Leggi l’articolo sul progetto 8×1000 con Save The Children in NR705

Uno dei progetti finanziati dall’8×1000 dell’IBISG è volto a potenziare il programma di Save The Children “Riscriviamo il Futuro”.
Viene attuato in 13 Punti Luce, degli spazi ad alta densità educativa situati nelle periferie maggiormente svantaggiate di 12 città che coprono 11 regioni italiane: Brindisi, Catania, Genova, L’Aquila, Milano, Napoli, Palermo, Potenza, Prato, Roma, Torino, Udine.
L’obiettivo è garantire la presa in carico di 720 bambini e ragazzi in condizioni di vulnerabilità e a rischio di esclusione sociale, intercettando il bisogno specifico di ognuno di loro e rispondendo allo stesso in maniera puntuale, generando un meccanismo virtuoso.
Accompagnare i bambini, le bambine e gli adolescenti nell’acquisizione di fiducia nelle proprie capacità, è indispensabile per poter immaginare e costruire liberamente il loro futuro, oltre la trappola intergenerazionale della povertà.

Di seguito un’intervista alla responsabile dell’Unità povertà educativa di Save The Children, Melissa Bodo, e un contributo delle operatrici del Punto Luce di Potenza.

In cosa consiste il progetto finanziato con i fondi 8×1000 dell’IBISG nell’ambito della campagna Covid?

Il progetto sostenuto con i fondi 8×1000 rafforza l’intervento dedicato alle “doti educative”, ossia ai percorsi educativi individuali per bambini, bambine, ragazzi e ragazze a rischio di esclusione sociale, che vivono in contesti deprivati e privi di opportunità, che si trovano in una condizione di vulnerabilità. Con il progetto si vuole favorire lo sviluppo delle competenze, il fiorire dei talenti evitando che la crisi prodotta dall’emergenza Covid-19, dalla prolungata chiusura delle scuole e dall’aumentare della povertà, possa determinare un processo di esclusione sociale colpendo la loro possibilità di sperimentare e seguire le proprie passioni.

Qual è il cuore della “dote educativa” e cosa succede concretamente?

Le ”doti educative“ sono state ideate e sviluppate all’interno del programma “Illuminiamo il Futuro” e rappresentano uno degli assi di intervento per il contrasto alla povertà educativa insieme ai Punti Luce, che sono spazi ad alta densità educativa che sorgono nelle zone più svantaggiate delle città per offrire opportunità formative ed educative a bambini e ragazzi tra i 6 e i 17 anni.
Le “doti educative” sono uno strumento messo in campo per lavorare sull’empowerment di bambini e ragazzi in particolari condizioni di vulnerabilità sociale (in comprovata fragilità socio-economica). Per lavorare sull’empowerment è importante per noi comprendere i desideri, le passioni dei bambini e ragazzi e per questo è necessario il rafforzamento della consapevolezza della famiglia, della scuola, dei servizi sociali…
Concretamente viene costruito un percorso, ci si impegna attraverso la stipula di un “patto educativo” che è uno strumento simbolico molto importante. Vengono chiariti gli impegni che ciascun soggetto si prende nei confronti della “dote educativa”.

Puoi raccontarci una storia in particolare?

Alessia è una bambina di dodici anni che vive in una condizione di emergenza abitativa, cinque persone vivono in 40 mq. A scuola dimostra difficoltà a seguire le lezioni e a mantenere un comportamento adeguato. La scuola ha segnalato ad Alessia e alla sua famiglia il Punto Luce perché nota un peggioramento del suo stato emotivo durante la pandemia, tanto che all’improvviso ha delle crisi di ansia. La responsabile delle “doti educative” cerca di capire con l’insegnante quali sono le materie in cui è brava, e l’accoglie nel Punto Luce inserendola nell’attività di accompagnamento allo studio e proponendole vari laboratori. Ci si è resi conto che ha una predisposizione per la musica, riesce a stare a ritmo, non si distrae: le sarebbe sempre piaciuto suonare la chitarra ma non l’ha mai potuto fare. La mamma racconta che il marito ha perso il lavoro e la tensione in casa è molto elevata.
Si mettono insieme i pezzi, si cerca di capire come poter dare supporti ulteriori alla famiglia, ma nel frattempo si inserisce Alessia in un corso di chitarra. Nel “patto educativo” le viene chiesto di impegnarsi a frequentare il corso, di tenere con cura la chitarra affidatale, di impegnarsi a stare attenta in classe, di fare i compiti al Punto Luce due volte a settimana. Alla mamma si chiede di incontrarsi una volta ogni tre mesi per fare il punto e di accompagnare Alessia alle lezioni di chitarra…
E noi come Punto Luce ci impegniamo a sostenere Alessia, incoraggiarla nel suo percorso.
In questo caso entra nel patto anche la docente di riferimento, che si prende l’impegno di sostenerla nelle materie o nella relazione coi compagni.
Alessia ora sta molto meglio, continua a frequentare il suo corso di chitarra e il Punto Luce.
L’insegnante di riferimento riferisce che partecipa alle lezioni e si collega regolarmente anche in DAD.

A livello territoriale, il progetto coinvolge anche altri attori della rete di sostegno di bambini e adolescenti?

In tutti i suoi interventi, Save The Children adotta un approccio volto alla valorizzazione delle realtà territoriali e alla costruzione della comunità educante attraverso l’attivazione di reti di responsabilità territoriale eterogenee, coinvolgendo istituzioni, associazioni, comitati e reti locali.
In virtù di questa modalità di lavoro, lo stesso Programma sotto cui sono inseriti i Punti Luce si avvale di partner territoriali con cui, dal 2014, sono stati co-progettati e vengono realizzati gli interventi educativi.
Attualmente i Punti Luce sono 26 e sorgono nei quartieri e nelle periferie maggiormente svantaggiate delle città.
I fondi dell’8×1000 ricevuti dall’IBISG ci hanno dato la possibilità di coinvolgere 13 Punti luce in 11 regioni e migliorare questo meccanismo proprio in un momento in cui stavamo cercando di rispondere all’emergenza, anche educativa, causata dalla pandemia… abbiamo potuto quindi fornire anche beni materiali a bambini e ragazzi in difficoltà (libri, tablet per la didattica a distanza, corsi ecc…).
Attraverso le “doti” creiamo comunità coinvolgendo attori privati (la cartoleria, il negozio di musica, una società sportiva…). Questi fornitori vengono sempre coinvolti nell’idea di sostenere i bambini in condizioni di difficoltà. Spesso effettuano non solo sconti importanti ma prendono in carico il minore fornendo un’annualità gratuita (successiva alla dote) o impegnandosi a mantenere uno sconto importante rispetto al prezzo di base. Questo è uno strumento per costruire una comunità che si dedica all’infanzia e all’adolescenza in modo consapevole. Sono semi che germogliano in sinfonia.
Inoltre, grazie a questi fondi abbiamo potuto dare il via a una nuova sperimentazione: le doti di comunità.

Come funzionano le doti di comunità?

Con la “dote di comunità”, grazie ai fondi 8×1000 dell’IBISG abbiamo lanciato il cuore oltre l’ostacolo. Noi volevamo provare a portare fuori questa metodologia lavorando insieme ad altre realtà, svincolando la “dote” dai Punti Luce.
Con il Covid i numeri in entrata nei centri educativi sono molto ridotti, la parte online non è sufficiente. I tempi comunque erano maturi per esternalizzare questo strumento quindi abbiamo scelto 5 territori che avevano una rete già molto forte con cui fare questo esperimento.
Abbiamo costruito insieme ai partner una metodologia per attivare le “doti” coinvolgendo attori esterni.
In quel caso entrano nel circuito bambini che frequentano magari un altro centro educativo ma non avrebbero mai potuto fare un percorso individuale forte che, in questo momento, è ancora più importante, soprattutto per gli adolescenti e i pre-adolescenti che, dati alla mano, hanno subito di più l’isolamento causato dal Covid.
L’innovazione è stata quella di ampliare il nostro raggio di azione andando a integrarci ancora di più nella comunità in cui stiamo già lavorando. Entrano in campo vari attori, anche l’ente pubblico. È un’opportunità straordinaria che senza il sostegno dei fondi 8×1000 dell’IBISG non avremmo potuto sperimentare in questo momento.

Qual è la tua esperienza rispetto a questo progetto?

Su questo progetto ho un punto di vista anche molto operativo perché il mio percorso nasce lì, ho iniziato a lavorare con Save The Children proprio sulle “doti educative”, come supporto al programma e come educatrice all’interno di un Punto Luce e poi come responsabile nazionale.
Dal mio punto di vista, e anche dal punto di vista di una valutazione esterna condotta in collaborazione con l’Università La Sapienza, la “dote” è uno strumento veramente importante. Negli anni ho potuto vedere il cambiamento nei bambini e ragazzi che seguivo come educatrice, che avevano ricevuto la “dote”.
Ad esempio, una ragazza che ora ha quindici anni, quando l’ho conosciuta non parlava e faceva fatica a socializzare coi compagni per probabili episodi di razzismo. Mi ricordo che quando facevamo i laboratori in cui chiedevo cosa vorreste fare, lei non aveva sogni da condividere. L’ho rivista qualche mese fa durante la visita del direttore di una fondazione che veniva a vedere il Punto Luce e questa ragazza ha fatto da accompagnatrice illustrando le varie attività: era padrona di sé nell’esprimere la propria opinione, rispetto a cosa doveva cambiare, con una capacità di analisi critica elevata. Ha detto che vorrebbe fare il medico. Questa ragazza è stata supportata con una “dote” per tre anni, abbiamo fatto vari interventi.
Lei e altre storie mi permettono di vedere chiaramente quali sono i cambiamenti che si attivano con le “doti”. I bambini cambiano la percezione che hanno di sé perché vedono che ci sono cose in cui sono bravi, anche molto in alcuni casi. Riescono ad acquistare fiducia in loro stessi ma anche negli altri perché ricevono un aiuto concreto per sviluppare loro stessi.

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In prima persona

Un’esperienza concreta a Potenza

Maria Teresa Tucci e Marisa Macellaro lavorano in una cooperativa che gestisce i Punti Luce di Save The Children de L’Aquila e di Potenza. Ci raccontano di come le “doti di comunità” stanno portando un valore aggiunto, condividendo la bella esperienza di Lina e della sua famiglia

Siamo una piccola cooperativa (AppStart), e gestiamo i Punti Luce de L’Aquila e di Potenza.
Il Punto Luce è aperto dal 2016, nel primo anno abbiamo lavorato soprattutto sui servizi ai minori e dal secondo sulle “doti educative”.
A oggi abbiamo realizzato 100 “doti” con circa 85 beneficiari.
Dopo la pandemia c’è stato un aumento di richieste e bisogni. Durante il 2020, un anno particolare, grazie a questi progetti attivati abbiamo potuto assistere i ragazzi nella didattica a distanza (tablet, ecc..).
Con la “dote di comunità” abbiamo fatto un salto in avanti. Come cooperativa nel Punto Luce abbiamo anche una “porta sociale”.
Abbiamo relazioni buone con le istituzioni locali, con l’assessorato alle politiche sociali, e abbiamo aperto anche a interventi con gli adulti, soprattutto la mattina. Questo ha creato una rete solida con altri enti del settore, un progetto di co-progettazione che ci ha fatto conoscere meglio altre realtà del territorio.
Le “doti di comunità” ci danno la possibilità di raggiungere beneficiari che non frequentano le attività del Punto Luce.
Abbiamo lavorato alla divulgazione di questo progetto coinvolgendo 20 associazioni del terzo settore. L’assessorato sta lavorando insieme a noi su questo. Quindi raggiungiamo beneficiari che non frequentano il centro, ma che possiamo sostenere grazie al rapporto con altri enti.

Vogliamo raccontarvi di una “dote” in particolare che abbiamo attivato che ha a che fare col diritto allo studio.
Lina in terza superiore era sprovvista dei libri scolastici. La segnalazione del suo caso è arrivata dai servizi sociali di Potenza.
La ragazza a causa di problemi di integrazione voleva abbandonare gli studi (terza liceo).
La “dote” ha portato un cambiamento nella famiglia che ha voluto conoscere chi aveva supportato la figlia nell’acquisto dei libri.
Grazie al lavoro di rete abbiamo potuto dare indicazioni alla famiglia sulle associazioni che si occupano di sostegno segnalando dei piccoli aiuti (il padre infatti aveva perso il lavoro due anni prima). Questa “dote” ha portato un contributo all’intero nucleo familiare.
Dopo quindici giorni ci è arrivata un’ulteriore segnalazione e abbiamo scoperto essere dello stesso nucleo familiare (il fratello aveva bisogno di un device per la DAD): la segnalazione è arrivata non dai servizi sociali ma da un’altra associazione.
Ciò dimostra che il lavoro della rete si sta infittendo… Spesso le situazioni di bisogno non sono sempre evidenti, non si dichiarano.
Chi è veramente nel bisogno ha spesso timore di chiedere e di manifestare questa condizione. La capillarità della rete riesce a farli emergere. Il programma dei Punti Luce di Save The Children è meraviglioso e in particolare quello delle “doti educative e di comunità” è un punto di forza incredibile. Si arriva alla singola persona.
Lina alla fine non ha abbandonato la scuola. Questi risultati ci danno la forza di andare avanti e superare ogni difficoltà.

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