Progetto Scena Unita 8×1000 in NR 741

 

Intervista a Roberto Vignola, Deputy General Manager di Fondazione Cesvi, organizzazione umanitaria laica e indipendente che dal 1985 opera in tutto il mondo per supportare le popolazioni più vulnerabili nella promozione dei diritti umani e nel raggiungimento delle loro aspirazioni, per uno sviluppo sostenibile. Scena Unita è un progetto sostenuto con i fondi 8×1000 ricevuti dall’IBISG nel 2020

Com’è nato il progetto Scena Unita, realizzato da Cesvi insieme a Music Innovation Hub e a La Musica che Gira? Quali sono i suoi obiettivi?

Scena Unita nasce nel novembre 2020 dall’iniziativa di alcuni artisti del mondo della musica che in quel periodo stavano vivendo una situazione di chiusura di tutte le attività determinata dalla pandemia. Come Cesvi avevamo già un’esperienza importante nella gestione di fondi di “recovery” e di “welfare di prossimità” (sostegno a favore di persone e categorie svantaggiate), avviata nel territorio bergamasco agli inizi dell’emergenza pandemica e riguardante un progetto per la ripartenza e il sostegno di micro imprese cittadine.
Siamo stati quindi coinvolti da alcuni artisti che ci hanno proposto di portare avanti un progetto che portasse beneficio a tutte le maestranze del mondo della musica e dello spettacolo colpite dalla crisi.
Naturalmente abbiamo accolto molto positivamente questa sfida. Ci ha confortato il fatto di aver già maturato nel corso degli ultimi vent’anni un’esperienza consolidata nella capacità di individuare dei beneficiari per far arrivare un aiuto rendicontabile, rintracciabile e soprattutto d’impatto (Grant comunitari).
Ci siamo subito messi al lavoro avviando la collaborazione con “Music Innovation Hub”, un’impresa sociale che si occupa di progetti di sviluppo per l’indotto musicale, e con “La Musica che Gira”, che all’epoca era un comitato e che ora si è costituito come associazione riconosciuta con volontari provenienti dal mondo dello spettacolo e della musica.
Realizzare tutto questo è stata un’esperienza molto importante. Abbiamo iniziato a interloquire con queste realtà e abbiamo individuato subito due ambiti di intervento.
1. Il primo consisteva in un aiuto di emergenza rapido e veloce che raggiungesse i lavoratori e le lavoratrici dell’indotto della musica e dello spettacolo come fonici, tecnici delle luci, del palco… tutta una serie di categorie che non potevano lavorare in quel momento. Dovendo gestire fondi non illimitati con un ammontare globale di 4 milioni e 400 mila euro abbiamo fatto un ranking con una serie di punteggi che andassero a individuare le fasce più vulnerabili per dare loro priorità. Il progetto è partito a novembre 2020 e già a dicembre i fondi erano stati distribuiti.
2. La seconda fase del progetto, che ha visto i fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai direttamente coinvolti, è stata quella del rilancio delle iniziative del settore dello spettacolo e della cultura attraverso il sostegno a progetti creati proprio per impattare positivamente sulla ripresa in un momento in cui le attività, con l’approssimarsi della primavera 2021, potevano ripartire.

Potresti raccontarci più nel dettaglio quali sono queste iniziative e le loro finalità?

Il bando che abbiamo elaborato per impiegare i fondi ricevuti anche grazie al sostegno dell’IBISG – che ammonta a un quinto del valore totale messo a disposizione – riguarda progetti, nuove idee, investimenti che raggiungano enti, cooperative e organizzazioni no profit operanti nel mondo della musica.
I primi ambiti di intervento che abbiamo individuato sono stati il consolidamento di alcune iniziative già avviate, l’adeguamento della realtà cambiata dall’emergenza pandemica, la riorganizzazione e l’elemento dell’innovazione, ovvero cercare di essere il più innovativi possibili per accompagnare questo percorso di ripresa.
L’aiuto si è poi concretizzato nel sostegno di circa 111 progetti nell’ambito dello spettacolo, in particolar modo di eventi e rassegne/festival in ambito musicale ma anche multidisciplinare: eventi sulla gastronomia, eventi rivolti ai bambini e alle bambine, attività artistiche, progetti di alcune radio, progetti nel mondo della danza e tanti nel settore del teatro. Ad essi abbiamo fornito un contributo a fondo perduto iniziale, grazie al quale gli effetti positivi e il valore generato dai progetti sono stati moltiplicati mediamente per quattro.
Un risultato particolarmente utile soprattutto in un momento di grande incertezza.
Se non ci fosse stata l’opportunità di beneficiare di questi finanziamenti, tante di queste attività non sarebbero partite. In questo modo invece non solo è stato possibile realizzarle, ma sono proseguite fino a qualche settimana fa con un enorme successo anche in termini di pubblico, con circa 160.000 spettatrici e spettatori coinvolti.
La visione sistemica di Scena Unita di accompagnare queste realtà verso lo sviluppo e non il semplice assistenzialismo è stata, a mio avviso, la chiave vincente.

Il settore artistico-culturale coinvolge una filiera molto ampia e numerosi sono i lavoratori e le lavoratrici impegnati in questo settore. Potete fare degli esempi dell’impatto che ha avuto la pandemia sulle attività artistico-culturali?

Il mondo dello spettacolo, quindi la musica, il teatro, la radio ecc… è un settore che vede coinvolti delle lavoratrici e dei lavoratori che sono privi di tutele in Italia, quindi strutturalmente vede una precarietà diffusa.
Non avendo nessuna rete di protezione, il momento del lockdown ha pesantemente colpito queste fasce generando anche nuove povertà. Parliamo di persone che avevano un buon stile di vita ma che si sono ritrovate da un momento all’altro senza una fonte di reddito.
Da questo punto di vista abbiamo cercato di intervenire su un ampio spettro di attività culturali. Questo è servito molto anche per far arrivare alle istituzioni il tema molto dibattuto dall’opinione pubblica sulla scarsità di aiuti per questo settore.
Credo che questo progetto, con la sua capacità di intervento rapido, abbia agito positivamente affinché queste persone rimanessero nel settore, evitando così la perdita di tanti professionisti e di knowhow altamente specializzato. Ricevere attestazioni di stima da parte di coloro che hanno beneficiato di questo intervento è stata una delle soddisfazioni più grandi.

Nel progetto Scena Unita avete dichiarato di voler supportare l’innovazione e il miglioramento delle modalità di lavoro all’interno del mondo dello spettacolo. Pensate di esserci riusciti?

Il tema dell’innovazione è stato uno degli elementi più sfidanti sui quali ci siamo concentrati. In un intervento di recovery emergenziale è molto complicato inserire il tema del perché nell’emergenza l’obiettivo su cui si tende a concentrarsi è salvare dei posti di lavoro.
Tuttavia, abbiamo prodotto una serie di idee e standard minimi che sono stati richiesti per la realizzazione di queste iniziative. Faccio un esempio.
Oltre a vivere l’evento globale della pandemia stiamo anche vivendo un altro evento globale potenzialmente catastrofico, che è quello del cambiamento climatico.
Uno degli elementi valutati per assegnare un contributo a un progetto è stato quello dell’innovazione per assicurare un alto livello di sostenibilità ambientale, tra cui la totale assenza di plastica.
La valutazione dei processi di smaltimento è stata seguita dai nostri esperti in ambito di sostenibilità ed è stata molto apprezzata dagli organizzatori perché in passato non avevano mai avuto il tempo e la lungimiranza di soffermarsi su questo elemento.

Che feedback avete avuto da parte degli artisti che hanno beneficiato dei fondi?

Durante un festival realizzato a Milano ho avuto modo di interfacciarmi con alcuni artisti piuttosto noti che a causa della pandemia hanno dovuto affrontare grandi difficoltà. Tra di loro c’era il componente di un gruppo milanese molto conosciuto sui social che mi ha detto: «Vi ringrazio perché nonostante io sia un artista conosciuto, è da un anno che non riesco a esibirmi». Molti di loro, soprattutto i meno noti, hanno vissuto una situazione di totale smarrimento, spesso pensando che la loro carriera fosse finita, che il sogno terminasse lì. Ridare la possibilità a questi professionisti e professioniste di esibirsi ha riacceso in loro il fuoco della passione per l’arte e la cultura.
Ci sono tante testimonianze di progetti e iniziative anche decennali che ci hanno detto: «Se non fosse stato per voi quest’anno non ce l’avremmo fatta a realizzare gli eventi».
È importante dare coraggio non solo con i soldi ma con le competenze, con la messa a fattore comune.
Quando le persone sono in difficoltà tendono a isolarsi, a credere di essere gli unici a vivere quella situazione. Mostrarsi invece come una “scena unita”, come coloro che vanno in scena condividendo una situazione di difficoltà, ha creato un grande senso di identità, di appartenenza e di nuovo slancio.

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FestiValle 2021

Uno dei progetti nell’ambito di Scena Unita realizzato dall’Associazione culturale “Casa del musical” di Agrigento

Giunto alla sua quinta edizione, FestiValle è un festival esperienziale internazionale di musica e di arti digitali che si è svolto dal 5 all’8 agosto 2021 nella Valle dei Templi di Agrigento, patrimonio UNESCO, con l’intento di valorizzare il patrimonio artistico e culturale attraverso performance musicali non convenzionali, seminari, rivisitazioni storiche e visite guidate esperienziali. Socio di I-Jazz, la rete che racchiude i migliori festival musicali italiani, è socio fondatore della rete dei festival esperienziali siciliani Sicilia Festivals.
«Grazie a Scena Unita, in un momento così difficile siamo riusciti a realizzare non solo le attività previste ma anche a consolidare il progetto sia dal punto di vista artistico che tecnologico in termini di sostenibilità – ci spiega Fausto Savatteri, fondatore e Direttore artistico di FestiValle – Sono state realizzate infatti installazioni in legno riciclato, arti digitali e LED mapping».

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Cinema di ringhiera 2021

Uno dei progetti nell’ambito di Scena Unita realizzato dall’Associazione Nuovo Armenia di Milano

Cinema di Ringhiera è una rassegna cinematografica itinerante che si svolge a giugno e luglio nei cortili delle case di ringhiera di Milano.
Sei sono gli incontri durante i quali vengono proposte narrazioni, dibattiti e film in lingua originale sottotitolati in italiano, scelti da una giuria artistica popolare composta da abitanti con diverse provenienze, lingue e culture che si incontrano una volta a settimana da gennaio a maggio per discutere dei temi da portare all’attenzione del pubblico.
«Per noi questo è un progetto importante a cui teniamo molto, uno dei primi che abbiamo messo in atto dal 2016, il cui obiettivo è accendere i fari sulle comunità straniere che vivono a Milano» afferma Alessia Bellarosa dell’Associazione Nuovo Armenia.
«Ciò che continua ad avere successo è il coinvolgimento diretto delle persone, anche nella scelta dei film: le persone che abitano il quartiere diventano direttori o direttrici artistici di un festival. Sono sempre loro, inoltre, a presentare i film durante le serate. È sempre molto toccante vedere come anche le persone più restie ci ringraziano contente dell’esperienza».

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Orte music festival 2021

Uno dei progetti nell’ambito di Scena Unita realizzato dall’Ente Ottava Medievale di Orte (Viterbo)

Il Progetto Orte Music Festival, realizzato dal 27 agosto al 12 settembre, nasce con l’intento di coniugare due manifestazioni caratteristiche dell’estate nella Tuscia. Manifestazioni che promuovono cultura e musica come mezzo di integrazione, conoscenza reciproca e solidarietà, e che sono divenute una delle realtà di spettacolo più conosciute anche fuori dall’ambito della Provincia di Viterbo. Piazze, angoli del centro storico, parchi e giardini si animano di musica e si intrecciano con gli eventi dell’Ente Ottava Medievale, spettacoli dal vivo di una delle rievocazioni storiche più importanti del Centro Italia, giunta alla 50esima edizione.
Angelo Ciocchetti, ideatore del festival, ci racconta: «L’obiettivo di Orte Music Festival è di rendere gli eventi sempre più accessibili a persone di ogni età, nazionalità o cultura, senza nessun tipo di esclusione. Attraverso la musica siamo convinti che generazioni di diverse nazionalità e culture possano stare a contatto tra di loro sotto il comune denominatore della musica. Grazie al bando di Scena Unita per la prima volta dopo dieci anni siamo riusciti a mettere insieme una festa medievale di rievocazione storica e degli spettacoli di musica dal vivo ad alto contenuto di qualità. È stata un’esperienza incredibile!».

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