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Corridoi Umanitari dall’Afghanistan

Sono arrivati in Italia questa settimana gli oltre 300 rifugiati afghani accolti nel nostro paese nel quadro del protocollo d’intesa “Corridoi umanitari/Evacuazioni per l’Afghanistan” firmato il 4 novembre 2021 tra Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell’Interno, CEI, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche, Tavola Valdese, Arci, INMP, OIM e UNHCR.
Di questi oltre 300 rifugiati e rifugiate, 50 sono stati accolti in Italia grazie al progetto “Corridoi umanitari dall’Afghanistan” promosso da Arci Nazionale e sostenuto dai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. L’accoglienza di ogni persona durerà circa un anno, con l’obiettivo di accompagnarla in un percorso di inclusione sociale e lavorativa nel nostro paese.
Un primo gruppo di cittadine e cittadini afghani è arrivato il 25 luglio all’aeroporto di Fiumicino a Roma, accolto da rappresentanti dell’Arci, dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, e dalla viceministra degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Marina Sereni.
Un secondo gruppo è arrivato il 27 luglio, e in quell’occasione si è tenuta all’aeroporto di Fiumicino una conferenza stampa delle organizzazioni firmatarie del protocollo.
In particolare, Filippo Miraglia, responsabile nazionale Immigrazione Arci, ha dichiarato: «L’Arci è molto soddisfatta di partecipare per la prima volta ai corridoi umanitari: se queste persone oggi arrivate in aereo, accolte da noi e dall’Italia con generosità, si fossero messe in viaggio da sole per cercare protezione, e fossero arrivate alle frontiere dell’UE, rivolgendosi ai trafficanti come sono obbligate a fare il 99% delle persone in fuga, verrebbero chiamate con disprezzo “clandestini” e rischierebbero di finire nei lager libici sostenuti dall’Europa e dal nostro Governo, o respinti alle nostre frontiere terrestri, come avviene ogni giorno, violando ogni legge e convenzione internazionale. Per questo vogliamo sostenere e investire, anche per dimostrare che esistono alternative, su ogni forma di accesso legale e sicuro come i corridoi umanitari. Ringraziamo la rete nazionale dei Circoli Rifugio dell’Arci, che offriranno accoglienza materiale e sostegno alle beneficiarie e ai beneficiari di questo corridoio umanitario, e l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai che ha deciso di dare priorità con i fondi dell’8×1000 a interventi di accoglienza e inclusione per le persone in fuga dal regime afghano».
I corridoi umanitari dall’Afghanistan sono totalmente a carico delle associazioni proponenti: sono stati quindi resi possibili grazie alla generosità e all’impegno gratuito e volontario di tanti cittadini italiani, congregazioni religiose, ONG e diversi soggetti della società civile.
La parte sostenuta dalla Soka Gakkai italiana vede l’accoglienza di persone appartenenti a tre gruppi target: donne sole o sole con bambini, attiviste, militanti, difensori dei diritti umani, persone appartenenti alla comunità LGBTQ+, giornalisti e giornaliste.
La rete dei circoli rifugio dell’Arci — presente su tutto il territorio nazionale e già sostenuta attraverso i fondi 8×1000 da un progetto precedente — metterà a disposizione di queste persone un sistema di accoglienza sia in appartamenti dedicati che all’interno di famiglie conviventi. Dalla stessa rete verrà fornita la professionalità di operatori e mediatori esperti, nonché di servizi specifici già gestiti da Arci Nazionale.

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Per l’integrazione dei rifugiati attraverso la promozione dell’amicizia

promozione

Promuovere l’integrazione in Italia delle persone rifugiate attraverso l’attivazione di relazioni di tutoraggio fra volontari e rifugiati: è lo scopo del progetto Community Matching avviato dall’Agenzia ONU per i Rifugiati (UNHCR) insieme a Refugees Welcome e Centro Immigrazione Asilo Cooperazione Internazionale (CIAC), grazie al sostegno dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai attraverso i fondi 8×1000.
Attivo nelle città di Bari, Milano, Palermo, Torino, Roma e Napoli, il progetto sta dando una risposta efficace anche alle persone in fuga dalla guerra in Ucraina, permettendo di strutturare la straordinaria espressione di solidarietà di tanti singoli cittadini e favorendo processi di inclusione nelle comunità.
Nelle scorse settimane alcune rappresentanti dell’Istituto hanno incontrato entrambi i partner di UNHCR, un’occasione unica per conoscere da vicino la realtà delle associazioni e creare una più stretta connessione e collaborazione.
Si sono recati a Parma, dove hanno incontrato e ascoltato l’équipe degli operatori del CIAC e subito dopo hanno potuto visitare la casa di Wonderful World per conoscere alcuni tutor già attivi e i rifugiati beneficiari del progetto.
A Roma invece Refugees Welcome ha presentato loro la metodologia del Community Matching e subito dopo, nel corso di un incontro più informale, si è presentata l’occasione di ascoltare direttamente le voci dei protagonisti del progetto, tutor e rifugiati. Storie emozionanti di amicizia tra il volontario e il rifugiato.
È emerso chiaramente dai loro racconti come non esista una relazione in cui l’uno aiuta l’altro, poiché l’incontro tra i due è diventato il punto di partenza per trasformare profondamente le loro vite.
Quelli a Parma e a Roma sono stati incontri molto importanti e costruttivi in cui sono state gettate le basi per i prossimi passi di questo progetto, innovativo nella sua forma e che ha il grande scopo di trasformare la percezione culturale che si ha dei sempre più frequenti flussi migratori.

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