Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai

Buddismo per la pace, la cultura e l’educazione

2 febbraio 2023 Ore 12:56

    Per proteggere i diritti umani

    Con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno, in particolare coloro che soffrono di più, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, tramite i fondi 8x1000, si è unito alle organizzazioni non governative e a molte istituzioni locali nel rispondere alle emergenze umanitarie, per sostenere e proteggere la vita delle persone. Abbiamo intervistato i responsabili di alcuni progetti finanziati con i fondi 8x1000 in Haiti, Yemen, Ucraina e Siria

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    Con l’obiettivo di non lasciare indietro nessuno, in particolare coloro che soffrono di più, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, tramite i fondi 8×1000, si è unito alle organizzazioni non governative e a molte istituzioni locali nel rispondere alle emergenze umanitarie, per sostenere e proteggere la vita delle persone. Abbiamo intervistato i responsabili di alcuni progetti finanziati con i fondi 8×1000 in Haiti, Yemen, Ucraina e Siria

    Martina Pignatti, Un Ponte Per
    Giovanni Visone, INTERSOS
    Michèle Duvivier Pierre-Louis, Fokal
    Paolo Ferrara, Terre des Hommes

    I conflitti armati in Ucraina, Siria e Yemen, stanno causando tragiche conseguenze su migliaia di esseri umani. Anche ad Haiti, in seguito alle continue crisi politiche e ai terremoti che hanno devastato l’isola caraibica, è in atto una crisi umanitaria senza precedenti. L’intervento umanitario risponde a una chiara scelta di campo, che è quella di mettere al centro la dignità della vita.
    Nella Proposta di pace 2021 il maestro Daisaku Ikeda scrive: «Subito dopo un disastro lo spirito di non lasciare indietro nessuno tende a diffondersi spontaneamente. Tuttavia, man mano che il processo di ricostruzione prosegue, spesso nella coscienza delle persone questo sentimento si affievolisce. Inoltre, maggiore è la portata del problema, come nel caso della pandemia o del cambiamento climatico, maggiore è il rischio di rimanere concentrati unicamente sul problema in sé per cui, pur sapendo che è importante non lasciare indietro nessuno, il nostro impegno in tal senso tende a indebolirsi nel tempo. Perciò dovremmo fare di tutto per assicurarci che nelle immediate vicinanze di chi è esposto ai rischi maggiori ci siano persone alle quali possa chiedere aiuto. […] Pensiamo al sollievo e persino alla gioia che prova una persona quando viene aiutata a raggiungere un porto sicuro dopo essere stata travolta dalle tempeste della vita e aver ceduto alla disperazione. Dobbiamo mirare a costruire una società in cui tali sentimenti – il senso palpabile che è davvero bello vivere – possano essere condivisi da tutti» (Allegato BS, 220, pag. 8).

    Di seguito presentiamo una panoramica dei progetti finanziati con i fondi 8×1000 dell’IBISG riguardanti le emergenze umanitarie, con il contributo degli esponenti delle varie organizzazioni che li stanno realizzando.

    Per approfondire i progetti vai sul sito: www.ottopermille.sokagakkai.it

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    Emergenza Haiti
    Due progetti finanziati con i fondi 8×1000 dell’IBISG

    A seguito dei terribili terremoti che hanno sconvolto l’isola, Haiti sta vivendo una situazione di guerra fra bande – in cui si reclutano sempre più minori – che ha frammentato il paese, frutto di decenni di difficile gestione politica. Sono anche emersi migliaia di casi di colera, metà dei quali riguardano bambini e bambine.
    Con i fondi 8×1000 l’Istituto sostiene due progetti che intervengono in due ambiti, la “Protezione dell’infanzia” con Terre des Hommes e un “Programma di sviluppo sostenibile” con la fondazione Fokal.
    Il programma per la protezione dell’infanzia opera a favore del ricongiungimento familiare e nel creare situazioni di tutela che permettano ai bambini rimasti soli, orfani, allontanati dal nucleo familiare o reclusi nelle carceri per aver infranto la legge, di avere un luogo da sentire come casa.
    Nel corso della sua intervista Paolo Ferrara, direttore di Terre des Hommes, ha spiegato che negli anni è stato creato un sistema di affido familiare che prima non esisteva: «In questo momento l’obiettivo è di creare una comunità più coesa dove il bambino non sia soltanto vissuto come un fardello, ma come una risorsa importante per il proprio paese. L’obiettivo è anche formare una generazione di adulti che inizi realmente a preoccuparsi di queste tematiche. Questo va nella direzione di creare, speriamo, una cultura del rispetto e di pace. C’è una società civile disposta a cambiare e assumersi la responsabilità. Il contesto di crisi non sempre permette di raggiungere tutti i risultati nei tempi attesi. Però il coinvolgimento, l’interesse e la disponibilità delle famiglie sicuramente ci ha confermato la possibilità di lavorare su questo tema e noi speriamo che questo lasci una traccia».
    In contesti di emergenza è necessario intervenire per rispondere a un’immediata necessità di assistenza e protezione delle persone ma anche fornire gli strumenti per affrontare il futuro.
    Nell’ambito dello sviluppo sostenibile ad Haiti il partner Fondazione Fokal, presente da ventisette anni sul territorio, collabora con quaranta organizzazioni di piccoli agricoltori in tutto il paese per combattere l’insicurezza alimentare, proteggere l’ambiente, l’approvvigionamento idrico e la ricchezza della biodiversità, sostenendo i loro prestiti e le associazioni di risparmio gestite principalmente da donne capofamiglia.
    La presidente della Fondazione Fokal, Michèle Duvivier Pierre-Louis, ha condiviso con noi la visione che hanno come fondazione: «I piccoli agricoltori vivono in condizioni difficili in aree rurali molto remote. La loro richiesta di avere uno spazio per la formazione, le riunioni, la vendita dei loro prodotti agricoli, l’accoglienza dei visitatori e l’impegno in attività generatrici di reddito è stata raramente soddisfatta. La generosa sovvenzione della Soka Gakkai sarà utilizzata per completare la costruzione di un centro comunitario per conto di un’organizzazione contadina gestita principalmente da donne. La nostra visione è quella di costruire capacità, anche in situazioni di emergenza. Abbiamo sempre presente che stiamo lavorando con persone la cui umanità merita rispetto e solidarietà. Solo la vicinanza e gli investimenti a lungo termine possono portare al cambiamento a cui aspiriamo, con e per conto della popolazione».

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    Emergenza Yemen
    Un progetto finanziato con i fondi 8×1000 dell’IBISG

    La guerra ha causato gravi complicazioni sullo stato di salute della popolazione yemenita, mettendo a dura prova la capacità di reazione della comunità. A oltre sette anni dal conflitto, lo Yemen continua a essere colpito da una delle maggiori crisi umanitarie al mondo con oltre 20 milioni di persone la cui vita dipende dagli aiuti internazionali. Più del 50% delle strutture sanitarie sono distrutte o non funzionanti, con un’assenza grave di medici e personale, di medicinali e materiale sanitario.
    L’Ong partner in Yemen è Intersos e il progetto finanziato con i fondi 8×1000 dell’IBISG combina un approccio di accesso alla salute e diritto alla salute con risposte ai bisogni di protezione.
    Come ha spiegato Giovanni Visone, direttore della comunicazione di Intersos durante la sua intervista: «Il supporto a una persona sopravvissuta alla violenza di genere non può essere scisso da un intervento medico che può aver bisogno di ricevere, ma è anche arricchito dall’intervento di supporto legale e psicosociale. Quindi si dà una risposta olistica al bisogno della persona in assistenza. Perché questo tipo di approccio? Perché mette l’essere umano e i suoi bisogni al centro della risposta. La distribuzione di beni primari non vive di per sé – perché quello ci riporterebbe all’assistenzialismo degli anni Settanta – ma ha senso solo dentro una risposta integrata, identifica il bisogno e fornisce un qualcosa di materiale che però è sempre collegato a qualcosa di immateriale».
    Il progetto supporta le strutture mediche rimaste funzionanti con uno stock di medicinali e forniture di materiali essenziali che raggiunge oltre trentamila persone. Nei campi per gli sfollati le strutture sanitarie garantiscono un livello di servizi, tra cui la capacità di trattare patologie comuni come infezioni e focolai epidemici di altre malattie come il colera.
    Visone ha affermato: «Ridurre la fragilità enorme del sistema sanitario locale nell’immediato, ma creare anche capacità e infrastruttura – materiale e immateriale – su cui possono viaggiare altre campagne di immunizzazione fondamentale. Questo è un punto chiave adesso, perché molte campagne di immunizzazione nel periodo della pandemia hanno visto un peggioramento, soprattutto le vaccinazioni infantili classiche, a cominciare dal morbillo».
    Nell’ottica di mantenere una prospettiva futura al di là della risposta immediata alla crisi, ha aggiunto: «Le due parole chiave in inglese sono community engagement (coinvolgimento attivo della comunità nella risposta) e capacity building (rafforzamento delle capacità locali); la nostra risposta non può mai prescindere da questi due elementi, non vuole essere mai una risposta calata dall’alto che non dialoga con le realtà locali e che non crea capacità al di là della nostra presenza».

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    Emergenza Ucraina
    Tre progetti finanziati con i fondi 8×1000 dell’IBISG

    In Ucraina, a differenza dei paesi già menzionati, è in atto una risposta all’emergenza in una situazione di conflitto pienamente attivo e in rapida evoluzione.
    Il progetto “Supporto medico in Ucraina” con Intersos interviene a sostegno dell’enorme numero di persone sfollate (6,2 milioni) e si concentra sull’approvvigionamento di farmaci e forniture mediche, e distribuzione di beni primari (necessari anche per affrontare le rigidissime temperature invernali in arrivo) a 8000 famiglie al fine di garantire condizioni di vita dignitose all’interno di 40 rifugi.
    Il progetto “Scuole di pace in Ucraina” con Un Ponte Per, mira ad analizzare e dare visibilità internazionale alle azioni di coesione sociale e di nonviolenza che si stanno svolgendo in un contesto di guerra aperta, nonché alle principali esigenze in materia di peacebuilding.
    Martina Pignatti, responsabile dei programmi, ha spiegato: «Grazie al progetto con la Soka Gakkai stiamo incoraggiando i nostri partner locali nella continuazione della loro attività di costruzione della pace e di resilienza al trauma, essenziale per far sì che loro non le abbandonino per dedicarsi solo all’assistenza umanitaria. Li abbiamo portati direttamente a Bruxelles, affinché potessero veicolare il loro messaggio alla comunità internazionale».
    Il progetto implementa il primo soccorso nella gestione del trauma della guerra, della nonviolenza nei territori occupati e della metodologia delle scuole di pace, tramite la formazione di cinquanta insegnanti e il sostegno a venti centri giovanili diffusi in tutto il paese. Almeno trecento giovani potranno utilizzare capacità chiave in ambito di peacebuilding e incoraggiare anche i loro pari.
    Martina Pignatti ha affermato inoltre: «Abbiamo visto come la resilienza al trauma ti consente di continuare a reggere nonostante non si veda la fine… la coesione sociale e il peacebuilding danno alle persone non solo gli strumenti, ma anche la convinzione che il dialogo possa generare delle soluzioni, dei punti di vista nuovi che prima di avviare il processo di pace gli attori non visualizzano».
    Il terzo progetto, “Protezione dei rifugiati in Polonia” con Terre des Hommes, affronta i bisogni immediati dei cittadini in fuga dall’Ucraina, dando accesso tempestivo a informazioni e interventi appropriati a bambini e madri, e ai gruppi più vulnerabili in fuga dall’Ucraina, rifugiati Rom, rifugiati LGBTQ+ e rifugiati non ucraini. Forma assistenti sociali, educatori e volontari sugli interventi di protezione.
    Il direttore Paolo Ferrara ha parlato di un aspetto interessante in cui si è sviluppato il progetto: «Questo è innanzitutto un intervento interreligioso… Abbiamo dei rifugiati che arrivano da un paese prevalentemente ortodosso o cristiano, che vengono aiutate da una comunità ebraica a Cracovia, grazie al sostegno di una comunità buddista.
    Questo ci racconta di quanto noi esseri umani possiamo essere fantastici oppure portatori di dolore quando finiamo per impantanarci in conflitti. Possiamo raccontare che la religione può essere altro, no? Pace fra i popoli e speranza».

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    Emergenza Siria
    Due progetti finanziati con i fondi 8×1000 dell’IBISG

    Con queste parole Martina Pignatti, responsabile dei programmi di Un Ponte Per, ha trasmesso l’importanza del progetto finanziato con i fondi 8×1000: «In Siria noi avevamo già aperto tre spazi sicuri che avremmo dovuto chiudere per mancanza di finanziamenti. Il progetto sostenuto dalla Soka Gakkai ci ha consentito non solo di mantenerli aperti, ma anche di rafforzare il lavoro degli operatori e dell’organizzazione partner affinché possano continuare anche se in futuro il nostro sostegno venisse meno».
    Consapevoli che la società non può prosperare fino a quando le donne, le ragazze e i minori sono limitati nei loro diritti e non possono far emergere il loro pieno potenziale, nella comunità di Raqqa, a nord-est della Siria, sono stati istituiti degli spazi sicuri rivolti a 690 donne e ragazze, e 640 bambini e adolescenti, con attenzione ai casi più vulnerabili e alle vittime di abusi. Al contempo il lavoro di sensibilizzazione sulla violenza di genere coinvolge 2500 membri della comunità.
    Pignatti ha affermato: «In uno degli spazi sicuri della città – in cui l’80% degli edifici è distrutto, dove si continua a spostarsi in mezzo alle macerie – si trova un albero pieno di bigliettini su cui le ragazze del centro hanno scritto i loro desideri per il futuro. E noi vogliamo che questo albero continui a esserci».
    Il secondo progetto in Siria con Terre des Hommes interviene nella zona di Aleppo e vuole creare una cultura della protezione dell’infanzia lavorando sulla formazione di tutte quelle persone che sono coinvolte nel benessere dei bambini, per garantire l’educazione in un contesto di crisi.
    Abbiamo chiesto al direttore Paolo Ferrara come trovare speranza in una situazione così difficile, lui ci ha risposto: «Un vero cambiamento parte da noi ma deve incontrare l’altro, perché se non si incontra l’altro rimane eroico. Non abbiamo bisogno di eroi ma di persone che insieme cambino le cose. Ciò richiede un’apertura, un ascolto, imparare a collaborare nonostante le diversità: senza questo, il cambiamento non è possibile».