Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

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5 giugno 2026

Fedi in dialogo a èStoria

A Gorizia religioni a confronto su giovani, vita oltre la morte e violenza. Trasformazione personale e dialogo come risposta alle fratture del presente

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Trasformare la sofferenza, interrogarsi sulla morte, impedire che la religione diventi uno strumento di violenza politica: questi i nuclei emersi a èStoria, Festival internazionale della Storia di Gorizia, dedicato nel 2026 alle “Religioni”. L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ha partecipato a tre incontri, insieme ad altre tradizioni, affrontando temi come la comunità e la dignità della vita con forte spirito di connessione interreligiosa. 
Il primo incontro, “Giovani e fede: quale futuro?”, a cura del Comune di Gorizia, ha riunito le fedi già protagoniste della manifestazione “Terre di Pace Go! 2025”. Patrizia Artico, assessore comunale Go!2025, con lo studente universitario Andrea Pappalardo nel ruolo di moderatore, ha presentato l’evento come “naturale prosieguo” di un percorso condiviso. Roberta Cumin, psicologa e dottore di ricerca in apprendimento e innovazione dei contesti sociali e di lavoro, ha proposto questionari sui ponti possibili tra giovani di fedi diverse. Matias Uriel Girotto, vicepresidente dell’UGEI (Unione Giovani Ebrei d’Italia) e referente per il dialogo interreligioso dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane), ha parlato di riavvicinamento all’ebraismo, tra “ricerca di valori” e “bisogno di comunità” e di linguaggi nuovi. Louay Chaabani, del Centro Misericordia e solidarietà di Udine, ha indicato nella comunità un “ambiente di connessione” e rapporti “mente a mente, cuore a cuore”. Amerigo Zanetti, segretario nazionale giovani dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha portato il punto di vista buddista: la fede come via per “trasformare la sofferenza”. Ha ricordato l’origine educativa della Soka Gakkai: “non esiste felicità personale senza il desiderio della felicità degli altri”. Don Davide Brusadin, dell’équipe diocesana e Pastorale Giovani di Concordia-Pordenone, ha definito la comunità come “un atterraggio” dove l’incontro “mette in moto”. Artico ha concluso richiamando l'accoglienza, il dialogo e il futuro, anche nella dimensione laica.

Al Teatro Giuseppe Verdi, l’incontro “Vita dopo la morte” ha coinvolto Rav Riccardo Shemuel Di Segni, Rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, Carmela Crescenti, docente di arabo alla Facoltà di Scienze internazionali e diplomatiche di Gorizia, Cristina Canestrelli, ministro di culto dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, e Don Santi Grasso, presbitero dell’Arcidiocesi di Gorizia e delegato per il dialogo interreligioso. Grasso ha ricordato che il tema riguarda tutte le religioni. Di Segni ha definito la morte, nell’ebraismo, un tema “complesso”, perché guarda all’“adesso”. L’uomo è “un miscuglio di terra e spirito”: l’anima deve rendere conto di ciò che ha compiuto. Non vi sono inferno, purgatorio e paradiso in senso cristiano; le fonti parlano di contemplazione, punizioni e “mondo a venire”. Canestrelli ha esposto il buddismo Mahayana del Sutra del Loto e Nam-myoho-renge-kyo, “legge di causa ed effetto”. Richiamando Shakyamuni, ha affermato che per il Buddismo vita e morte sono fasi di una vita universale, come “onde dell’oceano”. Il karma accompagna il passaggio come un “piccolo bagaglio”, perciò ogni azione conserva valore. Crescenti ha, infine, illustrato come per l’Islam la vita dopo la morte sia una resa dei conti sul “deposito sacro”. 

Alla Tenda Erodoto, si è svolto l’incontro “Religioni e violenza” al quale hanno partecipato: Mauro Ciullo, dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Rav Eliahu Alexander Meloni, Rabbino capo della Comunità ebraica di Trieste e del Friuli-Venezia Giulia, la professoressa Carmela Crescenti ed Enzo Pace, sociologo delle religioni. Meloni ha definito il tema “molto attuale e molto sentito”. Dal punto di vista buddista, Ciullo ha sottolineato che “la religione di per sé non è violenza”, ma l’essere umano può esserlo quando prevalgono i “tre veleni”, nati dal non riconoscere la dignità della vita. Richiamando il Sutra del Loto e il Bodhisattva mai sprezzante, Fukyo, ha indicato nella non violenza il riconoscimento della Buddità di ogni essere vivente. Crescenti ha distinto forza e violenza: la prima appartiene al Divino, la seconda è “un’interpretazione errata della forza”. Pace ha messo in guardia dall’uso politico delle religioni, ricordando i Balcani e lo Sri Lanka. “Occorre - ha affermato - riconoscere l’intolleranza e difendere società ricche di differenze”. 

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