Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione · Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione ·Il Nuovo Rinascimento · Rivista della Soka Gakkai Italiana dal 1982 ·

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15 marzo 2011

Cosa significa soka

Continua la serie dedicata ad alcuni principi-base della pratica buddista. In questa puntata diamo uno sguardo al concetto di "creazione di valore" e alle sue implicazioni e applicazioni pratiche

immagine di copertina

«Un'esistenza vissuta senza scopo o valore, senza conoscere la ragione per cui si è nati, è triste e debole [...]. Agire, creare o contribuire a qualcosa che sia di beneficio alla società e a noi stessi, dedicandoci con tutte le nostre forze a questa sfida, è un modo di vivere che genera soddisfazione e valore» (D. Ikeda, Giorno per giorno, Esperia, 13 gennaio). La parola "valore" ricorre nei discorsi e negli scritti di Daisaku Ikeda, nelle esperienze di fede condivise dai membri della SGI, nei nostri scopi più grandi come in tanti obiettivi quotidiani. È così importante da essere parte del nome stesso della Gakkai: Soka, creazione (so), valore (ka).
Ma cosa significa valore? La visione soka, questa "rivoluzione del pensiero" che avrebbe avuto successivamente una straordinaria portata religiosa, ha inizio nei primi anni del secolo scorso grazie all'impegno e alla strenua ricerca di un maestro elementare, un geografo ed educatore che avrebbe fondato la Soka Gakkai: Tsunesaburo Makiguchi. Notando quale carico di tensioni, nozioni e aspettative schiacciasse gli allievi sin dalla più giovane età, Makiguchi dedica anni alla sperimentazione di un nuovo modello educativo basato sulla "Teoria del valore", con un obiettivo preciso: «Propongo la felicità come scopo dell'educazione, basandomi sull'osservazione e l'analisi di quello che è per tutti lo scopo della vita. Il fine dell'educazione, quindi, dovrebbe essere il fine della vita stessa» (T. Makiguchi, L'educazione creativa, La Nuova Italia, Firenze, 2000, pag. 8). La riflessione filosofica di Makiguchi ribaltava totalmente la visione tradizionale, così come era stata impostata dal filosofo tedesco Immanuel Kant (seguendo una lunga tradizione che faceva capo già a Platone) sulla base dei tre valori considerati fondamentali: verità, bene e bellezza. Makiguchi sottolinea invece che la verità, lungi dall'essere un valore, è piuttosto uno scopo della conoscenza e delinea una nuova triade composta dagli elementi che insieme costituiscono il valore: guadagno, bene, bellezza. Se il guadagno consiste nell'utile personale e la bellezza nel valore estetico o emotivo che soddisfa aspetti specifici della vita individuale, il bene è ciò che porta a un miglioramento della comunità, del nostro ambiente.
Ad esempio, riferendosi all'ambito professionale, Ikeda afferma rivolgendosi ai giovani: «Il valore della bellezza consiste nel trovare un lavoro che vi piace, il valore del guadagno nell'avere un lavoro che vi dà da vivere come sognate, mentre quello del bene consiste nel fare un lavoro utile agli altri e alla società. [...] L'ideale è trovare un lavoro che vi piace (bellezza), finanziariamente sicuro (guadagno) e che contribuisce alla società (bene)» (I protagonisti del XXI secolo, Esperia, vol. 1, pag. 78). Ma, sottolinea Ikeda, il valore non risiede solo nella realizzazione di questa condizione ideale: sta nel percorso che ci avrà portati fin lì, fatto di passaggi "intermedi". Così, ogni volta che ci stiamo impegnando a diventare persone insostituibili laddove siamo, ogni volta che, indipendentemente dalla nostra posizione, ci stiamo assumendo la piena responsabilità in ambito lavorativo, stiamo aprendo la via della creazione di valore che ci porterà a condurre una esistenza felice e realizzata.

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