibilità, possano offrire un contributo insostituibile alla costruzione di una società pacifica. In un tempo in cui le differenze diventano troppo spesso motivo di divisione, vedere giovani di fedi diverse incontrarsi e costruire insieme rappresenta per tutti noi una concreta ragione di speranza.
Credo che sia proprio questo lo spirito che anima i nostri incontri: creare un luogo stabile dove le religioni possano confrontarsi e stabilire degli obiettivi condivisi, nella consapevolezza che, di fronte alla complessità che viviamo, il dialogo fondato su uno spirito di sincera collaborazione rappresenta la via più efficace, perché una convivenza armoniosa e pacifica si può realizzare soltanto “insieme”.
Ognuna delle tradizioni qui rappresentate custodisce una sapienza maturata nel corso dei secoli. La nostra responsabilità comune è offrirla sempre più al servizio della società.
Il Sutra del Loto, l’insegnamento di Shakyamuni al quale tante scuole buddiste guardano come testo di riferimento, insegna che ogni essere vivente possiede una dignità inviolabile e la capacità innata di contribuire alla felicità propria e altrui, alla pace e al bene comune. Questa visione ispira profondamente il nostro impegno nella società. Come scrive il fondatore della nostra scuola, Nichiren Daishonin:
«Se si accende un fuoco per gli altri, si illuminerà anche la propria strada» (Sulle tre virtù del cibo, RSND, 2)
Parole che richiamano la responsabilità reciproca e il valore di una convivenza fondata sul rispetto e sulla solidarietà.
La Soka Gakkai si impegna a realizzare nella vita quotidiana il voto del Budda: condividere la sofferenza della gente comune e perseverare nell'impegno di incoraggiare e rivitalizzare ogni persona, creando una vasta rete di solidarietà e speranza.
Per tutte queste ragioni, ci riconosciamo pienamente negli obiettivi contenuti in questo Patto: educare al dialogo, contrastare ogni forma di discriminazione e di estremismo, promuovere la libertà religiosa e la giustizia sociale, la tutela dell'ambiente e il disarmo nucleare.
Il nostro compito, oggi, è tradurre questi princìpi in azioni concrete, contribuendo a trasformare l'ambiente in cui viviamo.
Il Patto che oggi abbiamo sottoscritto rappresenta un'assunzione di responsabilità nei confronti delle generazioni future e della società intera.
Concludo con l’auspicio che, continuando a percorrere insieme questo cammino, ogni fede possa manifestare il proprio valore intrinseco, contribuendo alla creazione di un sodalizio di “religioni per l’essere umano”, capace di diventare, come afferma il maestro Daisaku Ikeda, «la forza più grande per la realizzazione della pace nel mondo» (RSND, Prefazione)
Grazie!
