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27 ottobre 2026

Ad Assisi la speranza come scelta di pace: la Soka Gakkai ai forum sul nucleare e sulla tecnologia

La seconda giornata dell’Incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante»

immagine di copertina
Screenshot

Nella seconda giornata dell’Incontro internazionale «Pace disarmata e disarmante», in corso ad Assisi fino al 27 ottobre, Alessja Trama e Yoshiyuki Nagaoka sono intervenuti sul disarmo nucleare e sull’umanità nel tempo della tecnologia

La memoria di Hiroshima e Nagasaki e la domanda su che cosa resti di umano in un mondo sempre più affidato agli algoritmi. Nella seconda giornata di «Pace disarmata e disarmante», l’Incontro internazionale promosso dalla Comunità di Sant’Egidio ad Assisi, diversi forum tematici hanno affrontato le grandi questioni del nostro tempo. La Soka Gakkai ha preso parte a due di essi. In mattinata si è svolto il forum «Nucleare tra disarmo e proliferazione», presieduto da Andrea Bartoli, presidente della Sant’Egidio Foundation for Peace and Dialogue.

Sono intervenuti Fabrizio Battistelli, sociologo e presidente di Archivio Disarmo; Paolo Cotta-Ramusino, dell’Unione Scienziati per il Disarmo; Peter Michiaki Nakamura, arcivescovo cattolico di Nagasaki; Susi Snyder, della Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN); Katsuko Tanaka, hibakusha sopravvissuta al bombardamento atomico di Hiroshima; e Alessja Trama, delle relazioni esterne della Fondazione Be the Hope, promossa dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.

Intensa la testimonianza di Katsuko Tanaka. «Mai più un altro hibakusha», ha detto. «Che cosa accadrà se un’arma nucleare verrà usata davvero? Finché le armi nucleari esisteranno, potranno essere usate. Vi prego, ricordate l’obiettivo: un mondo senza armi nucleari».


Alessja Trama ha ricordato la dichiarazione per l’abolizione delle armi nucleari pronunciata nel 1957 da Josei Toda e l’impegno portato avanti da Daisaku Ikeda, rispettivamente secondo e terzo presidente della Soka Gakkai. «Il problema non sono soltanto le armi nucleari», ha detto. «È la logica della paura nel cuore umano».
Trama ha poi presentato il lavoro di Senzatomica, la campagna nata nel 2011 dai giovani della Soka Gakkai e promossa dalla Fondazione Be the Hope: una mostra itinerante che ha toccato oltre 90 città italiane e accolto quasi 500.000 visitatori, più del 40% dei quali studenti. Ha raccontato anche la propria esperienza: la visita alla prima mostra, a Firenze, a diciotto anni, diventata «un impegno per la vita». E ha concluso con un appello alla speranza: «La speranza non è ingenuità. È la scelta più realistica che abbiamo. Non è aspettare che siano altri ad agire: è una decisione che prendiamo ogni giorno».

Nel pomeriggio, il forum «L’umanità nel tempo della tecnologia», presieduto da mons. Vincenzo Paglia, ha riunito Gianpaolo Barozzi, vicepresidente di Cisco Italia; Tiziana Catarci, del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Mauro Ceruti, filosofo dell’Università IULM; il rabbino Noam Marans, direttore degli affari interreligiosi dell’AJC; Henrik Stubkjær, vescovo di Viborg e presidente della Federazione Luterana Mondiale; Matt Vasey, della Gates Foundation; e Yoshiyuki Nagaoka, direttore esecutivo dell’Ufficio Affari Pubblici della Soka Gakkai e direttore dell’Ikeda Center for Peace.

Partendo dal principio buddista della dignità della vita, Nagaoka ha affrontato l’uso militare dell’intelligenza artificiale e i sistemi d’arma autonomi. «Affidare decisioni di vita o di morte ad algoritmi privi di coscienza umana, empatia e comprensione del contesto è una violazione fondamentale della dignità umana», ha affermato, richiamando la dichiarazione con cui lo scorso luglio la Soka Gakkai ha chiesto un quadro normativo internazionale e il divieto dei sistemi progettati per selezionare e colpire esseri umani. E ha concluso: «Nell’era dell’intelligenza artificiale, la questione centrale non è quanto bene funzioni la tecnologia, ma quanto profondamente coltiviamo lo spirito umano».


Martedì 27 ottobre, l’Incontro si concluderà con la giornata dedicata alla preghiera per la pace e con la Cerimonia finale in Piazza San Francesco, dove i leader religiosi firmeranno un appello comune rivolto al mondo.

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