Diffondere il rispetto dei diritti umani fa parte della nostra missione in quanto buddisti, per costruire ogni giorno una società basata sulla pace, la cultura, l’educazione

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani è stata promulgata il 10 dicembre 1948, sullo sfondo della tragedia della Seconda guerra mondiale. Milioni di figli, fratelli e genitori erano stati strappati all’affetto delle loro famiglie.
I trenta articoli che costituiscono la Dichiarazione mettono nero su bianco libertà incoercibili e diritti fondamentali propri di ogni essere umano in quanto tale, senza eccezione alcuna. Diritti come quello alla vita, alla sicurezza, al cibo, all’abitazione, alle cure mediche, ai servizi sociali; libertà dalla paura, dalla schiavitù, dalla violenza.
La Dichiarazione ha l’obiettivo fondamentale di promuovere, attraverso l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di tali diritti e libertà, per garantirne l’universale ed effettivo riconoscimento fra i popoli.
Nel Preambolo si legge: «Il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo».
Espressioni come “famiglia umana” e “pace nel mondo” risuonano nel cuore di chi si è risvegliato alla missione di kosen-rufu. La tutela dei diritti umani è uno degli scopi principali della Soka Gakkai e coincide con la pratica di sconfiggere l’oscurità fondamentale, alla base della sofferenza e delle ingiustizie, e rispettare la dignità di ogni forma di vita.
La Dichiarazione ha settant’anni di storia ed è stata redatta nelle cinque lingue ufficiali delle Nazioni Unite (cinese, francese, inglese, russo, spagnolo) per garantirne la massima diffusione. È una pietra miliare nello sviluppo della legislazione dei diritti umani a livello internazionale. Espressione della volontà dei popoli, le hanno fatto seguito numerosi trattati vincolanti per gli Stati. Così la tutela dei diritti umani è diventata una parte importante del diritto internazionale.
Alla luce degli incoraggiamenti del maestro Ikeda, appare chiaro che spetta a noi la missione di creare il tempo di una società fondata sul rispetto dei diritti umani. Ognuno di noi è un pioniere di questa impresa.

Daisaku Ikeda scrive: «Quando c’è poco rispetto dei diritti umani, si va verso un regime di dittatura in cui le leggi vengono imposte al popolo. La società non può prosperare. Ecco perché dobbiamo lottare per i diritti umani, per la libertà di pensiero e di religione e sensibilizzare la gente su questi problemi.
I diritti umani, la democrazia e la pace sono una cosa sola. Quando uno di questi elementi viene distrutto, vengono distrutti anche gli altri. I leader di tutte le sfere sociali devono scolpire questo nelle loro menti. In una società dove manca il rispetto dei diritti umani, la reputazione e la posizione non valgono nulla. La cosa più importante è avere compassione e provare un genuino amore per gli altri.
Ogni sfera umana – educazione, cultura, governo, economia e scienza – deve garantire e rafforzare i diritti umani. È necessario rimettere a fuoco l’importanza di garantire il benessere all’umanità e fare di questo un punto di partenza. Dobbiamo far diventare il XXI secolo il secolo dei diritti umani. Dobbiamo costruire una società che abbia obiettivi più grandi del profitto a breve termine. Per fare questo, il primo passo è rispettare noi stessi e vivere con dignità, fiducia e orgoglio. Una tale persona potrà trattare gli altri con rispetto.

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Perché parlare di diritti umani?
Attualmente, molto, moltissimo resta ancora da fare in ogni parte del mondo.
Infatti, ancora oggi:

815 milioni di persone (1 su 9) non mangiano a sufficienza

152 milioni di bambini sono vittime del lavoro minorile

1 donna su 3 subisce abusi o violenza

68,5 milioni di persone devonolasciare la loro casa a causa dei conflitti

63 milioni di bambini (1 su 11) non hanno accesso all’istruzione

15.000 migranti hanno perso la vita nel Mediterraneo negli ultimi cinque anni

Fonte: mostra “Trasformare le vite: il potere dell’educazione ai diritti umani”

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Diritti umani in azione

Quali azioni per rendere concreti i diritti umani nella nostra vita quotidiana?

• Rispettare e accettare le differenze

• Sviluppare empatia verso l’altro

• Denunciare le ingiustizie

• Risolverei conflitti attraverso il dialogo

Un grande fiume comincia con una goccia d’acqua e, da quest’umile origine, sfocia nel mare. Il fiume che giungerà al secolo dei diritti umani ha appena cominciato a scorrere.
È importante sviluppare un atteggiamento positivo e aperto nei confronti di ogni persona, comprendendo che anche se gli altri sono diversi da noi siamo tutti membri della stessa “famiglia umana”.
Secondo studi scientifici, quando cerchiamo di percepire le differenze usiamo solo la parte più superficiale del nostro cervello, mentre quando ci sforziamo di trovare dei punti in comune mettiamo in atto un processo altamente sofisticato che coinvolge una parte molto profonda di esso.
Quelli che vanno d’accordo con tutti i tipi di persone, senza distinzioni, manifestano un carattere davvero eccellente. Sono persone di grande cultura ed educazione.
Più ricchi sono i nostri cuori, più ricca è la nostra umanità, più saremo in grado di riconoscere e valutare l’umanità degli altri. Coloro che maltrattano e denigrano gli altri diminuiscono solo la propria umanità.
I diritti umani sono il sole che illumina il mondo, come lo sono l’amore per l’umanità, la gentilezza e la considerazione. Tutte queste cose illuminano il mondo.
La vostra missione è far sì che il sole dei diritti umani sorga sul ventunesimo secolo. Per farlo dovete far sorgere il sole coraggioso dell’amore per l’umanità prima di tutto nei vostri cuori» (Giovani cittadini del mondo, esperia, 14).

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«Dove, dopo tutto, cominciano i diritti umani? Nei piccoli luoghi della quotidianità, tra le mura domestiche, in posti così piccoli da non poter essere individuati sulle mappe, dove si sviluppa la vita di ogni persona: il quartiere, la scuola o l’ufficio. Se tali diritti non assumono significato in questi luoghi, non possono assumerlo in nessun luogo»

Eleanor Roosevelt, attivista dei diritti umani

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