Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

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15 settembre 2017

Lo shakubuku: felici insieme agli altri

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L'aspetto più rivoluzionario dell'insegnamento di Nichiren Daishonin consiste nell'affermazione che tutte le persone - anche quelle ai nostri occhi più "malvagie", egoiste, violente e distruttive - possiedono un immenso tesoro di ricchezza che può colmare di gioia la loro vita e quella degli altri, la "natura di Budda". Non solo, Nichiren ci ha lasciato nel Gohonzon e nelle sue "istruzioni per l'uso" contenute nelle lettere e nei trattati indirizzati ai discepoli, la chiave, semplice e infallibile, per manifestare concretamente questo potenziale creativo nella propria vita.
Va da sé che se ogni persona potesse possedere questa chiave per utilizzare ogni aspetto della propria vita - non solo le doti o le fortune ma anche i difetti e le disgrazie - allo scopo di creare valore e gioia per sé e per l'ambiente fisico e sociale in cui vive, il mondo diverrebbe un posto migliore, dove il conflitto incessante fra esseri umani, spesso infelici e frustrati, cederebbe il posto a una terra di Budda in cui ognuno potrebbe dedicarsi alla propria realizzazione e alla felicità degli altri.
È proprio la felicità dell'umanità, fino all'ultimo dei suoi membri, lo scopo per cui Nichiren Daishonin iscrisse il Gohonzon e decise, a costo della vita, di propagare il suo insegnamento con tutte le umane forze di cui disponeva. E, fin dal primo momento, spiegò che l'unico modo per godere appieno dei benefici della pratica buddista era «praticare come me» (Istituire i quattro bodhisattva come oggetto di culto, RSND, 1, 869) cioè far proprio questo grande desiderio di diventare felici insieme agli altri e diffondere al meglio delle proprie possibilità «anche una sola parola o frase» (Lettera a Honen, RSND, 1, 457). Ciò significa che, per sperimentare onestamente la pratica buddista, occorre fin dal primo istante non solo testarne il valore sulla propria esistenza individuale tramite la recitazione di Daimoku e Gongyo, ma anche farla conoscere ai propri amici e conoscenti, svolgendo la pratica di shakubuku.

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