Leggi l’articolo “Salviamo i nostri Anziani” 8X1000 IBISG e Sant’Egidio in NR 702

 

In tutta Europa, e in Italia in maniera più acuta, il rischio di isolamento sociale e povertà degli anziani è notevolmente aumentato negli ultimi anni. In questo momento di grave emergenza dovuto alla pandemia, cresce ancora di più il bisogno di aiuto affinché nessuno resti solo e dimenticato.

Per rispondere a queste esigenze la Comunità di Sant’Egidio ha ideato il programma “Viva gli anziani!”, potenziato grazie al progetto “Salviamo i nostri anziani” sostenuto dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai con i fondi dell’8×1000 del 2020 (relativi all’anno fiscale 2016), interamente finalizzati a fronteggiare le conseguenze dell’emergenza causata dal Coronavirus in Italia.

Il programma viene attuato nei comuni di 11 diverse regioni italiane: Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Veneto, Emilia Romagna e Basilicata. Con un approccio proattivo, mira a individuare tutti gli anziani over 80 residenti nei territori di riferimento, al fine di fornire interventi personalizzati, capire quali situazioni vanno monitorate, chi necessita di servizi socio-sanitari e chi ha bisogno di sostegno socio-economico.
Tale approccio, specie in questi mesi di pandemia, sta mostrando la sua efficacia permettendo di intervenire tempestivamente affinché nessun anziano resti isolato e senza aiuto.

In queste pagine presentiamo un’intervista a Olga Madaro, responsabile del progetto.

A seguire il contributo di Massimiliano Umani, un operatore che è quotidianamente a contatto con gli anziani, e la testimonianza in prima persona di Giovanna, una donna che grazie al programma “Viva gli anziani!” non solo ha trovato una rete di sostegno, ma ha potuto rendersi utile a sua volta per sostenere chi ha più necessità.

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Un effetto virtuoso nella società

Intervista a Olga Madaro

Salviamo i nostri anziani”, uno dei progetti sostenuti dall’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, prevede il potenziamento degli strumenti di prevenzione e contrasto alle forme di isolamento e fragilità degli anziani, rafforzando le centrali operative del programma “Viva gli Anziani!” della Comunità di Sant’Egidio. Il progetto è finalizzato all’aumento di almeno il 20% degli operatori coinvolti, e del 25% del numero degli anziani seguiti (da 8.000 a 10.000) nelle città coinvolte. Di seguito l’intervista alla responsabile del progetto, Olga Madaro, con la quale abbiamo approfondito la portata del programma e gli effetti virtuosi che sta generando

Qual è l’ambito di intervento e quali azioni state portando avanti con questo progetto?

Il progetto è incentrato sugli anziani over 80 ed è volto a ridurre l’isolamento di cui tanti di loro sono vittime, un isolamento che durante la pandemia si è aggravato: per tanti familiari è impossibile andare a far visita agli anziani, soprattutto per chi abita in regioni diverse.
Inoltre abbiamo assistito alla perdita di momenti di socializzazione che molti anziani vivevano abitualmente: centri sociali, attività nelle parrocchie, gite turistiche… un mondo di attività che si è annullato completamente.
Un grosso lavoro che facciamo in tutte le città è il monitoraggio telefonico. Si tratta di telefonate di verifica delle condizioni di salute e delle problematiche tipiche degli anziani, o volte a sbrigare pratiche burocratiche, e sono sempre occasioni per far loro compagnia.

Che tipo di effetti virtuosi ha avuto il sostegno 8×1000 dell’IBISG?

Grazie al vostro contributo abbiamo potuto rafforzare la distribuzione di pacchi alimentari.
Inoltre è aumentata la nostra presenza nei territori dove operiamo e questo ha allargato di molto la fiducia nel nostro operato, sono aumentate le telefonate da parte degli anziani e delle loro famiglie e adesso siamo sempre più un punto di riferimento per offrire una reale forma di sostegno.
Dal mese di febbraio stiamo fornendo un aiuto concreto nella campagna vaccinale per gli anziani, prenotando gli appuntamenti per il vaccino e fornendo accompagnamento. È un aiuto che si sta rivelando vitale per loro e le famiglie.
Vorrei fare anche un riferimento all’ultimo Natale, un Natale particolare per tutti i disagi e le limitazioni che ha comportato il Covid-19. Generalmente in tutte le città organizziamo feste e pranzi di Natale, quest’anno invece è stato caratterizzato dal fatto che abbiamo portato il pranzo caldo agli anziani soli. E abbiamo distribuito anche le mascherine con il vostro logo, è stato un regalo molto apprezzato.
Un altro aspetto importante è che abbiamo avviato il sostegno abitativo per gli anziani in difficoltà. Si tratta di esperienze di co-housing (convivenza nella stessa abitazione) per aiutare gli anziani nel percorso di uscita dagli istituti come le RSA e le case di riposo, visto che il dramma della pandemia ha colpito in modo particolare gli anziani ricoverati in queste strutture.
Una delle battaglie che la Comunità di Sant’Egidio sta portando avanti è la proposta di un’alternativa al ricovero in istituto, ad oggi unica risposta offerta dal pubblico ai casi di disagio abitativo degli anziani.
L’alternativa che abbiamo individuato è proprio la creazione di nuclei di convivenza. Da tempo stiamo dando vita a delle piccole case famiglia dove 2-4 anziani dividono spese di casa, assistenza, colf, ecc..
Pensare che esiste un’alternativa e un progetto concreto apre a nuove possibilità per il futuro e offre un’idea di società diversa.

Il sostegno agli anziani va a creare una rete positiva che coinvolge non solo anziani, famiglie e operatori ma anche altre realtà della comunità. Possiamo approfondire questo aspetto?

Per rispondere alle necessità degli anziani con disagi economici o legati alla malattia, abbiamo implementato la distribuzione dei pasti a domicilio. Per fare questo abbiamo creato una rete di sostegno coinvolgendo i ristoratori che, nonostante la difficoltà che sta investendo il settore, si mantengono attivi. Anche gli alimentari e le macellerie partecipano a questa rete di sostegno.
Un’altra figura importante nel sostegno agli anziani è quella delle badanti, che a partire dal lockdown di marzo 2020 sono rimaste spesso chiuse dentro casa con gli anziani. Abbiamo allora creato un appuntamento settimanale online dedicato a loro, una specie di piazza virtuale in cui possono parlare tra loro e sostenersi. Sono riunioni divertentissime!
Inoltre, in questa rete di sostegno coinvolgiamo gli anziani più giovani, che dedicano il tempo libero ad aiutare quelli più in difficoltà e si rendono utili verso chi è più fragile.
Così il sostegno agli anziani sta generando nella comunità un effetto virtuoso a catena.

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In prima persona

Creare reti per il bene dei più deboli

«Si può fare qualcosa di importante e positivo anche durante la pandemia»: questa è la consapevolezza che Massimiliano Umani, operatore della Comunità di Sant’Egidio, ha consolidato lavorando al progetto

Quando hai cominciato a lavorare come operatore?

Ho iniziato come operatore durante la pandemia. Entrando nel programma ho visto che nonostante l’emergenza c’era una struttura pronta a rispondere alle esigenze degli anziani e si poteva fare qualcosa di importante e positivo.
È stato toccante vedere come tante persone sole – che nella pandemia erano ancora più escluse – trovavano in noi degli aiuti e delle risposte. Ho cominciato a portare pacchi alimentari a sostegno degli anziani più fragili.
Nei condomini c’era tanta gente che stava ferma, in particolare giovani universitari che non potevano frequentare in quel periodo, o altri giovani in cassa integrazione. Li abbiamo quindi coinvolti chiedendo loro una mano, sempre rispettando le norme anti Covid. Portare gli alimenti significa anche fare una visita agli anziani: pur rimanendo sul pianerottolo, a distanza, non più di cinque minuti, è comunque importante.
Un’esperienza che porto nel cuore è quella fatta a Natale. Grazie al contributo dell’IBISG sono stati raggiunti tantissimi anziani. Solo a Testaccio più di cento persone hanno ricevuto sostegno alimentare e il pranzo caldo. I volti delle persone che lo hanno ricevuto erano quelli commossi di chi non attendeva nessuno e ha ricevuto una visita inaspettata. Per tanti di loro è stato il momento più bello del Natale. Il 31 dicembre siamo tornati con la stessa modalità, con l’obiettivo di non dimenticare nessuno e di raggiungere tutti, in particolare chi è più fragile.
Questi aiuti sinceri creano dei circoli virtuosi che portano a tante altre cose. Alcune storie sono difficili, ci sono anziani che la vita ha reso arrabbiati. Questo nostro stargli vicino ha cambiato il loro approccio. Fidarsi di qualcuno che ti vuole bene porta ad alleviare la propria rabbia.
Tutto questo è un grande insegnamento: non mi fa arrendere al pensiero che “non si può far niente” e mi insegna che il segreto è creare reti finalizzate al bene dei più deboli.

C’è una storia di una persona anziana che vorresti condividere?

Ho diverse immagini in mente, sono storie molto belle. In particolare vorrei raccontare l’incontro con un anziano di 99 anni che vive a Testaccio e che era isolato da tantissimi anni. Lo abbiamo raggiunto dopo vari tentativi. La moglie è morta nel 2015, non ha figli. Sono andato a visitarlo e così ho conosciuto una situazione di grande esclusione e abbandono, una casa trascurata e una storia ricca e interessante ma dimenticata da tutti. Da lì abbiamo cominciato a ragionare su come occuparci di alcune questioni, mi ha detto che potevamo provare a sentire suo nipote… che ha 86 anni! Abbiamo cominciato a portargli i pasti a domicilio, perché mangiava solo cibo in scatola. È stata costruita una sinergia coi ristoratori. E così ha cominciato a mangiare gli gnocchi al sugo, ha riscoperto i sapori della vita… Fino a che non ha deciso di trovare una badante, sostenuto dalla nostra rete.
È migliorata la cura della casa e della sua persona, ha cominciato a cucinare e adesso ci chiama tutti i giorni e non finisce mai di ringraziarci.

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Testimonianza

Non mi sono sentita sola

Giovanna ci racconta come ha potuto affrontare l’isolamento causato dalla pandemia e, dedicandosi a sostenere gli anziani più in difficoltà, si è sentita di nuovo utile

Ho ottantadue anni e vivo a Trastevere, da tanti anni sono aiutata e io stessa partecipo al programma “Viva gli anziani”.
A un certo punto della mia vita, dopo la pensione, mi sono trovata con tanto tempo a disposizione.
Che fare? Quando avevo le giornate programmate con gli appuntamenti lavorativi, tutto scorreva velocemente, ma quando ho finito mi sono trovata un po’ disorientata, senza sapere come impiegare il tanto tempo libero.
Ecco che nella mia vita è arrivata una buona notizia: ho conosciuto questo programma e finalmente ho potuto utilizzare il tempo libero per aiutare e sostenere le persone più anziane, che erano in difficoltà. Mi sono sentita di nuovo utile e responsabile di qualcosa di importante: limitare l’isolamento dei più deboli, io che ho rischiato di rimanere sola e in disparte.
Svegliarsi e sapere che hai degli impegni utili per gli altri ti aiuta ad affrontare la giornata al meglio!
Sono entusiasta perché attraverso le telefonate posso parlare, ascoltare, fare compagnia a chi ha la mia stessa età ed è solo.
Con la pandemia tutti abbiamo sofferto per l’isolamento. Noi anziani, in particolare, ci siamo isolati ancora di più per la paura del contagio, la difficoltà a fare la spesa, comprare le medicine…
Ascoltando la televisione, le notizie negative non fanno pensare a nulla di positivo, è difficile immaginare soluzioni e come poter reagire.
Tutto si è trasformato e si vive come se fossimo sospesi.
Il Programma è stato un punto di riferimento in questi ultimi mesi perché non mi sono mai sentita sola: ho potuto continuare a sentirmi utile facendo da casa telefonate di compagnia, ho avuto dei giovani che mi hanno fatto la spesa, comprato le medicine e le mascherine.
Quando sono stata male per una malattia insorta all’improvviso sono stata aiutata a curarmi.
Non mi sento prigioniera di pensieri negativi sul presente e sul futuro, e ho la certezza di non essere sola, di avere delle persone accanto che possono sostenermi e insieme a loro reagire in questo periodo tanto difficile.
Sento la vicinanza di tanti che si preoccupano per me e io stessa sono attenta alla vita di chi è più solo.
Insomma, una famiglia che cresce nel momento delle difficoltà.
Gli operatori del programma mi hanno aiutato a non sentirmi sola, ad affrontare con coraggio questo tempo così particolare e a proteggermi dandomi tutte le indicazioni necessarie per evitare il Covid.
Da sola non sarei riuscita a trovare la forza di superare le difficoltà della pandemia. Questo progetto mi ha donato tanto nel momento più difficile.

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